Guerra totale allo Yemen, l'Alleanza della Mecca passa all'azione

06 Ottobre 2026 09:00 La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'incendio geopolitico in Medio Oriente si allarga a macchia d'olio, spingendo le principali potenze dell'area a una mobilitazione senza precedenti. Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno concordato di attivare i meccanismi di deterrenza collettiva e di dispiegare immediatamente forze militari congiunte sul territorio saudita. La decisione è stata presa al termine di una riunione d'emergenza del Comitato strategico, politico e di difesa dell'Alleanza della Mecca, convocata per rispondere ai recenti attacchi e alle minacce che incombono direttamente sul Regno e sui luoghi santi dell'Islam.

La dichiarazione congiunta rilasciata da Riyadh condanna fermamente i tentativi di attacco diretti contro le città sante della Mecca e di Medina, nonché contro infrastrutture civili ed economiche strategiche. Riconoscendo che la sicurezza di ciascuna delle tre nazioni è parte integrante di un unico sistema di difesa, le potenze hanno deciso il passaggio immediato all'attuazione pratica degli impegni militari congiunti. Come confermato dal Ministro della Difesa saudita, il principe Khalid bin Salman, l'obiettivo è garantire una risposta di deterrenza netta contro i responsabili degli attacchi e difendere l'integrità territoriale del Regno.

L'escalation in Yemen: dalla conquista di Bab el-Mandeb all'Operazione "Yemen Dawn"

Il fattore scatenante di questa drammatica accelerazione risiede nella ripresa su vasta scala del conflitto in Yemen, esplosa ad agosto dopo la fine della tregua in vigore dal 2022. Tra agosto e settembre, il movimento Ansar Allah (Houthi) ha condotto un'offensiva travolgente, estendendo il proprio controllo sull'intera costa del Mar Rosso fino a conquistare la città portuale di Mocha e l'isola di Perim, situata nello stretto di Bab el-Mandeb, mettendo così sotto scacco una delle rotte marittime e commerciali più vitali del pianeta.

Per consolidare questa posizione di vantaggio, gli Houthi sono avanzati verso la roccaforte strategica di Taiz. Un'eventuale caduta di Taiz spalancherebbe loro la strada verso il sud dello Yemen, sancendo un'inversione di potere determinante nell'intero scacchiere. Per impedire questo scenario, Rashad al-Alimi, capo del Consiglio Presidenziale Yemenita (PLC) sostenuto da Riyadh, ha annunciato una grande controffensiva.

L'operazione terrestre è supportata massicciamente dall'alto: la coalizione internazionale guidata dall'Arabia Saudita ha avviato l'Operazione "Yemen Dawn", impiegando oltre cento velivoli che forniscono copertura aerea continua. Il portavoce della coalizione, il generale Turki al-Maliki, ha confermato il ferimento o la distruzione di oltre 300 "obiettivi di alto valore". Sul campo la tensione è altissima: gli Houthi hanno già rivendicato l'abbattimento di un drone da ricognizione armato saudita Wing Loong II nei cieli del governatorato di Taiz, mentre le forze governative tentano di riprendere il controllo dell'area di Bab el-Mandeb.

Un nuovo tipo di guerra all'orizzonte

Analisti ed esperti militari concordano sul fatto che l'ingresso operativo di Turchia e Pakistan al fianco di Riyadh segni una svolta strutturale. Se da un lato la campagna condotta dalle forze governative punta ora a un obiettivo ambizioso — la riconquista totale dello Yemen e della capitale Sana'a —, dall'altro la pressione militare spingerà inevitabilmente Ansar Allah a intensificare la guerra asimmetrica.

Ci si attende quindi un aumento di attacchi mirati contro le navi mercantili nel Mar Rosso e contro le infrastrutture energetiche saudite, come il fondamentale gasdotto Est-Ovest. Il Medio Oriente si appresta così a vivere una fase di conflitto completamente nuova e profonda, dove lo scontro locale in Yemen si è ormai saldato con le grandi dinamiche della sicurezza collettiva regionale.

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