Dazi e tasse sull'oro: i due obiettivi che ha in mente Trump


di Alessandro Volpi*

Trump a tutto campo. Con una sola mossa il presidente degli Stati Uniti punta a centrare due obiettivi, pensati per tenere in piedi il capitalismo finanziario ma dagli effetti, ancora una volta, imprevedebili.

Trump ha infatti imposto dal 7 agosto un dazio del 39% sui prodotti importati negli Usa dalla Svizzera. Tra tali prodotti figura, in bella vista, l'oro in lingotti che rappresenta un pezzo importante delle esportazioni elvetiche, pari nell'ultimo anno a quasi 62 miliardi di dollari. Questo flusso deriva dal fatto fatto che l'oro proveniente da Londra passa per la Svizzera dove viene raffinato e si dirige negli Stati Uniti. Il prezzo di tale metallo prezioso era già altissimo per l'acquisto di oro fatto da banche centrali e da grandi banche Usa - Jp Morgan su tutte - per proteggersi dalla svalutazione del dollari. Su una simile azione si era innescata una colossale speculazione fatta attraverso i future alla borsa Comex e con gli Etf da parte dei grandi fondi. In queste condizioni la mossa di Trump mira al duplice obiettivo di limitare questa corsa all'oro che indebolisce, appunto, in maniera ulteriore il dollaro, e, al contempo, di spostare gli acquirenti dell'oro, divenuto troppo costoso per effetto dei dazi, verso le criptovalute che hanno come sottostante il debito americano.

Quindi, nell'insieme, per Trump tassare l'oro significa fare cassa con i dazi, evitare l'indebolimento del dollaro, favorendo invece quello del franco svizzero e far crescere la quota di impieghi in criptovalute con debito pubblico - e dollari Usa - come sottostante.

Nel frattempo, non a caso, il Genius Act consente che le cripto siano considerate come valuta di riserva dalla Fed. Ancora una volta quindi il presidente americano insegue la tenuta finanziaria degli Stati Uniti in aperto conflitto con il resto del mondo. Ma questa operazione contiene un effetto tutt'altro che banale. I dazi di Trump sull'oro agiscono, come detto, in un momento di crisi Usa ed è dunque inevitabile che provochino un ulteriore aumento del prezzo speculativo del metallo prezioso.

Non è casuale che i future abbiano superato i 3500 dollari l'oncia, mentre il prezzo del contratto per la consegna fisica immediata dell'oro si è fermato a 3400. In altre parole, la mossa trumpiana ha accresciuto ancora di più la bolla speculativa sull'oro gestita dalle Big Three americane e da pochi altri player, in una logica di ulteriore finanziarizzazione dell'economia americana. Ma allora, viene da pensare davvero, che Trump e i "padroni del mondo" abbiano saldato un'intesa nel tentativo di dimostrare che il capitalismo finanziario è ancora la sola vera gallina d'oro possibile. Certo con l'oro che si avvicina ai 4000 mila dollari l'oncia sarà difficile che i capitali mondiali si dirigano, facilmente, verso altre destinazioni, rendendo la rendita, ancor più, l'unica attività passivamente remunerativa per gli "occidentali".
*Post Facebook del 9 agosto 2025

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