Loretta Napoleoni - HTS e le incognite sul futuro della Siria

09 Dicembre 2024 07:00 Loretta Napoleoni

In un'ottica di costruttivo stimolo del dibattito sulle vicende siriane e per comprendere gli sviluppi futuri nel paese dopo la dissoluzione della Repubblica araba siriana con la storica sconfitta per Russia, Iran e in generale l'"asse della Resistenza", pubblichiamo questo editoriale in esclusiva di una delle massime esperte mondiali di terrorismo internazionale: Loretta Napoleoni. Pur non condividendone completamente il contenuto, si tratta di un testo che offre molti nuovi strumenti di comprensione per chi, l'AntiDiplomatico compreso, e' rimasto totalmente sorpreso e spiazzato dagli ultimi eventi.

Buona lettura.

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di Loretta Napoleoni, 9 dicembre 2024


Sulla strada per Damasco Abu Mohamad al Jowlani, nato Ahmad Huseyn al Shara, ed i jihadisti diventati ribelli di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) forse hanno scritto un nuovo capitolo della storia dello stato arabo. E’ il capitolo che piu’ di una generazione aspettava di leggere, quello che racconta la formazione del primo stato arabo moderno.

Siamo nei primi anni del diciannovesimo secolo, intellettuali ed attivisti arabi iniziano a guardare alla formazione degli stati europei con ammirazione, un fervore che produce il sogno del moderno stato arabo. Questo movimento prende il nome di al Nahda, il risveglio, la rinascita, un illuminismo politico dal quale scaturisce una critica profonda dell’impero Ottomano, potenza oppressiva in gran parte del mondo arabo. Intellettuali e teologi iniziano a guardare all’Islam, alla grande civiltà del Califfato di Cordoba come fonte di ispirazione per formulare la teoria dello stato arabo moderno. Questo processo dovrebbe mondarlo dall’influenza ottomana, i.e. dalla corruzione alla decadenza di questo regime.

L’arrivo di Napoleone in Egitto e la colonizzazione europea frantumano l’ammirazione per il modello politico europeo ma sarà la rivoluzione egiziana e l’avvento del nazionalismo arabo di Nasser a trasformare l’occidente nel nemico. Il motivo? La manipolazione della Fratellanza Mussulmana. Una volta preso il potere anche grazie all’appoggio dei membri di questa organizzazione, Nasser ne imprigiona e condanna a morte i vertici.

Dalla prigione dove aspetta l’esecuzione, Sayyed Qutb, teorico dei Fratellanza Mussulmana, riformula il concetto di al Tawhid, l'unità divina e assoluta di Dio, conferendogli una distinta identità politica. "Dio è la fonte del potere", scrive Qutb "non il popolo, non il partito né alcun essere umano". Questa nozione, nota come il principio del governo di Dio, proietta l'Islam al centro dell'arena politica, i cui confini sono rigorosamente definiti dall'interpretazione degli insegnamenti del Profeta. Il messaggio di Qutb e’ di totale separazione dalla politica secolare ed in stile occidentale abbracciata da Nasser e, allo stesso tempo, suona come un'esortazione a purificare l'Islam da qualsiasi influenza esterna, inclusa quella degli uomini. Ogni allontanamento dal principio del governo di Dio, scrive, è un atto di apostasia (kufr). Da allora il nazionalismo arabo non si e’ piu’ ripreso.

Il resto della storia lo conoscono tutti, le parole di Sayyed Qutb diventano un tarlo che erode la laicità del sogno dello stato arabo moderno, produce l’aberrazione del jihadismo, il proliferare delle guerre per procura, il terrorismo del fondamentalismo islamico. In nome di Dio tutto diventa possibile anche e soprattutto la deumanizzazione del nemico. E così assistiamo ai riti del taglio delle teste, alla crocefissione pubblica degli apostati, agli stupri per disseminare lo sperma jihadista.

I membri di HTS e lo stesso al Jawlani sono passati per questo inferno. Tutti provengono dalla nebula jihadista della guerra civile siriana e del conflitto iracheno, al Jawlani ha anche militato accanto ad al Zarqawi in Iraq, ha condiviso la prigione a camp Bucca con al Baghdadi, tutti hanno assistito alle atrocità commesse ed e’ per questo che non e’ facile credere al messaggio di riconciliazione e tolleranza che da Damasco ripetono. Una volta jihadista sempre jihadista, pensa la gente.

Ma come tutte le generalizzazioni anche questa potrebbe essere sbagliata. Cio’ che veramente conta nei grandi cambiamenti politici non e’ il percorso ma il risultato e questo dipende sempre dal tempismo delle decisioni dei grandi leader. Al Jawlani ha dimostrato di essere uno stratega politico su tutti i fronti. Ha creato una forza politica che ha dimostrato di saper gestire piccole realta’ locali nel nord della Siria e si e’ autofinanziato; ha saputo aspettare il momento giusto per lanciare la sua offensiva militare, i.e. quando l’erosione interna aveva completamente spolpato il regime di Assad ed Israele aveva indebolito gli Hezbollah in Libano; ma soprattutto sembra voler chiudere il cerchio del jihadismo riconciliandolo con il sogno del nazionalismo arabo.

È presto per esprimere un giudizio, conquistare Damasco e’ stato facile in confronto a quello che al Jawlani ed i suoi ribelli del HTS hanno davanti, i.e. la reazione di un nuovo stato. Ma il messaggio di tolleranza ripetuto piu’ volte, una sorta di mantra di riconciliazione, l’alito nazionalista, la conquista territoriale senza sponsorizzazioni, la proibizione di rappresaglie e vendette, le rassicurazioni alle potenze internazionali, l’atteggiamento positivo nei confronti della Russia e dell’Iran, i grandi difensori del regime di Assad, fanno pensare che la nuova Siria non ha nulla a che spartire con il califfato dell’ISIS. La nuova Siria potrebbe finalmente trasformare il sogno formulato da al Nahda in uno stato arabo moderno, uno stato di diritto, indipendente al centro di una regione calda che la sua presenza potrebbe aiutare a freddare.

Se cosi’ fosse al Jawlani ed i ribelli del HTS uscirebbero dalla classificazione terrorista ed entrerebbero nella hall dei padri della patria, accanto a personaggi come George Washington, Mao, Fidel Castro e Nelson Mandela.

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