di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Polemiche in Francia per l’intervista televisiva del Ministro degli esteri russo, Serghej Lavrov, apparso giovedì sera al tg delle 20 condotto dalla giornalista star Léa Salamé, scrive il corrispondente da Parigi del Corriere della Sera, signor Stefano Montefiori, sensibilmente turbato perché Lavrov, «collegato da Mosca, è riuscito a trasformare l’intervista in un discorso di propaganda, neutralizzando in più occasioni i tentativi della solitamente combattiva Salamé di contraddirlo». A detta del signor Montefiori, Lavrov si sarebbe «tolto regolarmente l’auricolare con il quale gli arrivavano le domande, proseguendo nel suo discorso e impedendo qualsiasi replica». Se l'indignato corrispondente non si è dato pena di far conoscere qualcosa di tale «discorso di propaganda» di Lavrov, è stato però pronto a riprodurre l'omelia dell’ambasciatore ucraino a Parigi, Vadim Omel'cenko, che ha protestato per «la tribuna offerta a un fascista e a un criminale di guerra», e il ministro degli Esteri francese, Jean-noël Barrot, in margine alla riunione del G7 ha espresso rammarico perché Lavrov «ha potuto propinare tranquillamente la sua propaganda alla televisione francese». La rete tv, scrive il Corriere, si è difesa dicendo che «l’intervista non era affatto compiacente, Léa Salamé ha più volte ribadito i fatti, per esempio quando ha risposto a Lavrov che i crimini contro i civili sono reali e documentati». Ovviamente, dei crimini ucraini contro civili russi non è il caso di far menzione: rimanendo solo agli ultimissimi episodi, risulta che dopo l'uccisione di un bambino nella regione di Jaroslav il 28 marzo, il giorno successivo è stata una settantenne a rimanere uccisa sotto i colpi ucraini nella regione di Kherson, e nel solo 2025 sono state circa 3.500 le persone, tra cui circa 200 bambini, ferite o uccise in Russia per gli attacchi di droni ucraini.
Se non è dato sapere se la giornalista, parlando di «crimini contro civili», abbia menzionato anche il “caso Bucha”, su cui è calato il più lugubre silenzio, dopo che proprio Serghej Lavrov aveva chiesto l'istituzione di una commissione d'inchiesta internazionale, per appurare i reali responsabili delle uccisioni, sempre euro-confessionalmente attribuite alle forze russe, il solerte signor Montefiori non ha però mancato di chiosare, inorridito, che nel caso della TV francese rimane comunque «la questione del rapporto tra interesse giornalistico e rischio di offrire spazio alle menzogne del Cremlino». Perché, appunto per dirla alla francese, ca va sans dire che, dalle longitudini a est dell'ucraino Dnepr non possono che venire, per assioma, altro che «menzogne»; la verità spirituale, intangibile e liberal-cristiana essendo quella che viene da Kiev e dai suoi portavoce sguinzagliati per l'Europa.
E di dar voce a questi ultimi, senza peraltro ammettere – come dice il signor Montefiori da Parigi - «qualsiasi replica», ecco che si occupano i torquemadisti atlantisti de Linkiesta, riportando per intero lo sterminato comizio del signor Igor Brusilo, dallo scorso 3 marzo nuovo ambasciatore in Italia della junta nazigolpista di Kiev, il quale tuona che «Non si negozia con la Russia» e che «Un’adesione rapida e completa di Kyjiv all’Ue è una garanzia di pace duratura per il continente». Dunque, il signor Brusilo ringrazia l’Italia per esser «stata dalla parte giusta fin dall’inizio, da quando la Russia ha lanciato la sua guerra di aggressione non provocata». Nelle ultime cinque parole c'è l'intero nodo della questione del conflitto in Ucraina: un “aggressore” e un “aggredito” e una “guerra non provocata”: gettiamo in faccia al signor Brusilo e ai suoi chierichetti de Linkiesta una semplice osservazione di Lenin, satanicamente inviso al primo e ai secondi: «Vivevano i popoli in pace e poi si sono azzuffati! Come fosse vero! Davvero si può spiegare la guerra senza metterla in relazione con la precedente politica di quello stato, di quel sistema di stati, di quelle classi?». Se, come afferma il signor ambasciatore, «ogni azione genera una reazione», come mai lui e i suoi italici adoratori non fanno cenno della situazione strategico-politica degli anni precedenti il febbraio 2022? No: così, di punto in bianco, a quelli del Cremlino è saltato il pallino di attaccare la povera Ucraina, in nulla colpevole e del tutto estranea alle mire di espansione USA-UE-NATO. No, solo un malvagio e luciferino “aggressore” e un benemerito e innocentissimo “aggredito” e siccome, tuona il signor Brusilo, gli europei hanno «sostenuto l’Ucraina nella guerra ingiustificata della Russia perché l’Ucraina è diventata la vittima ed era moralmente corretto fornire tale sostegno contro l’aggressore», oggi dovete continuare a sostenere la guerra, perché «una pace alle condizioni della Russia legittimerà la sua aggressione» e poi una «nuova aggressione inizierà prima che l’Europa diventi pienamente autosufficiente nell’industria della difesa e nel settore della sicurezza».
Ma non è solo l'Ucraina a essere oggetto delle brame russe di conquista: «lo sanno bene i Paesi che hanno già sperimentato l’aggressione russa: gli Stati baltici, la Finlandia, la Polonia, l’Ucraina» e, come vaticina da tempo Andrius-Merlino-Kubilius, “tra cinque anni, o forse anche prima”, la Russia attaccherà “un paese europeo, o forse più di uno”. Per inciso, dato che il signor Brusilo cita paesi che, a suo dire, «hanno sperimentato l'aggressione russa», avrebbe dovuto inserire nel numero anche la Germania nazista, “aggredita” dall'Esercito Rosso che, prima di arrivare all'Elba, aveva sbaragliato le formazioni filo-naziste dei paesi baltici, della Finlandia e dei komplizen filo-hitleriani delle bande di OUN-UPA ucraine.
La guerra deve proseguire e l'Europa deve continuare a mandar soldi e armi a Kiev, perché, assicura il novello vate, la «pace alle condizioni della Russia aprirà la strada al suo dominio su almeno metà dell’Europa». Al contrario, pompando risorse ai majdanisti di Kiev, con ciò stesso l'Europa irrobustisce il “vallo europeo” a difesa dei valori liberal-cristiani, contro le mire barbaro-asiatiche del Cremlino: sostenendo l'Ucraina, voi europei «state riducendo i vostri stessi rischi».
E non è vero che «la Russia sia indebolita dalla guerra contro l’Ucraina e non rappresenti alcuna minaccia per l’Europa e in particolare per i Paesi del fianco orientale della Nato». Dal momento che Kiev è stretta nella morsa della carenza di armi e allentamento del sostegno militare e economico USA, Bruxelles non deve cedere alla tentazione di avviare «una politica di riavvicinamento e la ripresa dei legami economici» con la Russia e dovete impedire che essa ottenga «al tavolo dei negoziati una vittoria che non è riuscita a ottenere sul campo di battaglia».
Quindi, il «sostegno finanziario e militare all’Ucraina rafforza la sicurezza dell’Europa già ora. La stabilità a lungo termine richiederà un aumento significativo di questo sostegno... Queste spese non possono essere evitate e devono essere spiegate chiaramente agli elettori se si vuole preservare l’Europa come progetto di prosperità economica e pace». Nella sua ottusità, il signor Brusilo forse non ha chiaro che non c'è bisogno di «spiegare agli elettori» cosa significhino quelle spese: gli “elettori”, come li definisce lui, cui è estranea, da euro-golpista, ogni visione di classe, conoscono purtroppo benissimo il costo che le masse popolari sono costrette loro malgrado a pagare, in termini di servizi sociali, perché la cosiddetta “Europa” prosegua sulla strada del confronto militare con la Russia.
Sorvoliamo, per brevità – se ne è parlato altre volte – sulla stantia omelia del “Memorandum di Budapest” e la “povera” Ucraina, che sarebbe stata “tradita” dagli stati firmatari di quel memorandum. Nemmeno il golpe squadrista del 2014, vorremmo dire al signor Brusilo, è però affare da tralasciare quando si parla di quelle intese sottoscritte nel 1994, che non presupponevano certamente un'Ucraina dai connotati nazisti e terroristici, in particolare nei confronti della propria popolazione residente in Donbass.
In conclusione e superando i dolori di stomaco nel dover scorrere per intero le giaculatorie del signor Brusilo, rimane solo da accennare alla stoccata assestata, indirettamente agli USA e direttamente a circa il 70% della popolazione ucraina, che vedono nella “perdita” di alcuni territori dell'Ucraina sudorientale, abitati da popolazione russofona, una condizione auspicabile per porre fine alla guerra. È così che il signor ambasciatore inveisce contro chi tenta di «convincere l’Ucraina a riconoscere legalmente l’annessione dei suoi territori, e il riconoscimento di tale annessione da parte di altri Stati». Evidentemente, il fatto di rivolgersi a un pubblico compiacente – è intervenuto in diretta video durante l’incontro “L’Europa, l’Ucraina e la libertà di pensiero”, promosso a Milano da Parlamento e Commissione europea: una “garanzia”, sì, ma di pensiero unico liberal-guerrafondaio – lo ha spinto ad assicurarsi quel po' che rimane di sostegno finanziario e militare europeo al regime nazi-golpista, stante l'incertezza dell'appoggio statunitense, prendendo così le distanze, anche senza nominarli direttamente, dagli americani, battendo oltretutto di nuovo sulla questione della Biennale di Venezia, a suo dire una «via sbagliata che porta da nessuna parte».
Stia pure tranquillo, il signor Brusilo: se a proposito della Biennale può contare sui sermoni inquisitori di individui come i signori Carlo Calenda o Pina Picierno, a livello più generale sono sempre di “scolta a poppa” i corrispondenti esteri del Corriere della Sera, integri nel vigilare che non si offra «spazio alle menzogne del Cremlino».
Fonte:
https://www.linkiesta.it/2026/03/europa-difesa-ucraina-senza-illusioni/
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