Una tempesta di reazioni internazionali ha travolto il presidente Donald Trump dopo un duro attacco a Papa Leone XIV, accompagnato dalla diffusione di un’immagine in cui si raffigura come Gesù Cristo. L’episodio, avvenuto nel giorno del Lunedì dell’Pasqua ortodossa, ha suscitato indignazione trasversale, tra accuse di “delirio” e di pericoloso “complesso messianico”. Lo scontro arriva pochi giorni dopo le parole del Pontefice contro la guerra statunitense in Iran, definita “moralmente inaccettabile” e contraria al diritto internazionale.
Una critica che ha innescato la reazione di Trump, il quale ha attaccato apertamente la guida spirituale di oltre un miliardo di cattolici. Le condanne sono state immediate. Il senatore Mark Kelly ha definito “aberrante” l’attacco al successore di Pietro, collegandolo alle conseguenze della guerra in Iran. Anche la deputata Pramila Jayapal ha parlato di dichiarazioni “inquietanti”, mentre l’analista Larry Sabato ha denunciato una “arroganza monumentale”.
Critiche sono arrivate persino da ambienti vicini all’ex presidente. Marjorie Taylor Greene ha sottolineato la gravità dell’attacco, evidenziando il legame con la posizione del Papa contro il conflitto. Ancora più dure le parole del gesuita James Martin, che ha definito il gesto “non cristiano”, e del reverendo Benjamin Cremer, che ha parlato apertamente di deriva pericolosa. Secondo diversi osservatori, tra cui il commentatore Pedro L. Gonzalez, il gesto riflette una trasformazione del trumpismo in un vero e proprio culto della personalità, dove la lealtà politica rischia di sostituire quella religiosa.
Nel frattempo, Trump ha ribadito la sua ostilità verso il Papa, accusandolo di posizioni deboli sul nucleare iraniano. Un’escalation che intreccia politica, religione e conflitto internazionale, alimentando un clima sempre più polarizzato e aprendo interrogativi profondi sul rapporto tra leadership politica e valori spirituali.
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