Il Montenegro invia truppe per aiutare l'Ucraina: pronti a diventare parte della NATO. Mentre nella vicina Croazia il presidente Milanovic ha posto il veto all’invio di soldati croati in Ucraina, è arrivata la notizia che il Montenegro ha accettato la partecipazione alla missione NATO.
Come ha riportato il giornalista di RTBalkan, Z. Saponjic, in un vertice a Washington, è stato concordato che le 32 nazioni membri della NATO devono inviare truppe per aiutare l’Ucraina e tra queste c’è il Montenegro, come ha confermato il vicepresidente del comitato militare della NATO Andrew Rolling. “Il Montenegro, per quanto risulta, non ha fatto alcuna obiezione a questa missione, sono sicuro che vi parteciperà…Spero che in Montenegro, ma anche con altri membri della NATO, raggiungeremo l’obiettivo di rendere l’industria della difesa in grado di garantirsi le proprie necessità e che il nostro approvvigionamento sia entro i giusti termini e con giuste attrezzature, che siano interoperabili tra gli alleati", ha detto Rolling in un'intervista al giornale Pobjeda di Podgorica.
Il giornalista e intellettuale di Podgorica, Milutin Micovic ha dichiarato “…Il Montenegro, adempiendo al suo obbligo nei confronti dell’Alleanza, entra simbolicamente in una spudorata vergogna nazionale e storica…”.
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Non è facile per le persone in Montenegro parlare di questo argomento. Esistono ancora i ricordi e i bombardamenti del 1999, d'altra parte, il coinvolgimento del Montenegro dalla parte della NATO nella guerra in Ucraina non è solo una questione politica. Si tratta anche di identità storica, cuore e anima, legami secolari con il popolo russo. Ogniqualvolta è stato in difficoltà nel corso della storia, il Montenegro ha sempre cercato aiuto a San Pietroburgo o a Mosca, non a Washington, Berlino o a Bruxelles, e questo è un fatto.
Micovic, ha aggiunto che "… il Montenegro, unendosi alla NATO, ha accettato di lavorare contro la sua storia, contro la sua natura libertaria e contro il suo popolo...la verità è che, non è entrato nella NATO per plebiscito, ma per volontà di un partito che ha ghermito il popolo montenegrino e poi portato nell’alleanza NATO, pur essendo esso un amico storico della Russia".
Gore Vladislav Dajkovic, consigliere comunale di Podgorica e fondatore del partito “Montenegro Libero”, ha dichiarato: “… montenegrini non alzate la mano contro coloro che vi hanno nutrito e difeso nel corso della storia…Con l’entrata del paese nella NATO, tutti i principi di democrazia, etica, moralità sono stati calpestati, oltre al nostro onore, e abbiamo perso la faccia. inserendoci in quel blocco, che vent’anni fa, sanguinosamente e sconsideratamente, al di fuori della licenza del Consiglio di Sicurezza, ha bombardato e ucciso i nostri bambini, il Montenegro ha toccato il fondo…”, ha detto Dajkovic.
Il presidente del Partito Democratico del Popolo (DPN) Milan Knezevic ha detto, dopo i primi annunci sull'invio di militari montenegrini per addestrare l'esercito ucraino, che a questo punto il "Montenegro potrebbe diventare un obiettivo legittimo per la Russia in caso di un'escalation della guerra in Ucraina", invitando il governo a fare marcia indietro. “…Non mi auguro uno scenario con questo conflitto geopolitico. Sosterrò che i nostri soldati non vadano in alcun fronte che, Dio non voglia, provocherebbe la loro morte o trasformazione del nostro paese come obiettivo geopolitico della Russia o di chiunque altro. Inoltre, conoscendo il Montenegro mi appello al nostro Ministro della Difesa, di smettere con dichiarazioni guerrafondaie e anti-russe, anche perché con questi nostri soldati, non possiamo nemmeno andare a caccia di conigli… “, ha detto Knezevic.
All’inizio dell’anno scorso, il Ministero della Difesa montenegrino aveva annunciato che il Montenegro aveva inviato aiuti umanitari all’Ucraina in sette occasioni, così come attrezzature militari, munizioni e armi per un valore di 10 milioni di euro.
L’ambasciatrice degli Stati Uniti a Podgorica, J.R. Reinke, ha sottolineato le preoccupazioni perchè nel paese balcanico, ci sono ancora troppe parti che vogliono dissuadere il Montenegro dai suoi veri obiettivi e che osteggiano le scelte governative ed atlantiche.
Questo è riferito anche alla preoccupazione sul ruolo e influenza della Chiesa ortodossa serba e delle sue posizioni storicamente ed identitariamente vicine al “mondo russo”, su una estesa parte della popolazione e sui processi politici in Montenegro, spesso anche su figure all’interno del governo, come si è dimostrato recentemente, con le polemiche riguardanti il divieto governativo per l'erezione di un monumento al metropolita Amfilohije, che per la Reinke, hanno confermato le preoccupazioni.
A cura di Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado Italia
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