Dal 14 settembre ‘D’istruzione pubblica’ finalmente in streaming su openDDB

Il documentario che ha riacceso il dibattito sulla scuola pubblica è uscito in streaming il 14 settembre su openddb.it in occasione dell’inizio dell’anno scolastico 2026-27.

Continua anche il tour in tutta Italia, durato più di sei mesi con proiezioni in più di 120 località in 18 regioni.

D’istruzione pubblica, di Federico Greco e Mirko Melchiorre (già autori di PIIGS e C’era una volta in Italia – Giacarta sta arrivando), è l'unico film che ha avuto il coraggio di denunciare senza censure le ragioni della morte della cultura, del passaggio delle conoscenze e della scuola pubblica, la privatizzazione del pensiero e l'aziendalizzazione dell'istruzione.

Ma a dire che i nostri ragazzi sono sempre più ignoranti, che gli schermi digitali e l'IA li rendono zombie, sono capaci tutti (anche perché a dirlo è anche la commissione europea, quella stessa che attraverso il cavallo di Troia del PNRR ha inondato di tecnologia digitale le nostre scuole per arricchire le Big Tech e creare domanda di tecnologia drogando il mercato). Quello che nessuno ha mai avuto il coraggio di dire, e che il film urla, è: di chi è la colpa politica? Ma della sedicente sinistra progressista occidentale, ovviamente. Che per 30 anni è andata a braccetto su questi temi con la destra.

Il film, purtroppo per la scuola, continua a essere di grande attualità. Negli ultimi giorni infatti sono uscite due notizie gravissime che riguardano il mondo dell’istruzione pubblica.

Da una parte ci sono i risultati appena pubblicati del Programme for International Student Assessment (PISA) 2025 dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE): il rendimento degli studenti nei paesi industrializzati è crollato alla media più bassa mai registrata. Dal 2015, i punteggi nella lettura nei paesi OCSE sono scesi di 28 punti — l'equivalente di circa un anno e mezzo di apprendimento. Sebbene anche i punteggi in matematica abbiano registrato un calo sostanziale di 22 punti nello stesso periodo, gli educatori sono sempre più preoccupati per la lettura, che costituisce il pilastro fondamentale per qualsiasi progresso accademico. Gli esperti attribuiscono questa costante parabola discendente non soltanto alle interruzioni legate alla pandemia, ma a problemi strutturali, tra cui il forte aumento del tempo trascorso davanti allo schermo, la diminuzione della lettura per piacere e la rapida digitalizzazione. Negli Stati Uniti i risultati sono altrettanto allarmanti, con i quindicenni che hanno ottenuto i punteggi più bassi in matematica e lettura da oltre vent'anni. Solo dal 2022, gli USA hanno registrato un drastico calo di 14 punti nella lettura, pari a circa sette mesi di apprendimento persi.”

Fonte: Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. (2026). Risultati PISA 2025: le prestazioni degli studenti in lettura e matematica sono diminuite bruscamente in tutta l'OCSE.

Il declino, spiega ancora L’Economist, particolarmente accentuato nei Paesi occidentali, prosegue in realtà dal 2012. Cina, Singapore, Macao, Taiwan e Giappone guidano nettamente la classifica mondiale. L'Estonia si conferma il miglior sistema scolastico in Occidente, mentre la Turchia registra una rapida crescita. Il Regno Unito (trascinato dall'Inghilterra) entra nei primi dieci posti al mondo, mostrando una stabilità o un miglioramento in controtendenza rispetto agli altri Paesi. La Finlandia, un tempo considerata il modello di riferimento per le sue politiche "progressive" e ludiche, continua a registrare uno dei cali più drastici al mondo.

Il divario tra i ragazzi più preparati e quelli in difficoltà ha raggiunto il livello più alto di sempre. Il 29% dei quindicenni nei Paesi OCSE è considerato "low performer" in tutte e tre le discipline (contro il 25% di quattro anni prima), con gravi difficoltà nel comprendere anche i testi più semplici o una bolletta.

L'OCSE evidenzia una crescente accondiscendenza verso lavori mediocri, un uso affrettato di software didattici non testati e una perdita di disciplina nelle aule, dove gli insegnanti spendono sempre più tempo per mantenere l'ordine.

Insomma i Paesi asiatici ci dimostrano che investire sulla formazione e sulla retribuzione degli insegnanti è più efficace rispetto alla riduzione del numero di alunni per classe.Il successo dell'Inghilterra è dovuto a riforme avviate 15 anni fa, basate su programmi ricchi di contenuti, esami più rigorosi, metodi di insegnamento tradizionali e disciplina.

La seconda, pessima notizia, è di qualche giorno fa. La polizza sanitaria integrativa per il personale della scuola, annunciata dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara nel 2025, è diventata realtà. Finanziata dallo Stato e gratuita per i dipendenti che scelgono di aderire, la misura interessa oltre 1,2 milioni di lavoratori della scuola e sarà operativa fino al 2030. La gestione della polizza è stata affidata – tu guarda a volte le coincidenze – a UniSalute, Intesa Sanpaolo Protezione e Poste Assicura.

Ma lo scandalo ciclopico, per cui le piazze di tutta Italia dovrebbero strabordare di gente incazzata, è che i soldi non arrivano da un nuovo fondo sanitario, ma vengono reperiti riducendo altri stanziamenti pubblici. 50 milioni l’anno provengono dalla riduzione del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, previsto dall’art. 1, comma 601, della legge 296/2006 (cioè i soldi che le scuole usano per la spesa corrente, per intenderci: carta igienica, i laboratori, i software…); 15 milioni l’anno provengono dalla riduzione del Fondo speciale di parte corrente del Ministero dell’Economia, utilizzando parzialmente l'accantonamento relativo al Ministero dell'Istruzione e del Merito.

Ma il rifiuto della polizza non restituisce quei soldi né ai lavoratori né agli istituti: le risorse sono già impegnate e una mancata adesione produce soltanto un risparmio per l’amministrazione. La contraddizione più ampia riguarda però il modello: mentre si parla di rischio di “privatizzazione” della sanità, forme di assistenza sanitaria integrativa sono già diffuse in molti altri comparti della pubblica amministrazione. Per il personale della scuola, dunque, il problema non è soltanto avere o meno una polizza, ma il fatto che venga finanziata anche a scapito delle risorse destinate al funzionamento degli istituti.

In sintesi il governo Valditara, che in questo come in moltissime altre cose, non si distingue da un qualunque governo di centrosinistra: taglia fondi pubblici alla scuola – che evidentemente reputa “improduttivi” – e li sposta sulla sanità privata. Doppio danno per i cittadini e, se non bastasse, un altro passo verso il baratro della privatizzazione della sanità pubblica. In piena continuità, appunto, con la sinistra degli ultimi 30 anni.

Ed è esattamente di questo che tratta il film D’istruzione pubblica. Il documentario unisce lo sguardo generale sulla questione con quello particolare, che studenti (e loro famiglie) e docenti vivono ogni giorno. A cominciare dal caso di Lorenzo Varaldo, da anni dirigente scolastico dell’Istituto Sibilla Aleramo di Torino (che comprende elementari e medie): lui preferisce essere chiamato “preside”, o meglio “direttore didattico”. In questa scelta, apparentemente banale, c’è invece un’idea precisa ed estremamente consapevole di mondo e di lotta. La lotta per impedire la distruzione dell’istruzione pubblica, la sua “aziendalizzazione”, che Lorenzo vede attuarsi da ormai quarant’anni. Una distruzione che viene da molto lontano, come spiegano docenti, filosofi ed esperti italiani e internazionali: dagli Stati Uniti di fine Ottocento, passando per l’Unione europea degli anni ’90 e infine dalle riforme della scuola in Italia a partire da quella dell’Autonomia di Bassanini (1997) e Berlinguer (2000).

Le voci del film, tra cui Lucio Russo e Miguel Benasayag, illustrano come le conseguenze di questo passaggio alle nuove norme pedagogiste puerocentriche, della scuola delle competenze e non più delle conoscenze, siano chiare: gli insegnanti sono sempre più precari e dunque anche meno autorevoli; le strutture scolastiche, quando non fatiscenti, hanno continui problemi nelle aule e nelle risorse; le famiglie sono chiamate a scegliere tra prodotti e “offerte formative”, come clienti in un mercato; i livelli di insegnamento e apprendimento sono abbassati, i ragazzi sono sempre meno preparati, come appunto continuano drammaticamente a confermare gli studi OCSE. E come il sistema scolastico di oggi metta così in dubbio i principi espressi nella Costituzione del diritto allo studio - per tutti i capaci e meritevoli, “anche se privi di mezzi” – e dei compiti dello Stato – “di rimuovere ostacoli di ordine economico e sociale che limitino la libertà e l'eguaglianza dei cittadini”.

D’istruzione pubblica però non racconta solo come e perché la scuola sia stata devastata dal neoliberismo, come potrebbe far sembrare il titolo. Quell’apostrofo apre anzi alla speranza, offre una pars costruens: la scuola è distrutta, sì, ma c’è ancora spazio per un auspicabile dibattito a proposito DI ISTRUZIONE PUBBLICA.

Il film è prodotto da StudioZabalik con Antropica, con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte, in collaborazione con AAMOD - Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. Nel film è presente la canzone “Another brick in the wall”, per concessione di Roger Waters.

Le più recenti da Cultura e Resistenza

On Fire

E quindi che ci faceva il capo della CIA a Mosca?

  di Francesco Dall'Aglio   E quindi che ci faceva nientemeno che il capo della CIA, John Ratcliffe, su un C-17A Globemaster III partito dalla base di Andrews vicino a Washington e atterrato,...

Lavrov svela i retroscena delle visite del capo della CIA e dell'inviato del Vaticano a Mosca

  Un'insolita e intensa settimana di traffico diplomatico nella capitale russa. Da un lato, l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario del Vaticano per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni...

“La situazione è gravissima”: Ucraina, Russia ed UE verso un punto di svolta || Fiammetta Cucurnia (VIDEO)

  «La situazione è estremamente grave». Con questo giudizio, Fiammetta Cucurnia - storica inviata di Repubblica a Mosca - commenta in "Storia in diretta" con Loretta Napoleoni...

“Conseguenze catastrofiche”. Mosca e Pechino reagiscono al dispiegamento di armi USA nello spazio

  «Queste dichiarazioni sono la prova diretta della politica statunitense di dispiegare armi nello spazio e di utilizzarle in operazioni di combattimento per assicurarne il dominio e la superiorità»....

Copyright L'Antidiplomatico 2015 all rights reserved
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa