La visita del primo ministro britannico Keir Starmer in Cina, la prima di un premier UK dopo otto anni, segna un cambio di passo significativo nei rapporti tra Londra e Pechino. Accompagnato da oltre 50 grandi aziende e figure di primo piano dei mondi economico e culturale, Starmer ha parlato apertamente di “fare la storia” e di un Regno Unito più aperto, orientato alle opportunità e agli interessi nazionali.
Il messaggio è chiaro: più dialogo, meno ideologia. In un contesto globale segnato da instabilità e tensioni, Cina e Regno Unito - entrambi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU - puntano a rafforzare comunicazione politica e cooperazione pratica, dall’economia al clima, dalla sicurezza agli scambi culturali. I numeri spiegano il perché: nel 2025 l’interscambio Cina-UK ha superato i 100 miliardi di dollari, con servizi in forte crescita e investimenti bilaterali vicini ai 68 miliardi.
Le imprese britanniche, da Standard Chartered a Haleon, ribadiscono la fiducia nel mercato cinese e nel suo potenziale di lungo periodo, nonostante le turbolenze internazionali. Sul piano politico, Starmer rifiuta la logica dei blocchi: nessuna scelta obbligata tra Stati Uniti e Cina, ma cooperazione “orizzontale” per difendere i propri interessi. Una linea che riflette anche l’umore dell’opinione pubblica britannica, sempre meno ostile a Pechino e sempre più diffidente verso l’imprevedibilità di Washington.
Più che un “pivot to China”, come titolano alcuni media occidentali, la visita appare come una ricerca di stabilità, prevedibilità e pragmatismo. In un mondo che cambia, Londra sembra aver deciso che parlare con Pechino non è un rischio, ma una necessità.
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