di Paolo Desogus*
Non mi aspetto più nulla dall’Unione Europea ormai da molti anni, direi dalla crisi greca. Questo grande carrozzone non è più in grado di esprimere alcuna forma di reale progresso, se non su singole issues. È organicamente un’istituzione neoliberale, fondata su principi economici che mettono al centro di tutto il profitto dei pochi e che negano qualsiasi possibilità di alternativa in favore dei molti.
Nonostante tutto questo l’UE riesce ancora a sorprendermi. Ovviamente in negativo. La lettera redatta da Italia e Danimarca, dove si chiede con urgenza una riunione per affrontare la crisi di Ceuta, in realtà subito rientrata, è stata firmata da ben 20 paesi. Quasi tutta l’UE ha dunque preso per buona la farsa orchestrata da USA e Israele. Ha avallato un’operazione di propaganda vergognosa contro chi ha osato dire la sua sul genocidio a Gaza e la guerra in Iran. Quella lettera infame è per questo un attacco alla Spagna e soprattutto ai principi di democrazia e solidarietà, cioè a due di quei “valori” cardine su cui si fonderebbe questa dannata UE.
In realtà nel nostro continente la solidarietà fa il paio con la pace, che secondo la propaganda ci avrebbe regalato l’UE. Va inoltre insieme alla difesa dei diritti umani e di tutti quei “valori” che astrattamente compaiono ne grandi proclami di Bruxelles, ma che di fatto sono stati tutti traditi, tutti calpestati, tutti negati, soprattutto negli ultimi anni. Lo stesso discorso vale per la democrazia: le idee economiche non conformi a Maastricht in Europa sono bandite.
Il problema dell’UE non è mai stato l’Unghetia di Orban (che, anzi, ha salvato tante volte la faccia ai governi “democratici”) e ora non è nemmeno dovuto a Giorgia Meloni o alle derive autoritarie della Polonia. Il problema dell’UE deriva dalla sua stessa logica fondativa, dalla sua identità neoliberale che ha generato un’antropologia totalmente estranea a ogni principio di umanità, di solidarietà e di fratellanza fra i popoli.
Vorrei del resto ricordare che nella tarda primavera del 2017 il governo Gentomi, non proprio un antieuropeista, chiese aiuto all’UE per l’arrivo in pochi giorni di ben 10mila migranti. La risposta fu picche. Persino Macron, che aveva un rapporto particolare, fin troppo, con Gentiloni, si rifiutò di aiutare l’Italia.
Ma non c’è da sorprendersi: l’UE e questa roba qua. Mi piacerebbe che non fosse così. Ma è inutile raccontarsi ancora bugie. Ed è sciocco pensare che la verità avvantaggi la destra. La destra, anche quella estrema, è la diretta emanazione dell’UE. È parte della sua razionalità politica.
I 20 paesi che hanno firmato la lettera, anche quando guidati da forze di sinistra, come la Danimarca, sono mossi dalle stesse idee di Vannacci. Sono spinti dalla stessa ideologia. Di fatto Vannacci (come Le Pen o altri estremisti) non è un corpo estraneo all’UE. È semmai la sua verità. Vannacci che disprezza gli immigrati anticipa la direzione in cui stanno precipitando i paesi europei. Lo stesso vale per la deriva securtaria interna: la difesa del profitto sopra ogni cosa porta all’ideologia della violenza di Roggero.
L’unico collante vero dell’UE è oggi il sostanziale egoismo dei suoi paesi, il suo ripiegamento nella difesa degli interessi particolari che fanno capo a pochi potentati e che hanno in pugno la Commissione di Von der Leyen.
Sono per queste ragioni molto pessimista. Non vedo una via uscita. La stessa deriva guerrafondaia descrive l’evoluzione tragica del nostro continente.
Anche l’idea di Draghi di eliminare il principio di unanimità nel Consiglio europeo è una scemenza. Se venisse meno quel meccanismo, l’UE finirebbe nel giro di poco tempo. Non solo Francia e Germania, ma nemmeno la Polonia accetterebbe mai di essere messa in minoranza sulle grandi decisioni politiche. Stesso discorso vale per Olanda o Austria e sicuramente per la Spagna (noi no, noi ci sottometteremmo e basta). Sembra paradossale ma proprio perché è la difesa degli interessi egoistici e particolari a tenere insieme l’UE, l’unanimità è l’unico principio possibile dato che garantisce i veti incrociati e dunque la prevalenza del particolare sull’interesse generale. Non è poi così difficile da capire. Persino uno come Draghi ci può arrivare.
L’unico modo per venirne fuori è l’abbandono del neoliberismo, cioè qualcosa di impossibile. E non perché prima c’era Orban e ora c’è Meloni, ma perché la stessa Germania si rifiuta strenuamente di rinunciare all’ideologia che ha permesso di imporre la sua supremazia sul continente.
Nel dopoguerra sarebbe stato meglio dar retta a Kojève. Non avremmo avuto un comportamento così meschino verso la Spagna.
*Post Facebook del 2 agosto 2026
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