di Francesco Fustaneo
Il regime di Zelensky continua imperterrito a impiegare droni navali in acque internazionali o di Paesi terzi. Dopo quanto accaduto nel Mediterraneo con l'attacco alla nave gasiera Arctic Metagaz e il drone navale scoperto da alcuni pescatori in una grotta in Grecia, questo è solo l'ultimo degli episodi finito sulle cronache.
Un drone navale senza equipaggio della Marina ucraina è esploso venerdì al largo delle coste della Romania, nei pressi del porto di Costanza. Mosca ha subito precisato che si trattava di un drone ucraino, circostanza peraltro confermata da Kiev, che afferma di averne perso il controllo a causa di un'interferenza elettronica delle forze russe, precisando che non si sono registrati feriti.
L’incidente, come del resto già avvenuto in episodi analoghi a causa di droni volanti, aveva sollevato preoccupazioni per un possibile allargamento del conflitto sul fianco della Nato. La Romania è infatti membro dell'Alleanza Atlantica, e qualsiasi esplosione nelle sue acque territoriali avrebbe potuto innescare tensioni ben più gravi.
A fare chiarezza è stata la stessa Marina ucraina con un post su Facebook: "Durante le operazioni nella zona del Mar Nero, un drone senza equipaggio della Marina ucraina, sotto l'effetto della guerra elettronica nemica, ha perso il controllo ed è finito al largo delle coste rumene". Il messaggio sottolinea inoltre che Kiev ha prontamente fornito "alla Marina rumena le informazioni necessarie per prevenire vittime civili".
L'esplosione del drone è avvenuta a poche ore di distanza da un'altra operazione annunciata da Kiev. L'Ucraina ha infatti dichiarato di aver fermato cinque navi nel Mar d'Azov e nelle acque costiere dei territori occupati dalla Russia, accusate di trasportare merci illegali. Secondo il comandante delle forze ucraine che impiegano droni, le imbarcazioni erano coinvolte nel "furto" di grano ucraino, nonché nel trasferimento di materiale militare e carburante.
Non è chiaro se l'esplosione del drone al largo della Romania sia collegata alla morte di cinque cittadini azeri, che secondo il ministero degli Esteri dell'Azerbaigian sarebbero stati uccisi in attacchi di droni contro navi in mare.
Gli episodi navali si inseriscono in un momento delicato sul piano diplomatico. Il presidente russo Vladimir Putin si prepara a parlare a un importante evento economico a San Pietroburgo, mentre il giorno prima Volodymyr Zelensky aveva parlato di un possibile colloquio con il Cremlino per porre fine alla guerra.
Nel frattempo Kiev di fatto continua a fare dell’Europa e il Mediterraneo il suo teatro di guerra, senza che nessuno (o quasi) governo dell’U.E. batta ciglio.
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