di Alessandro Mariani
“Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore…”
Beh…un giocatore forse no, ma un Paese certamente si. Altro che guerre, salari bassi e carburanti alle stelle! Col rigore sbagliato da Cristante è iniziata la settimana di Passione. E’ stato da quel dischetto che è partito lo psicodramma nazionale, laddove a parte il Papa e Mattarella (quest’ultimo almeno finora) per il resto coloro che contano hanno detto la loro. E così per il crucifige non si è aspettato il venerdì santo.
Ci si sono buttati tutti, a schiere compatte, per categorie. Come era fin troppo facile prevedere non sono mancati i politici, col ministro Abodi in prima fila. Ma quello che avrebbe potuto parlare con relativa cognizione di causa, Maurizio Gasparri autore di memorabili rime calcistiche (Vd. un giorno da pecora), si è visto inopinatamente costretto al silenzio, causa tranvata referendaria e conseguente defenestrazione.
Premetto che io non mi intendo affatto di calcio. Se qualcuno dovesse chiedermi il nome delle squadre che giocano in serie A non lo saprei, non saprei dire neppure quante sono. Non me ne intendo e non ci tengo, ma questo non significa essere contro; significa essere semplicemente senza. Nondimeno reputo questo sport il più bello e coinvolgente tra tutti gli sport di squadra.
Ai miei tempi bastava una superficie: asfalto o ghiaia, più raramente erba. Piana o accidentata, in salita o in discesa che fosse poco contava, tanto poi ci si scambiava il campo. Servivano poi un pallone e tanta voglia crescere, restando bambini. Il più grande aveva ventisette anni e si precipitava al campetto parrocchiale, appena finito il lavoro.
Ma erano altri tempi. Tempi in cui se eri maschio e non avevi le ginocchia sbucciate (fino ad una certa età i pantaloni corti erano d’obbligo, estate e inverno) per i tuoi coetanei eri poco di più che un fesso. Raramente si univa qualche femmina che a detta della vox populi rischiava così di rimaner zitella. Eppure da quei campetti alla serie A il passo non era più lungo di tanto. E oggi?
Oggi c’è chi vorrebbe abbattere San Siro e la mancata qualificazione finisce in parlamento. A reti unificate impazza il commento del giornalista sportivo, più stupido e prosopopeico del quale c’è solo il parere espresso da un altro giornalista sportivo. Naturalmente giornaloni e giornalacci se li contendono. E così penso con nostalgia al ai tempi in cui il Nanni Moretti di Palombella Rossa schiaffeggiava la giornalista dal linguaggio insulso e farcito di anglicismi. Tutto era partito dal fatto che la malcapitata aveva detto di occuparsi di sport: “Ah, e lo dice anche!”….
A questo penso.. mentre in prossimità del campo di calcio (naturalmente sintetico) sono bloccato da colonne di auto di madri e padri in doppia fila che attendono le future promesse in uscita dall’allenamento. Borsoni a tracolla e facce tristi, tutte uguali. Probabilmente anche il “mister” oggi sarà stato in tono alquanto dismesso.
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