La “Volksschädlingsverordnung”: il nazismo legalizzato di Israele

04 Aprile 2026 18:00 Michelangelo Severgnini

di Michelangelo Severgnini

Nel quasi silenzio del dibattito internazionale lunedì scorso 30 marzo la Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato una legge sulla pena di morte che consente di giustiziare tramite impiccagione i condannati per “reati di terrorismo” entro un termine accelerato di 90 giorni: 62 voti a favore e 48 contrari.

L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha commentato che la sua applicazione “costituirebbe un crimine di guerra”.

Parole chiare. Questa legge è la legalizzazione della rappresaglia come sintomo di uno Stato genocidiario ormai prossimo alla fine.

Il 5 settembre 1939 la Germania nazista votò una legge chiamata “Decreto contro i nemici del popolo”: Volksschädlingsverordnung.

Mentre il concetto di “responsabilità collettiva” è già stato adottato palesemente da Israele con lo sterminio indiscriminato a Gaza.

Ora questa nuova legge segna definitivamente l’ingresso dello Stato israeliano nella spirale paranoica e spietata della caduta. Della fine.

Francia, Germania, Italia e Regno Unito hanno deciso di farne una questione di diritto. Così ne hanno scritto i ministeri degli Esteri in una dichiarazione congiunta.: “Siamo particolarmente preoccupati per il carattere di fatto discriminatorio del disegno di legge. L'adozione di questo disegno di legge rischierebbe di minare gli impegni di Israele in materia di principi democratici”.

Capirai! Poveri impegni di Israele minati da una legge venuta male.

Beh, poco male, diranno. Ad ogni modo la nuova legge non è retroattiva. Almeno per ora. Pertanto non riguarderà i 9.350 prigionieri attualmente detenuti nelle carceri israeliane.

Il tasso di condanna presso i tribunali israeliani per ogni palestinese arrestato è di 99,74%.

L’esecuzione dei prossimi prigionieri condannati dovrà avvenire entro 90 giorni dalla sentenza per impiccagione.

Pronti alla spirale?

La guerra all’Iran ha portato a un “brusco arresto” del piano di Trump a Gaza. E’ questa la condizione che si fa largo tra gli analisti e i diplomatici coinvolti.

Lo scorso 1° aprile al Cairo l’Alto Rappresentante per Gaza Nickolay Mladenov si è incontrato con il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, l’Egitto vuole sapere come va a finire la storia. Intanto, dando un’occhiata alla carta ormai straccia del piano ha domandato: “che fine ha fatto il punto che prevedeva il ritiro dell’esercito israeliano dal territorio di Gaza?”.

Ma ci sarebbe anche un’altra domanda da fare a Mladenov: che fine hanno fatto i fondi per Gaza promessi dalle monarchie del Golfo? Qualcuno ha idea?

Ma per tutti l’unica domanda che conta è: quando disarma Hamas?

Nuova offerta: un piano di disarmo in 5 mesi. Anzi no, in 8 mesi.

Hamas risponde nella maniera più logica a questo punto: vediamo come va a finire la guerra l’Iran e poi ne riparliamo.

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