Le Forze armate yemenite hanno annunciato di aver colpito diversi obiettivi lungo le rotte di rifornimento e trasporto del greggio che collegano l’est della Arabia Saudita al porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Secondo Sana’a, l’operazione sarebbe stata condotta con diversi droni in risposta alle violazioni dello spazio aereo yemenita da parte di velivoli sauditi. Gli effetti sul traffico petrolifero non hanno tardato a manifestarsi. Secondo l’analisi della società Windward sui dati Vortexa, i volumi di carico nel porto industriale di Yanbu sono diminuiti di circa il 40%, passando da 5,16 milioni a 3,09 milioni di barili al giorno dopo il 19 luglio.
Il monitoraggio satellitare avrebbe inoltre rilevato un cambiamento nelle operazioni delle petroliere: molte navi hanno spento i sistemi di identificazione automatica durante le soste in porto, nel tentativo di evitare di essere individuate. Il blocco imposto da Ansar Allah ha costretto Riyadh a utilizzare percorsi alternativi, facendo aumentare i flussi attraverso l’oleodotto SUMED in Egitto e poi verso l’Asia circumnavigando il continente africano.
Una deviazione che ha comportato costi aggiuntivi: una compagnia energetica sudcoreana avrebbe pagato circa 18,5 milioni di dollari per una singola spedizione, con un sovrapprezzo stimato di circa 9 dollari al barile rispetto ai normali costi di trasporto. Fonti citate da Al Mayadeen riferiscono inoltre che negli ultimi giorni tre petroliere saudite sarebbero state colpite e 16 navi respinte dal passaggio nel Mar Rosso. Secondo le stesse fonti, dall’inizio del blocco navale yemenita nessuna petroliera saudita avrebbe attraversato lo stretto di Bab al-Mandab.
La crisi conferma il ruolo strategico dello Yemen negli equilibri energetici regionali: il controllo delle rotte del Mar Rosso continua a rappresentare un fattore decisivo per il commercio globale del petrolio.
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