L’illusione neoliberale tra diritti civili e sociali

di Paolo Desogus*

Credo che abbia ragione chi ha affermato che non ci si può dichiarare per la saldatura di diritti sociali e diritti civili e allo stesso tempo celebrare Emma Bonino, che ha rappresentato invece la loro scissione. Come ha scritto anche Cangiano, non si può in altre parole essere "intersezionalisti" e poi privilegiare un punto di vista sui diritti chiaramente neoliberale.

È questo il motivo per cui ieri ho insistito soprattutto sulla posizione di Emma Bonino in favore del libero mercato, del radicale antistatalismo, dell'UE fondata sulle regole di Maastricht, dell'ultra atlantismo e della vicinanza allo stato genocida di Israele. Questi punti dovrebbero del resto squalificare a sinistra qualsiasi politico.

Chi si è scandalizzato perché è stata fatta luce sulla funzione reazionaria di Emma Bonino ha invece ribadito il suo ruolo essenziale nell'approvazione dei diritti civili e in particolare delle leggi sul divorzio e sull'aborto. Del resto è molto forte nel senso comune l'idea che questi due provvedimenti siano dovuti ai referendum del 1974 e del 1981. Come ho detto ieri, non solo va ricordato che in Italia i referendum sono abrogativi, ma va anche detto che nella formulazione di quelle leggi Emma Bonino non ha avuto alcun ruolo.

Dico questo non solo per una ragione numerica. Non solo perché comunisti e socialisti insieme avevano quasi la metà del consenso. Dico che nella costruzione di quelle leggi non hanno avuto un ruolo perché nella loro forma giuridica e nei loro contenuti quelle due leggi sono estranee alla cultura radicale.

Certo, i radicali ed Emma Bonino, nelle lotte sociali dal basso hanno giocato un ruolo importante e io sicuramente avantieri ho fatto male non darne la giusta rilevanza. Hanno fatto un'opera di sensibilizzazione, specie sull'aborto: va riconosciuto. Ma la 194 non è la loro legge. Non lo è anzitutto perché hanno votato contro. Nel 1978, in parlamento, Emma Bonino ha affermato che quella legge era per loro invotabile. E nel 1981 uno dei due quesiti referendari che intendevano abrogare la 194 è stato chiesto proprio dai Radicali, che intendevano emendare proprio quegli aspetti sociali e diremmo oggi "intersezionali" della legge italiana sull'interruzione di gravidanza.

Vi confesso che sono rimasto molto colpito dalla violenza e dalla grettitudine di molti intellettuali che invece si rifiutano di cogliere questi aspetti cruciali e si sono lanciati in una volgare campagna di insulti. Sono rimasto sorpreso soprattutto perché queste critiche sono state rigettate senza alcuna discussione, senza alcuna replica puntuale. Esiste in Italia, ancora oggi, una sinistra inconsapevole di essere residuale, evidentemente compromessa ideologicamente con i radicali, che crede di possedere una qualche autorità morale per poter condannare e dispensare anatemi senza dover dare una qualche spiegazione.

Questa sinistra, a cui appartengono anche persone che stimo, oggi è totalmente distaccata dalla realtà. Soprattutto per le donne il dominio neoliberale promosso anche da Emma Bonino è oggi la ragione di un disagio economico e morale tremendo. Nel mondo del lavoro sono infatti soprattutto le donne a pagare il prezzo della precarietà e della deregolamentazione dei contratti. E anche sul piano culturale sono soprattutto le donne a pagare il prezzo della regressione culturale, della mercificazione dei rapporti sociali e della trasformazione del corpo in oggetto di consumo. Sono le donne che pagano questa nuova forma di maschilismo intessuto di tecnonichilismo: leggete cosa scrive Peter Thiel sul sesso femminile.

Care compagne, ma tutto questo non lo vedete? Non vi rendente conto di quanto il neoliberalismo stia colpendo soprattutto voi? E che siamo in procinto di un naufragio culturale propiziato proprio da chi si ostina a mettere il mercato sopra ogni cosa?

La vicenda della 194 è a questo proposito esemplare. Nel 1976 i radicali raccolgono le firme per depenalizzare l'aborto. A loro andava bene così: desideravano soltanto eliminare il vincolo della legge, senza alcuna regolamentazione, senza alcuna riflessione. Quel referendum sarebbe però andato in malore se si fosse celebrato. Né il PCI né il PSI avrebbero mai sostenuto una legge con quell'impianto giuridico. La depenalizzazione totale implicava infatti un tipo di soggettività antesignana di quella neoliberale odierna, quella secondo cui il soggetto è legislatore di se stesso, pura volontà.

Nel 1978 la sinistra e in particolare gli autori della legge 194 hanno invece costruito qualcosa di molto diverso. Non una legge radicale, ma una legge che non trascurava la dimensione sociale, né cedeva a un'idea di soggettività svincolata da tutto e fondata su un individualismo assoluto. La 194 è per questo uno dei migliori esempi di legislazione mai avuti in Italia. Non nego che abbia dei difetti e che nella sua applicazione vi siano delle gravi distorsioni. Ma per trovare qualcosa di meglio, per il metodo e la prassi con cui è stata approvata, occorre risalire alla Costituente.

I radicali erano invece contro quel tipo di impostazione. Erano contro quella legge e, come prima accennavo, nel 1981 hanno chiesto che alcuni articoli venissero abrogati. Hanno però straperso. Non lo ricorda nessuno e circola la leggenda dell'aborto vinto dai radicali. Menzogne. Gli italiani hanno votato contro il quesito radicale. Ha vinto il No quasi al 90%.

Nel 1981 radicali ed Emma Bonino hanno straperso il referendum perché, a dispetto delle false narrazioni che circolano oggi, i diritti civili sono stati ottenuti in Italia attraverso il filtro della sinistra e dei partiti laici. La 194 non è roba loro e l'Italia degli anni Settanta, l'Italia più avanzata in termini di riforme, non era l'Italia di Emma Bonino. Era l'Italia che dal parlamento, talvolta contro lo stesso governo, trovavano convergenza le proposte di socialisti, comunisti e persino democristiani. Mi dispiace, ma la 194 non è roba loro. Non è dei radicali proprio perché la loro proposta, al contrario, già conteneva quella scissione di diritti civili e diritti sociali che si è affermata in Italia e in Europa: scissione che oggi dobbiamo combattere e il più possibile accorciare.
*Commento Facebook del 13 settembre 2026

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