Un recente rapporto di Amnesty International ha messo in luce una linea di forte fermezza adottata dalle università del Regno Unito nei confronti di studenti e docenti che esprimono solidarietà alla causa palestinese e si oppongono all'azione militare israeliana a Gaza. L'analisi, che prende in esame decine di casi verificatisi tra la fine del 2023 e la seconda metà del 2025, evidenzia l'uso sistematico di misure punitive quali divieti di accesso ai campus, ingiunzioni legali, sorveglianza attiva e lunghi procedimenti disciplinari per arginare le manifestazioni pacifiche.
Gli accertamenti dell'organizzazione mostrano come i provvedimenti abbiano colpito anche condotte di per sé pacifiche, inclusa la semplice esposizione di simboli come la kefiah o la partecipazione a cori di protesta, interpretati dai vertici accademici come atti di disturbo pur in assenza di danni o minacce concrete. Le ripercussioni più gravi hanno interessato gli studenti e il personale di origine araba, musulmana o palestinese, sottoposti a controlli sproporzionati, nonché i cittadini internazionali in possesso di visto, la cui permanenza nel Paese è stata messa a rischio dalle procedure disciplinari. In diversi casi è emersa persino la creazione di dossier riservati sulle attività degli studenti, raccolti senza consenso e resi inaccessibili ai diretti interessati.
Tra gli atenei coinvolti figurano prestigiosi istituti come Oxford, Cambridge e la London School of Economics. In quest'ultima, comunicazioni interne avrebbero liquidate le mobilitazioni studentesche con toni svalutativi, equiparandole a proteste infantili. Secondo l'organizzazione per i diritti umani, la linea rigorosa risponde a un preciso orientamento di settore, alimentato da direttive governative, pressioni esterne e dall'applicazione delle normative antiterrorismo, di cui si chiede ora l'abolizione nell'ambito educativo.
Amnesty International sottolinea come molte delle restrizioni adottate violino gli obblighi vincolanti degli atenei in materia di diritti umani, avendo limitato in modo sproporzionato e discriminatorio la libertà di espressione e di manifestazione. Il clima di forte rigore ha finito per generare un marcato effetto deterrente all'interno del mondo accademico britannico, spingendo molti a rinunciare al dibattito pubblico per il timore di conseguenze sul piano disciplinare, professionale o d'immigrazione.
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