di Clara Statello per l'AntiDiplomatico
Queste ultime due settimane hanno svelato l'aspetto peggiore di noi italiani. Divisi, disumani, crudeli contro noi stessi. Il titolo vuole essere provocatorio: io amo profondamente il popolo italiano e posso affermare con certezza che siamo migliori, decisamente migliori, di tanti altri popoli europei. Semplicemente non ne abbiamo contezza e questo è un prezzo che paghiamo dalla sconfitta bellica.
Il punto è che, come tutte le cose, c'è sempre un rovescio della medaglia. Ed è quello che stiamo mostrando adesso. Il nostro peggio.
Da anni gli italiani si lamentano perché tutto va male. Hanno ragione. Abbiamo ragione. Che fare?
Scrivere status su Facebook non aiuta. Ma ormai è così che si sfoga il disagio sociale.
Con messaggi incendiari, disumanizzanti, di odio verso i politici, odio verso i migranti, odio verso ciò che è "altro".
Ma è un odio sbiadito, disumanizzante, caratterizzato dall' inazione, dall' apatia, dalla disgregazione. Un meccanismo catalitico, necessario a sfogare la quotidiana frustrazione di uno status quo sempre più oppressivo e insopportabile, fatto di sfruttamento, umiliazione, privazione, solitudine. Che, come tutto ciò che è un semplice sfogo, non produce nulla.
Un odio virtuale direttamente proporzionale alla debolezza reale del popolo come soggetto storico-sociale.
Da decenni il popolo italiano subisce una progressiva riduzione di libertà di ogni tipo e dei diritti. Le conseguenze di ciò sono tangibili: maggior costo della vita, progressivo scivolamento delle famiglie nella povertà, erosione della ricchezza, limitazioni negli spostamenti sul territorio a causa dell' aumento spropositato del costo dei trasporti e del carburante, malasanità, scuola allo sfascio, aumento delle diseguaglianze, minori servizi essenziali.
Sullo sfondo, ci sono i disastri causati dall' incuria da parte di uno stato che si è ridotto ad essere il comitato d'affari del capitali finanziario e delle industrie belliche e farmaceutiche o della costruzione, di politici ridotti al ruolo di pro-consoli degli USA e Israele.
L'aria di rivoluzione che si legge sui commenti dei social è inversamente proporzionale al clima apatico e da schiavi rassegnati che si respira in Italia.
Noi italiani ci lamentiamo ma in fondo non facciamo nulla per cambiare le cose.
Di incendiario ci stanno solo i profili social, non l'attitudine. Non non osiamo pensare che il cambiamento è possibile, è reale, è imminente.
Basta prenderne coscienza.
Come abbiamo preso coscienza in centinaia di migliaia riempendo le strade e le piazze italiane di bandiere palestinesi, chiedendo lo stop al genocidio condotto da Israele. Quelle proteste sono arrivate al tavolo dei negoziati, costringendo Trump a far fermare l'operazione terrestre israeliana su Gaza. Quando le manifestazioni si sono fermate, però, è calato il sipario sulla Palestina.
C'è un chiaro rapporto causa-conseguenza su mobilitazioni e decisioni dei governi. Se non ci sono mobilitazioni, non c'è nessun argine alle decisioni antipopolari della politica.
Gli italiani però sono rassegnati o forse semplicemente non riescono a riorganizzarsi. E così non solo si resta a protestare su Facebook, regalando soldi di pubblicità al signor Zuckerberg e dati personali a META. Ma si lanciano strali di odio verso chi osa scendere in piazza a protestare per chiedere più libertà, più spazi sociali, più diritti per tutti e tutte.
Ieri sera c'è stata una grande manifestazione a Torino. Una manifestazione partecipata da tutta la cittadinanza. Lavoratori. Padri di famiglia. Zii che accompagnavano i nipoti.
Ci sono stati anche scontri.
Non voglio fare la morale sugli scontri né dividere la piazza in manifestanti buoni e manifestanti cattivi.
Voglio mettere in evidenza la causa degli scontri: lo stesso disagio sociale, la stessa frustrazione, lo stesso senso di oppressione che fa scrivere status e commenti Facebook pieni di odio e di rancore al lavoratore precario, al pensionato con una pensione da fame, alla mamma single abbandonata e denigrata dalla società, agli operai o partite iva sfruttati e immiseriti.
La differenza è che quei giovani incappucciati quell'odio lo restituiscono non sulle pagine virtuali, ma a chi lo somministra: lo stato. I nostri politici. I guardiani dello status quo.
Personalmente non condivido queste forme di violenza ma non condanno queste espressioni di protesta, condanno chi li produce: il potere venduto agli interessi imperialisti degli USA, del sionismo e del capitalismo finanziario.
Il mio problema, il nostro problema comune, sono le cause che provocano il disagio, non le sue manifestazioni (anche sbagliate).
Condanno invece chi non reagisce ai soprusi, sfogando pateticamente il suo odio sui social, perché è questa passività che consente il malgoverno. Chi vende l’anima per i nuovi “ninnoli e specchietti colorati”, come quelli che i negrieri regalavano ai capi tribù delle coste occidentali africane in cambio di schiavi. Comodità effimere in cambio di dignità e di falsa tranquillità.
Un giorno i nostri figli e nipoti ci chiederanno: dove eravate mentre la classe dirigente del capitalismo internazionale distruggeva l'Italia e ci privava di tutto?
C'è chi risponderà che stava su Facebook o X a scrivere post di protesta contro la Meloni, a firmare appelli su change.org, a vomitare odio contro i manifestanti di Torino che chiedono diritti per tutti, anche per chi li odia e invoca l'ICE contro di loro.
In pochi chiederanno scusa, rispondendo di aver cercato di fare tutto il possibile, ma sono sconfitti dall’ignavia e dalla disunità, principali complici del potere deviato.
Scrivevo prima che da due settimane l'Italia mostra il suo volto peggiore. Sullo sfondo di queste esplosioni di odio, c'è la totale assenza di solidarietà degli italiani nei confronti delle popolazioni colpite dal ciclone e degli abitanti di Niscemi.
Molti non arrivano a capire che questi cataclismi sono la conseguenza dei cambiamenti climatici. Come hanno colpito siciliani, calabresi e sardi, colpiranno anche veneti, liguri, toscani, romagnoli.
Il ciclone non ha portato via semplicemente pezzi di città, porti, barche, strade e ferrovie. Ha portato via l'intera costa della Sicilia Orientale. Spiagge meravigliose, foci di fiumi, riserve naturale, scogliere, cancellate per sempre da una furia anomala e indomabile del mare.
Nel silenzio di tanti ambientalisti, a partire da Legambiente, troppo impegnati a dire gongolando: avevamo ragione noi. Del resto degli italiani che puntano il dito con la bava alla bocca contro chi ha perso tutto: casa, lavoro, memorie di una vita. Dov’è finita la nostra umanità? La nostra empatia? Il nostro grande cuore?
Tutti sembrano aver dimenticato che Niscemi è la città del MUOS e della stazione di telecomunicazioni della marina statunitense, che l'incuria del territorio niscemese è direttamente legata alla sua militarizzazione da parte di una superpotenza straniera.
Lo denunciano i No Muos da sempre. Ma quando i No Muos protestavano e subivano la feroce repressione della polizia, quelli che urlano contro la violenza dov'erano?
Dov'erano quelli che adesso puntano il dito contro la speculazione e deridono pubblicamente le famiglie che hanno perso tutto? Dov'erano quelli che sui social scrivono peste e corna contro il governo ma poi non vanno a protestare perché c'è la partita o perché semplicemente si scocciano?
Noi non li abbiamo visti nelle piazze o davanti alla base e forse è anche per questo che quella battaglia l'abbiamo persa e oggi vediamo le nostre previsioni sul dissesto idrogeologico di Niscemi avverarsi drammaticamente.
L'assenza di empatia e umanità non è qualcosa che avviene su larga scala, ma si evince anche dai fatti di cronaca. Come la vicenda vergognosa di Vodo di Cadore, nel bellunese. Un bambino di 11 anni lasciato a piedi in mezza alla neve dall' autista dell’autobus all' uscita da scuola. Ha dovuto percorrere sei chilometri di sera al buio, nella bufera, in mezzo ai boschi a causa dell' aumento sproporzionato del biglietto della corsa dovuto alle a Olimpiadi invernali.
L'autista dice di aver rispettato le regole aziendali. Ma gli altri passeggeri del bus perché non hanno aiutato un bambino in difficoltà?
Altra vicenda agghiacciante, quella di Davide Borgione, morto a 19 anni per una caduta dalla bicicletta. Mentre era a terra, due sciacalli gli hanno rubato il portafoglio. Una macchina l’ha investito lievemente. Nessuno si è fermato per soccorrerlo.
Ecco, questi sono sintomi di una società profondamente malata e c'è un sottile filo rosso che collega tutte queste vicende, apparentemente distanti e indipendenti l'una dall' altra.
È il filo rosso (e marcio) dell' individualismo, dell' egoismo, di un approccio da homo homini lupus. È il segnale di qualcosa che si è rotto all'interno della nostra comunità umana, del nostro popolo.
Qualcosa che deve essere immediatamente ricostruito, perché noi italiani non siamo questo, non siamo un popolo di sciacalli, di individualisti, di odiatori seriali.
Abbiamo un grande passato, un passato di lotte che hanno fatto tremare non solo i fascisti, ma anche i nazisti, che abbiamo cacciato con l'aiuto degli alleati, i padroni, e la stessa NATO.
L'odio sociale è la naturale conseguenza dell' oppressione che subiamo, schiacciati dal tallone di ferro delle oligarchie. E sotto questa morsa siamo diventati come i polli di Renzo, che si beccano fra di loro mentre vengono portati al macello.
Come loro, ci aspetta una fine beffarda e patetica se non capiamo che l’odio non si cura con la repressione, ma eliminando le cause che lo producono. Se non ci uniamo, quindi, per chiedere un cambiamento, i nostri diritti, la nostra libertà, la nostra indipendenza, la nostra sovranità popolare, la pace.
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