C'è un vento nuovo che comincia a soffiare trasversalmente nel vecchio continente. Mentre i vari governi europei continuano a genuflettersi dinnanzi alle imposizioni di Washington, la Francia sembra pronta a riscoprire il gusto della sovranità. Il programma per le presidenziali del 2027 di Jean-Luc Mélenchon non è il solito documento di routine, ma un vero e proprio atto d'accusa contro la subalternità atlantista.
Sfogliando le 222 pagine del programma di France Unbowed, saltano subito all'occhio parole che assumono il valore di una necessaria presa di coscienza. Si legge testualmente: «Ritirarsi immediatamente dal comando militare integrato della NATO, per poi uscire gradualmente dall'organizzazione stessa. Rifiutare il tributo richiesto dagli Stati Uniti di destinare il 5% del prodotto interno lordo alla spesa per la difesa». Parole chiare, nette, che traducono in atti concreti la volontà di spezzare le catene di un'alleanza guerrafondaia che non ha natura difensiva perché rappresenta il braccio armato dell'egemonia globale statunitense. Uscire dalla NATO non è un tabù, ma il passo necessario e indifferibile per la liberazione dei popoli europei da una macchina da guerra che li trascina verso l'abisso.
La rottura con gli Stati Uniti passa anche dal controllo dell'industria e delle tecnologie strategiche. Basta con la dipendenza dai cosiddetti abilitatori critici, quelle capacità di comunicazione, intelligence e logistica oggi fornite quasi interamente dagli ISA tramite la struttura atlantica. Mélenchon vuole che queste competenze vengano prodotte in casa, con priorità assoluta. In quest'ottica di riscatto nazionale, il programma prevede la nazionalizzazione di colossi come l'ArianeGroup e una decisa spinta contro la militarizzazione dello spazio, arrivando a proporre la chiusura del centro spaziale della NATO a Tolosa. La Francia dovrebbe dotarsi di un proprio space shuttle, puntando sul programma riutilizzabile Vortex della Dassault Aviation. Non si tratta di fantascienza, è semplicemente la rivendicazione di un'autonomia tecnologica e militare che il sistema atlantico ha sistematicamente castrato negli ultimi decenni.
Sul fronte del conflitto in Ucraina, la posizione di Mélenchon si distanzia sia dal bellicismo di Emmanuel Macron che dalle posizioni più ambigue della destra di Marine Le Pen. France Unbowed non impone un embargo immediato sugli aiuti al regime di Kiev, ma sposta il baricentro sulla ragionevolezza. Il documento insiste sulla necessità imprescindibile di una soluzione diplomatica, sottolineando che qualsiasi accordo di pace dovrà poggiare su «garanzie di sicurezza collettiva, tra i belligeranti e con il resto d'Europa». È il riconoscimento, finalmente espresso ad alta voce da una forza di sinistra di massa, che la via dell'escalation militare è un vicolo cieco e che la sicurezza del continente non può essere garantita a spese della Russia.
I sondaggi danno il leader della sinistra francese in forte crescita, stabilmente al secondo posto nelle intenzioni di voto, profilando un possibile ballottaggio proprio contro la Le Pen nell'aprile del 2027. I dati del Cluster 17 mostrano che quasi il 70% degli intervistati nutre ancora una visione sfavorevole nei suoi confronti, ma l'elettorato francese è sempre più disposto a votare per impedire l'ascesa di forze politiche che minacciano le conquiste sociali e la pace.
In questo scenario, la proposta di smantellare l'architettura militare della NATO assume un valore che travalica i confini francesi. Rappresenta il sintomo di una stanchezza diffusa, di un rigetto crescente verso le logiche di scontro che stanno impoverendo e militarizzando le nostre società. Che si tratti di un punto di arrivo o di una tappa di un percorso più lungo, l'idea di svincolarsi dal comando integrato atlantico e di rifiutare il salato conto in dollari imposto da oltreoceano segna un confine. È la consapevolezza che la vera indipendenza dell'Europa, e la sua capacità di essere un attore di pace in un mondo multipolare, non potrà mai tramutarsi in realtà finché le sue capitali continueranno a prendere ordini da un comando militare straniero e che ha come unico obiettivo quello di preservare la decadente egemonia statunitense nel mondo.
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