di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
A detta degli osservatori, il terzo round dei colloqui tra Russia, Stati Uniti e Ucraina in programma a Ginevra per il 17 e 18 febbraio dovrebbe abbracciare una gamma più ampia di questioni rispetto a quelle discusse nei due precedenti incontri a Abu Dhabi. A detta del New York Times, addirittura, le parti avevano giudicato “produttivi” i colloqui negli Emirati arabi, proprio perché non si era entrati nel dettaglio delle questioni più spinose: quella territoriale e quella delle garanzie di sicurezza, mentre l'unico dato positivo era stato lo scambio di prigionieri. Tra l'altro, Vladimir Zelenskij ha dichiarato a Bloomberg che quegli incontri si erano concentrati sui meccanismi di cessate il fuoco e su come gli Stati Uniti ne avrebbero monitorato l'attuazione.
Secondo il quotidiano statunitense, comunque, anche a Ginevra le speranze di una svolta nella risoluzione del conflitto sono scarse, dato che i principali ostacoli al raggiungimento di un accordo rimangono irrisolti. In ogni caso, ci si aspetta che il 17 e 18 febbraio si entri nel merito di quelli che appaiono i principali ostacoli a un accordo: il destino dei territori ancora controllati dall'Ucraina a est e la questione delle garanzie di sicurezza occidentali postbelliche per Kiev. Che sul tavolo della due giorni svizzera ci siano proprio tali argomenti, secondo Ukraina.ru sarebbe indicato anche dalla diversa composizione della delegazione russa, che torna a essere guidata dal consigliere presidenziale Vladimir Medinskij, che aveva ricoperto questo ruolo nel 2022 e nel 2025 in Bielorussia e a Istanbul. Per la parte americana ci saranno ancora l'inviato speciale di Trump, Steve Witkoff e il genero del presidente, Jared Kushner. Per Kiev, ci saranno il Segretario del Consiglio di sicurezza Rustem Umerov, il Capo dell'amministrazione presidenziale Kirill Budanov e il suo vice Serghej Kislitsa, il Presidente della frazione parlamentare “Servo del popolo” David Arakhamija (per intendersi: quello che a Istanbul aveva siglato la bozza dell'accordo nella primavera del 2022 e che poi aveva raccontato delle brighe di Boris Johnson per far fallire i negoziati); il Capo di SM Andrej Gnatov e il vice Capo del GUR Vadim Skibitskij.
The New York Times scrive che Vladimir Zelenskij ha chiesto agli Stati Uniti di continuare a lavorare sulle garanzie di sicurezza, dal momento che la Russia insiste sul fatto che esse escludano il dispiegamento di truppe occidentali in Ucraina e la stessa presenza di Medinskij viene percepita da Kiev come un segnale scoraggiante. Durante i precedenti negoziati, osserva il NYT, Medinskij aveva irritato la controparte ucraina con la sua linea dura, avvertendo che la Russia era pronta a continuare le ostilità a tempo indeterminato. Il fatto che Medinskij fosse assente dai due incontri negli Emirati arabi, dove la Russia era rappresentata da funzionari della sicurezza e dell'intelligence militare, a detta degli ucraini aveva contribuito a migliorare il tono dei colloqui.
A Ginevra, dunque, stando sia alle dichiarazioni di Zelenskij, che del portavoce presidenziale russo Dmitrij Peskov, i colloqui dovrebbero concentrarsi sulla questione territoriale, tanto che proprio il cambio di enfasi ha portato al ritorno di Medinskij quale "capo negoziatore".
Zelenskij, osserva ancora il NYT, ha ripetutamente respinto le richieste territoriali della Russia, ma ha segnalato la disponibilità al compromesso, proponendo la creazione di una zona demilitarizzata in Donbass, dove le truppe ucraine e russe si ritirerebbero da una porzione uguale del territorio e i sondaggi in Ucraina indicano anche un crescente accoglimento delle concessioni territoriali da parte di un'opinione pubblica stanca della guerra. La Russia sostiene da tempo che la sua lenta ma costante avanzata sul campo significhi che l'Ucraina farebbe meglio ad accettare un accordo che preveda concessioni territoriali ora, piuttosto che costringere Kiev a perdere poi territori in seguito a sanguinosi combattimenti.
Questa volta la scelta del luogo dell'incontro è ricaduta sulla Svizzera, chiosa Evghenija Kondakova su Ukraina.ru, ma non perché, in quanto paese permanentemente neutrale, sia l'ideale allo scopo: di fatto, ha screditato il proprio onorevole status, quantomeno con l'adesione alle sanzioni occidentali anti-russe, pur non avendo obblighi nei confronti dell'UE. La scelta è ricaduta su Ginevra perché, come ha spiegato il portavoce del presidente russo Dmitrij Peskov, è una località più comoda e opportuna di Abu Dhabi.
E, a proposito della composizione della delegazione russa con a capo Vladimir Medinskij e non del capo della Direzione generale dello SM ammiraglio Igor Kostjukov, si sono udite voci diverse: da un lato, che il rimpasto possa essere collegato al tentato assassinio del vice di Kostjukov a Mosca; dall'altro, Zelenskij ha insinuato che si tratti di un tentativo di Moskva di ritardare una decisione. In realtà, scrive Kondakova, è tutto molto più semplice. Già durante il primo round a Abu Dhabi, Vladimir Putin aveva ripetutamente dichiarato che Medinskij guidava la delegazione negoziale russa ma, come ha ricordato Peskov, non aveva partecipato ai due round precedenti, dal momento che allora ci si concentrava su questioni di sicurezza, direttamente legate all'apparato militare e che dunque era Kostjukov a guidare il gruppo. A Ginevra, invece, ha detto Peskov, si intende discutere una gamma più ampia di questioni, comprese, «di fatto, quelle principali – questioni che riguardano sia il territorio che tutto il resto – che sono, di fatto, legate alle nostre richieste. Pertanto, è necessaria la presenza del capo negoziatore, ovvero Medinskij». C'è anche da dire che l'agenda, ampliata, richiede una delegazione più ampia: per la Russia ci saranno una ventina persone, tra cui lo stesso Kostjukov, e il vice Ministro degli esteri Mikhail Galuzin; ci sarà anche Kirill Dmitriev, che però, a quanto pare, si concentrerà sulla cooperazione economica Russia-USA.
Quanto ai contenuti dell'incontro, alla conferenza di Monaco il Segretario di Stato americano Marco Rubio aveva annunciato che l'elenco delle questioni controverse era stato ridotto e che si stava lavorando sulle restanti: le più difficili, a partire da quella territoriale. Sempre a Monaco, Zelenskij si era ancora una volta rifiutato di fare concessioni e aveva continuato a contrattare con Washington: «la parte americana ha proposto una zona economica libera. Abbiamo detto di essere pronti a prendere in considerazione tali proposte. Ma questo è il nostro territorio. Deve rimanere il nostro territorio. Non possiamo andarcene. Ci vivono 200.000 ucraini. Questa è la nostra terra. Non possiamo semplicemente scappare. Non sentiamo compromessi dalla Russia». Il nazigolpista-capo sostiene anche che l'Ucraina ha ricevuto dagli USA una proposta di garanzie di sicurezza per 15 anni; ma Kiev ne vuole per 30 o 50 e ha inoltre posto una condizione per le elezioni: «nessuno sostiene le elezioni durante una guerra; è strano. Ma ripeto, se la parte americana trasmetterà questo messaggio, sono pronto a dimostrare che siamo pronti. Dateci due mesi senza combattere e andremo alle urne».
Sappiamo tutti, dice Kondakova, quanto abilmente Kiev mini ogni cessate il fuoco e quanto Zelenskij non voglia perdere la poltrona, quindi questo sembra più un ennesimo stratagemma per riarmare le sue truppe. Ma se avesse davvero il desiderio e la volontà di lanciare una campagna elettorale, esistono delle opzioni, una delle quali è stata delineata da Mikhail Galuzin e prevede una temporanea amministrazione esterna dell'Ucraina sotto egida ONU (esistono precedenti in questo senso) a conclusione dell'Operazione militare. Questo permetterebbe elezioni democratiche in Ucraina e l'insediamento di un governo valido con cui firmare un trattato di pace completo e documenti legittimi sulla futura cooperazione interstatale. La Russia è pronta a discutere questa possibilità con Stati Uniti, paesi europei e altri paesi.
È però improbabile che i colloqui arrivino a questo punto. In un'intervista a The Atlantic, Zelenskij ha affermato che preferirebbe non raggiungere alcun accordo di pace, piuttosto che costringere il suo popolo ad accettarne uno scadente. Ma i suoi consiglieri, a detta del giornale USA, temono che l'Ucraina stia perdendo la finestra di opportunità per la pace e soffrirà di ostilità per molti anni a venire, a meno che non cessino in primavera. Infatti, nota Der Spiegel, la primavera del 2026 sarebbe una opzione ottimale, dato che, in estate, Trump e la sua amministrazione avranno meno tempo per gli affari esteri, dovendosi concentrare sulla campagna elettorale per le elezioni al Congresso ed è probabile che anche l'Europa riduca presto il coinvolgimento nella situazione ucraina. Gli europei, scrive la rivista tedesca «non hanno idea dei propri piani e nessuna iniziativa per porre fine a questa guerra. Resta poco chiaro anche quali potrebbero essere le possibili garanzie di sicurezza europee. A Monaco, a volte sembrava che gli europei trascurassero l'Ucraina, come se il conflitto fosse stato relegato in secondo piano a causa delle preoccupazioni sulle relazioni transatlantiche».
A questo punto, dichiara l'ex diplomatico e americanista Vladimir Vasil'ev sul canale TV del KPRF “Krasnaja Linija”, la Russia non potrà raggiungere un accordo equo con l'Occidente a meno che non decida di arrivare a un livello simile alla crisi missilistica cubana. Trump, dice Vasil'ev, ha davvero «proclamato l'uso della forza, e non possiamo girarci intorno. Se vogliamo riaffermare i nostri diritti, dobbiamo usare la forza. Certo, con il rischio di un possibile scontro militare con la NATO in Europa, e persino con gli stessi Stati Uniti. Questa è una prospettiva che incute paura... quando scoppiò la crisi missilistica cubana nell'ottobre del 1962, dimostrammo la nostra forza; allora, fu concluso un accordo paritario, più o meno reciprocamente vantaggioso: "Noi togliamo i missili da Cuba, voi togliete i missili da Turchia e Grecia". Tra l'altro, fu allora che si decise di concludere un trattato per la limitazione degli esperimenti nucleari. Emersero "linee rosse" di fiducia e ci si rese conto che l'uso continuato della forza avrebbe causato gravi danni a entrambe le parti».
Abbiamo solo un'ultima carta vincente, dice Vasil'ev: quella che si chiama «”attraversare il Rubicone”. Nonostante la mancanza di simmetria, o almeno una certa asimmetria, nell'equilibrio delle forze politiche, dobbiamo far loro capire che se si raggiunge una fase di tensione, alla fine “perderete più di noi". Questa è forse la nostra unica carta vincente».
https://www.mk.ru/politics/2026/02/17/nazvany-ozhidaniya-ot-mirnykh-peregovorov-mezhdu-rossiey-i-ukrainoy-v-zheneve.html
https://ukraina.ru/20260217/na-stole-samye-slozhnye-voprosy-novyy-raund-peregovorov-rf-ukrainy-ssha-nachinaetsya-v-zheneve-1075690295.html
https://politnavigator.news/diplomat-u-rossii-ostalsya-edinstvennyjj-kozyr.html
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