Le parole del ministro degli Esteri cinese Wang Yi sul riemergere di pericolose tendenze militariste in Giappone, pronunciate alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, hanno acceso il dibattito internazionale e raccolto un lungo applauso in sala. La reazione di Tokyo non si è fatta attendere: il ministero degli Esteri giapponese ha protestato formalmente, parlando di affermazioni “inappropriate”.
Intervenendo alla sessione “China in the World”, Wang ha respinto l’idea che l’Asia-Pacifico sia una regione sempre più instabile, sottolineando come l’Asia resti complessivamente pacifica e come la Cina svolga un ruolo di pilastro della stabilità regionale. Allo stesso tempo, ha invitato alla vigilanza verso segnali preoccupanti provenienti dal Giappone, citando in particolare le dichiarazioni del primo ministro nipponico sulla possibilità di un intervento militare in caso di crisi nello Stretto di Taiwan. Secondo Wang, si tratterebbe di una rottura senza precedenti nel dopoguerra, in contrasto con la sovranità cinese e con gli impegni politici assunti da Tokyo. “La Cina non lo accetterà, né lo accetteranno 1,4 miliardi di cinesi”, ha avvertito.
Dopo il discorso, Tokyo ha reagito con una presa di posizione ufficiale e una protesta diplomatica. Il ministro degli Esteri Motegi Toshimitsu ha ribadito la linea del governo, definendo le accuse cinesi infondate. Per l’analista Lü Chao, però, la risposta giapponese è apparsa poco misurata sul piano del decoro diplomatico. A Monaco, Wang ha anche messo a confronto il modo in cui Germania e Giappone hanno fatto i conti con il proprio passato bellico, lodando Berlino per la condanna del nazismo e criticando Tokyo per le visite al santuario che onora criminali di guerra.
Un tema che, secondo Pechino, resta alla radice delle tensioni. L’eco dell’intervento è stata ampia: dal Japan Times a Bloomberg, fino ai media sudcoreani. Un segnale, secondo gli osservatori cinesi, che la preoccupazione per il riarmo giapponese è condivisa e che parlare apertamente di questi rischi sulla scena internazionale non solo è necessario, ma trova ascolto.
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