Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promesso in un discorso tenutosi nella tarda serata del 27 gennaio che Tel Aviv manterrà il "controllo di sicurezza" di Gaza, sottolineando al contempo che non ci sarà alcuna ricostruzione finché la resistenza non sarà disarmata.
"Israele manterrà il controllo di sicurezza sull'intera area dal fiume Giordano al mare, e questo vale anche per la Striscia di Gaza", ha affermato Netanyahu, sottolineando che uno stato palestinese "non si realizzerà".
"Ora ci stiamo concentrando sul completamento delle due missioni rimanenti: smantellare le armi di Hamas e smilitarizzare Gaza dalle armi e dai tunnel", ha aggiutno.
"Come concordato con il Presidente [degli Stati Uniti] [Donald] Trump... ci sono solo due possibilità: o questo avverrà nel modo più facile, o sarà fatto nel modo più difficile, ma in ogni caso, accadrà. Sento già dichiarazioni secondo cui consentiremo la ricostruzione di Gaza prima della smilitarizzazione. Questo non accadrà".
Ha anche ribadito che il valico di frontiera di Rafah "sarà aperto in entrambe le direzioni" quando riprenderà presto le sue attività.
Israele ha ritardato l'apertura del valico da quando è stato raggiunto il cessate il fuoco in ottobre e Tel Aviv ha recentemente dichiarato che non sarebbe stato aperto finché non fosse stato recuperato l'ultimo prigioniero morto, il cui corpo è stato trovato lunedì.
Il premier israeliano ha confermato di non conoscere il numero esatto di persone che potranno entrare nella Striscia una volta aperto il valico. Ha stimato "50 persone più i familiari in arrivo", aggiungendo che "non impediremo a nessuno di andarsene".
“Non ci sarà libero accesso, non sarà aperto alle merci… La gente esce, la gente entra, ma vengono controllati, controllati a fondo [da Israele].”
Secondo un recente articolo della Reuters, Israele sta lavorando per garantire che il numero di coloro che escono dal valico di Rafah sia maggiore di coloro che entrano, nel tentativo di facilitare l'esodo dei palestinesi da Gaza e di effettuare una pulizia etnica nella Striscia.
Netanyahu ha inoltre promesso che Tel Aviv impedirà alle forze turche e qatariote di partecipare alla Forza internazionale di stabilizzazione (ISF).
In una dichiarazione controversa che ha suscitato la condanna di diversi ex funzionari del governo statunitense, il primo ministro ha affermato che l'embargo sulle armi imposto dall'ex presidente statunitense Joe Biden ha causato la morte di soldati israeliani.
Durante la presidenza di Biden sono stati forniti miliardi di dollari in aiuti militari a Israele.
Inoltre, Netanyahu ha affermato che si assicurerà che ad Hamas non sia in alcun modo consentito di stabilire una presenza all'interno del nuovo governo sostenuto dagli Stati Uniti che si sta formando a Gaza, in seguito alle segnalazioni secondo cui il gruppo starebbe cercando di incorporare migliaia di membri delle sue forze di polizia.
Hamas ha accettato di cedere la governance al nuovo comitato.
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L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità
Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.
LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA
Pasquale Liguori
Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.
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