Cuba sta affrontando in queste settimane una aggressione senza precedenti: come se non bastassero sessantacinque anni di blocco economico, commerciale e finanziario il Presidente USA ha emesso un ordine esecutivo che dichiara Cuba una “minaccia insolita e straordinaria” per la sicurezza degli Stati Uniti, sul quale poi fare leva per imporre severe sanzioni (dazi) a tutti i paesi che si azzardano a inviare petrolio all’Isola.
Si tratta di una misura volta a bloccare completamente l'economia cubana, affamando il popolo e rendendo impossibile qualsiasi attività economica, qualsiasi forma di assistenza o servizio alle persone.
Una misura grottesca per la nazione che possiede le armi più sofisticate, che dispone di migliaia di missili armati con testate nucleari, distribuiti in centinaia di basi militari dispiegate in tutto il mondo.
Con questa misura, un presidente che si trova in evidenti difficoltà nel proprio Paese cerca di distogliere l'attenzione dai grandi mali della società statunitense (l'evidente inefficacia delle misure economiche, le crescenti disuguaglianze sociali, l'azione violenta, razzista e discriminatoria della milizia anti-immigrati).
Se Cuba costituisce una minaccia, questa è di natura morale, con la sua indipendenza e l'esempio che rappresenta per tutti i popoli del mondo.
Cuba fa paura a chi persegue una società chiusa, che per difendere i privilegi di pochi ricchi non esita a praticare la discriminazione e il razzismo, perché le sue innumerevoli azioni di solidarietà, di cui hanno beneficiato paesi e popoli di tutti i continenti, dimostrano un'etica molto superiore a quella di chi governa gli Stati Uniti.
Per questo motivo, la brutale minaccia messa in atto da Trump ha suscitato una condanna generalizzata che ha coinvolto anche soggetti con posizioni diverse da quelle del governo cubano, come ad esempio la ferma posizione della Chiesa cubana e le preoccupazioni espresse dallo stesso Papa Leone XIV.
Nei mesi in cui il Covid ha fatto strage, Cuba ci è stata vicina, inviando due brigate sanitarie che hanno lavorato a Crema e Torino; oggi, di fronte alle misure genocidarie e neocoloniali del governo statunitense, ha bisogno del nostro sostegno solidale.
Per questo facciamo appello alle forze sociali, politiche e sindacali che hanno a cuore i principi della democrazia e della autodeterminazione dei popoli per organizzare una manifestazione nazionale contro un blocco economico sempre più brutale che vuole rendere impossibile la vita a 10 milioni di persone per cercare di distruggere un’esperienza che ancora oggi costituisce un esempio ed una speranza per molti popoli.
Marco Papacci - Presidente Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Loredana Macchietti Minà - Presidente Fondazione Gianni Minà
Angelo D’Orsi - Storico (Università di Torino) e giornalista
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