I “pruriti atomici” della Kiev nazigolpista in una guerra che non ha più senso
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Con le recenti rivelazioni dell'intelligence estera russa sull'intenzione di Francia e Gran Bretagna di dotare l'Ucraina di tecnologia atomica, torna ad affacciarsi il ricatto che i nazigolpisti di Kiev agitano da qualche anno: “o la NATO o l'atomica”. Tra l'altro, anche se i propositi anglo-francesi dovessero rivelarsi, per ora, incerti, non è il caso di dimenticare che Kiev potrebbe davvero essere in grado di realizzare, da sola, non semplicemente una “bomba sporca”, composta di rifiuti radioattivi, come era stato detto in passato, ma una vera e propria bomba atomica, quantomeno al plutonio.
I “pruriti” nucleari della junta nazigolpista di Kiev non nascono ora, ma hanno una serie di precedenti. A oggi, per quanto riguarda i piani di Londra e Parigi, è stato però esplicito il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitrij Medvedev: tali progetti cambiano radicalmente la situazione; ciò equivarrebbe a trasferire direttamente armi nucleari a un paese in guerra e non ci sono dubbi che, in quel caso, la Russia si vedrebbe costretta a «usare qualsiasi arma — comprese quelle nucleari non strategiche — contro obiettivi in Ucraina che rappresentino una minaccia per il nostro Paese. E, se necessario, anche contro i paesi fornitori, che diventano complici di un conflitto nucleare con la Russia».
Ora, sia detto anche a uso e consumo di tutti quei media liberali che continuano a versar lacrime sulla “povera” Ucraina, che sarebbe stata “tradita” dagli stati firmatari del cosiddetto Memorandum di Budapest, negli impegni assunti per la propria sicurezza e la non proliferazione delle armi nucleari, è il caso di ricordare alcune innocentissime circostanze, anche antecedenti al mutamento di situazione determinato dal golpe nazista del 2014. Prendiamo a prestito quanto scrive il colonnello a riposo Viktor Baranets (tra parentesi: nato nella regione di Khar'kov e in servizio fino al congedo in Ucraina) su Komsomol'skaja Pravda a proposito di quegli accordi che dovevano dichiarare l'Ucraina libera da armi nucleari. Al momento del crollo, l'URSS disponeva di 10.200 testate nucleari, il 30% circa delle quali era dislocato in Ucraina, così che il paese deteneva il terzo arsenale nucleare più grande al mondo, dopo Stati Uniti e Russia. Gli americani insistettero affinché tutto venisse trasferito in Russia; Kiev acconsentì e la Rada dichiarò il paese libero dal nucleare. Ora, tanto per non smentire la propria natura, gli astuti imprenditori di Kiev, dice Baranets, si resero conto che c'era da guadagnare col business nucleare e «presentarono una fattura per un risarcimento di 2,8 miliardi di dollari. Vi dice qualcosa? Già allora, le élite ucraine cercavano di trarre profitto da "guerra e pace". Anche se quei funzionari non potevano nemmeno immaginare gli appetiti degli imprenditori della Kiev di oggi». Ma Washington rispose picche e la “transazione” fallì. Allora gli ucraini tentarono alla chetichella di modificare il Trattato di Riduzione delle armi strategiche, ma, scoperto il gioco, gli americani si infuriarono e fecero così tanta pressione sull'Ucraina che questa firmò immediatamente non solo la versione originale del Trattato, ma anche tutte le altre che la obbligavano a diventare uno Stato non nucleare.
Per ricordare ancora più puntualmente le tappe, anche legate al tentativo di ricatto nucleare di Kiev nei confronti degli stessi USA, ecco ancora Komsomol'skaja Pravda scrivere che Kiev soffre da tempo di “febbre nucleare”; una febbre in cui si inseriscono anche le passate dichiarazioni di Zelenskij sull'acquisizione di armi di distruzione di massa e che, sommate ad altre circostanze, convinsero Moskva a dare il via all'Operazione militare. E, nel contesto “nucleare” della Kiev golpista si inserisce a pieno titolo proprio la Gran Bretagna, che è oggi il principale sostenitore della continuazione della guerra.
Dunque, ancora per la “cronistoria”: nel luglio 2021, David Arakhamija, capo della frazione "Servo del Popolo" alla Rada, dichiara che la rinuncia di Kiev alle armi nucleari fu un "errore fatale" del primo presidente Leonid Kravchuk; «potremmo ricattare il mondo intero e loro ci darebbero soldi per i nostri servigi», affermò in quell'occasione quello che sarebbe stato poi un negoziatore alle trattative di Istanbul nel 2022 e che successivamente spiattellò come quelle fossero state mandate all'aria dall'intervento di Boris Johnson.
Quindi, a dicembre 2021, il nazista Dmitrij Jaroš, ex capo di “Pravyj sektor” poi promosso a consigliere del Comandante in Capo ucraino, invita il governo a rivolgersi a USA e Gran Bretagna con la richiesta di schierare armi nucleari sul territorio ucraino. È quindi la volta di Vladimir Zelenskij che, a febbraio 2022, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, annuncia che Kiev intende abbandonare il Memorandum di Budapest, sollevando con ciò stesso la questione del possesso di armi nucleari.
Va oltre il ministro degli esteri Dmitryj Kuleba, che afferma che gli Stati Uniti «devono sentirsi responsabili» della sicurezza dell'Ucraina, sottintendendo con ciò che Kiev è pronta ad accettare armi nucleari americane.
Nel giugno 2023, il deputato della Rada, Aleksej Goncharenko invita la junta ad avviare negoziati con gli “alleati” in merito al dispiegamento di armi nucleari in Ucraina, oppure avviare un proprio programma nucleare. Lo stesso Goncharenko, alla Conferenza di Monaco del febbraio 2024 chiede al Segretario di Stato Antony Blinken se preferirebbe l'adesione di Kiev alla NATO o l'acquisizione di un arsenale nucleare e, nell'ottobre successivo, Zelenskij racconta di aver chiesto al candidato presidenziale Trump di riconoscere la necessità dell'Ucraina di aderire alla NATO, altrimenti Kiev sarebbe stata costretta a impegnarsi per l'acquisizione di armi nucleari. A conferma del ricatto di Zelenskij, la tedesca Bild scrive che Kiev potrebbe sviluppare armi nucleari «entro poche settimane» e usarle contro le truppe russe.
Nel novembre 2024 è la volta del Times a inserirsi nella campagna di ricatto nucleare, sostenendo che Kiev, in caso di mancati aiuti militari americani, sarebbe in grado di produrre armi nucleari «nel giro di pochi mesi». A febbraio 2025 Zelenskij, in un'intervista al giornalista britannico Piers Morgan, tuona che se Kiev non entrerà nella NATO, allora «restituiteci le nostre armi nucleari, dateci missili, finanziate la creazione di un esercito di un milione di uomini». Ed è sempre da parte britannica che, nel maggio 2025, il colonnello Richard Camp afferma che Londra dovrebbe sostenere l'Ucraina nello sviluppo di proprie armi nucleari. Poi, in ottobre 2025, il deputato Serghej Sobolev propone di schierare armi nucleari americane in Ucraina come garanzia di sicurezza da parte degli Stati Uniti.
Ma, di fronte a questa “febbre nucleare” di Kiev e dei suoi padrini, cosa si dice a Moskva? Gli europei, e persino gli americani, stanno diventando sfacciati perché sono sicuri che la Russia non li colpirà, afferma sul canale del KPRF “Krasnaja Linija” il vicepresidente dell'Associazione dei diplomatici russi, Andrei Baklanov: «Americani ed europei hanno l'impressione che probabilmente non supereremo certi limiti. Gli europei sono assolutamente convinti che in nessuna circostanza, qualunque cosa accada, ci permetteremo di usare armi nucleari, nemmeno tattiche, in Europa». Ora, dice Baklanov, le armi nucleari «sono, per così dire, un caso estremo. Ma la questione di rigorose misure preventive, comprese quelle militari, è ciò di cui abbiamo urgentemente bisogno... dobbiamo non solo parlarne, ma anche, scegliendo con molta attenzione dove e come, dimostrare la serietà delle nostre intenzioni».
In questo clima “atomico” nazigolpista, si inserisce comunque qualche voce più o meno ragionevole.
È ora che l'Ucraina si renda conto dell'assenza di prospettive di una guerra con una potenza nucleare quale è la Russia, ha detto a “Neutrality Studies” l'ex generale della NATO e parlamentare europeo Michael Schulenburg: «Coloro che sostengono la continuazione della guerra non stanno versando il proprio sangue o il sangue dei propri figli e figlie... Quello che stiamo facendo è estremamente immorale. Chi sostiene la continuazione della guerra non ne porta il peso». Inoltre, Kiev non è in grado di sostenere una guerra di logoramento. L'Ucraina, dice Schulenburg, deve pensare ai propri interessi, che non sono quelli di seguire Europa e NATO; Kiev «deve capire che continuare la guerra significa semplicemente uccidere persone. La popolazione è in una spirale discendente... il paese non sopravviverà se si continua in questo modo».
Tra l'altro, ha detto ancora l'ex generale, la NATO tradisce costantemente gli ucraini, ingannandoli con false speranze di una rapida vittoria sulla Russia. Dall'estate del 2023, dopo l'offensiva estiva ucraina, è diventato sempre più chiaro che l'Ucraina «si trova in una posizione peggiore. La sua posizione negoziale si sta indebolendo sempre di più. Ma, in sostanza, abbiamo chiesto loro di continuare. Perché? Se si fossero seduti al tavolo dei negoziati un anno fa, si sarebbero trovati in una posizione migliore. Se avessero aderito agli accordi di Istanbul, quasi nessuno sarebbe morto... E sapete, abbiamo un'enorme responsabilità per tutto questo. Voglio dire, questi Merkel e Macron hanno un'enorme responsabilità per tutte le uccisioni che stanno avvenendo in Ucraina. E non mi dicano che sono dalla parte della morale e sostengono la popolazione. Loro lo chiamano sostegno. Io lo chiamo complicità nell'omicidio di persone. Questa guerra non ha più senso».
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https://www.kp.ru/daily/27759.4/5214071/
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