di Giuseppe Giannini
La storia del PD e del centro-sinistra italiano, ma il discorso vale anche per le sinistre internazionali (laburisti inglesi, socialisti francesi, socialdemocratici tedeschi, democratici americani ecc.) è quella di chi, dopo un’accurata operazione di restyling, cerca di accreditarsi dinnanzi ai poteri che contano.
I reali soggetti decidenti, che utilizzano, fino ad un certo punto, vecchie prassi democratiche (lo strumento delle elezioni eterodirette, ma che nelle rare ipotesi in cui venga a formarsi una voce anti-sistemica o prenda corpo una differente volontà popolare, come avviene con i referendum, mettono il pilota automatico), però, una volta salvate le apparenze, muovono le pedine (presidenti e governi) per mantenere lo status quo.
L’alternanza tra gli schieramenti sostituisce l’alternativa delle proposte. Sia ben chiaro, il tutto accade, da sempre, all’interno del gioco borghese per cui guai a mettere in discussione il capitalismo. In Italia, gli eredi del partito comunista sono diventati qualcos’altro.
Un cambiamento al passo dei tempi, ad iniziare dal nome, condotto non sulla via della libertà o delle conquiste sociali e civili, piuttosto una mutazione sostanziata dalla scelta di aderire a quella che una volta veniva definita economia di mercato. Pur con tutti i limiti del PCI, rappresentati dal particolarismo delle contingenze storiche (le ingerenze americane e della CIA, gli anni di piombo e le stragi di Stato, il conservatorismo preponderante degli apparati ecclesiastici e i retaggi del fascismo) e da visioni dogmatiche, speculari al capitalismo stesso (la difesa astratta dell’impianto lavoristico), nonché da un inconscio paternalismo alieno all’emancipazione sociale (le lotte per l’eguaglianza dei diritti e della parità fra i sessi), e dell’accettazione della competizione all’interno di quello stesso sistema che, per mezzo del partito si voleva cambiare, come detto, il PDS-DS-PD essendosi trasformato in altro ha rinunciato al significato storico di sinistra. Che viene recuperato giusto il tempo che anticipa qualche campagna elettorale.
Con i soliti annunci, slogan, retorica. Al centro-sinistra interessa il potere. La vocazione collettivista sostituita dal leaderismo. Le primarie calate dall’alto. Quindi meglio tenersi stretti atlantisti e potentati economico-finanziari, perché la scalata è impervia quando si alza qualche voce eretica. Ogni leader nuovo che si affaccia dura giusto il tempo di qualche promessa. Quando il gioco si fa impegnativo i primi ad essere sacrificati sono i lavoratori, dispersi e frammentati, spersi in mille rivoli come conseguenza del precariato generato dalla cordata ulivista trent’anni fa. E con essi i diritti sociali e civili, la pace. La trasformazione delle società e dei suoi luoghi dove al centro che attira i capitali della gentrificazione fa da contraltare una periferia marginalizzata dall’assenza di servizi ed opportunità.
È il visibile decadimento diffuso portato avanti da destre e finte sinistre, che si ricordano della classe media e popolare solo in concomitanza del voto. Dopodiché, tutto torna come prima. E se la classe dirigente ed i partiti sono colpevoli di questo abbruttimento, qualche responsabilità ce l’hanno anche tutti coloro (urbanisti, architetti, economisti, mondo dei media) che li hanno coadiuvati.
Da quando siamo immersi nella post-democrazia segnata dalla “fine della storia” non esistono più figure in grado di parlare alle masse. Gli intellettuali che cercavano di interpretare la realtà, ne evidenziavano le criticità o si sporcavano le mani. Tutti conformisti e tutti complici. La destra fa la destra. E la sedicente sinistra ne insegue i modelli. Dal modello liberista in tutte le salse, con i suoi guru e le sue inquietanti figure ed apparati (Draghi, la Commissione UE), a quello puramente imperialista (le “guerre umanitarie” della Nato, il neocolonialismo occidentale). Fino ad imitare stili e comportamenti “elitari” e a rimettersi alla razionalità tecnico-scientifica, che rappresenta, in forme rinnovate, lo strumento di asservimento e controllo sociale che, per mezzo dei dati e attraverso i dati, dà luogo a quel totalitarismo digitale che ci allontana e disumanizza. Mentre tutto questo ci travolge, e gli scenari globali sono catastrofici il centrosinistra italiano tra mille ed inutili congressi (che più di qualche fastidio creano a chi invece vorrebbe risposte) presenta la solita ammucchiata di facce note. Renzi, Calenda e Picierno scalpitano.
Sarebbe opportuna una visita psichiatrica per costoro e chi li sostiene e coinvolge, se non fosse del tutto evidente come l’ammucchiata sia funzionale solo a vincere. E lasciare tutto come prima. Quindi avanti con l’austerità e le politiche di guerre. Il riarmo ucraino per la guerra infinita, la sudditanza verso gli USA e verso i mercati. All’interno dei singoli Paesi la fiscalità regressiva, i finanziamenti alle imprese senza garanzie di stabilità lavorativa, i bonus, la distruzione delle economie di prossimità. E, ancora, il securitarismo, l’utilizzo delle forze dell’ordine per reprimere il dissenso, la criminalizzazione dei migranti. Insomma, il terreno su cui le destre fondano il loro consenso.
Di certo, visto anche le tante vicende che le riguardano e le conseguenze dei provvedimenti presi sulla popolazione si dirà che di peggio non c’è nessuno. Invece, perseverare con le stesse politiche liberiste, che non appartengono alla sinistra vuol dire condannare le popolazioni al loro destino, incattivirle, e consegnarle nelle mani di una destra sempre più reazionaria e pericolosa. Il centro- sinistra pensa ai suoi interessi all’interno di un campo che si tiene ben alla larga dalle questioni materiali della gente. Non dite che non ve l’avevamo detto.
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