La crisi tra Stati Uniti e Iran entra in una fase ancora più pericolosa dopo la nuova escalation innescata dagli attacchi USA. Le Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno annunciato di aver lanciato la ventiseiesima ondata dell'operazione "Nasr 2", rivendicando attacchi missilistici e con droni contro installazioni militari statunitensi nella regione. Secondo Teheran, tra gli obiettivi colpiti figurano un'unità di guerra elettronica e una torre di controllo del traffico aereo, con danni alle infrastrutture e vittime tra il personale statunitense.
L'IRGC spiega che l'operazione rappresenta una risposta diretta ai nuovi bombardamenti statunitensi contro il territorio iraniano e ribadisce che Washington non potrà sfruttare un eventuale cessate il fuoco per riorganizzare le proprie forze, ricostituire le scorte di carburante e munizioni o preparare nuove offensive. Nell'attacco sono stati impiegati missili Emad, Kheibar-Shekan, Zolfaghar e Fattah, insieme a droni Shahed. Teheran ha inoltre rivolto un duro avvertimento al Regno Unito, accusandolo di aver consentito agli Stati Uniti di utilizzare la base aerea di Fairford per operazioni contro l'Iran.
Secondo la Repubblica Islamica, qualsiasi installazione militare impiegata per lanciare attacchi sarà considerata un obiettivo legittimo, mentre il ministero degli Esteri iraniano ha definito la cooperazione britannica una forma di complicità in un'aggressione illegale. Sul fronte statunitense, il presidente Donald Trump ha dichiarato di essere vicino a decidere un'offensiva militare "più grande di qualsiasi altra vista finora" contro l'Iran. Le sue parole arrivano mentre il segretario di Stato Marco Rubio promette che Teheran "pagherà un prezzo molto alto", confermando la linea della massima pressione. Negli ultimi giorni il confronto è degenerato in un continuo scambio di attacchi. Gli Stati Uniti hanno ripreso il blocco navale dei porti iraniani e minacciano di colpire infrastrutture energetiche, ponti e centrali elettriche se Teheran rifiuterà di negoziare.
L'Iran replica accusando Washington di aver violato gli impegni assunti nel memorandum d'intesa e promette un'ulteriore escalation qualora gli attacchi continuino. Le Guardie della Rivoluzione hanno infine lanciato un monito destinato all'intera regione: se gli Stati Uniti dovessero proseguire l'offensiva, saranno prese di mira infrastrutture petrolifere, del gas, elettriche ed economiche, con l'obiettivo dichiarato di impedire persino l'esportazione di petrolio attraverso il Golfo Persico. Uno scenario che alimenta il timore di un conflitto regionale sempre più esteso e difficile da contenere.
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