"I genitali contro il patriarcato": Carlotta Cossutta e il mutamente antropologico della sinistra

18 Marzo 2025 16:00 Antonio Di Siena

di Antonio Di Siena


Al di là delle facili e direi anche inopportune battute di spirito, si potrebbe dire che, in massima parte, tutti i problemi relativi alla mancanza di un partito organizzato e credibile che possa realmente contrastare gli attuali rapporti di forza (in quanto portatore di una prospettiva principalmente sociale - quindi lavoro, istruzione, sanità, casa, esistenza dignitosa ecc) provengono dal mutamento antropologico e culturale di una porzione molto consistente di coloro che si professano “di sinistra”.

Scambiare il patriarcato con il capitalismo - così come invertire l’ordine di priorità tra diritti civili e sociali - ha come unico effetto infatti quello di far avanzare piattaforme di rivendicazione politica che interessano un’esigua minoranza di ceti benestanti e spesso privilegiati, e nel contempo sterilizzare totalmente le istanze egalitarie che provengono da chi sta peggio (e, oserei direi, ha quindi ben altre urgenze).




La conseguenza è che quelle masse, abbandonate al loro destino e alla mercé degli squali della finanza, finiscono non solo nelle braccia delle destre conservatrici, ma anche per detestare quegli stessi diritti civili che quella minoranza pone a fondamento del proprio agire politico.

Un approccio totalmente fallimentare quindi, perché - al più - riesce a far presa solamente su piccoli pezzi di ceto borghese “illuminato” ma totalmente disinteressato alla questione sociale. E che poi, alla prima occasione (la piazza di Roma docet), non esiterà a seguire i desiderata delle classi dominanti giacché con quelle condivide una fetta consistente di benessere e privilegio. Ora, Armando Cossutta aveva politicamente tanti limiti e ha commesso enormi sbagli, ma sono abbastanza sicuro che una cosa così banale l’avrebbe capita benissimo.

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