La grande cultura contadina di Franco Baresi

31 Luglio 2026 15:00 Paolo Desogus

di Paolo Desogus*

Lo hanno detto già in tanti: Franco Baresi è stato un grandissimo calciatore. È stato uno dei maggiori difensori di tutti i tempi: tra i primi due o tre di tutta la storia del calcio. È stato più in generale tra i maggiori sportivi italiani di sempre.
Vorrei però ricordarlo per due aspetti legati tra loro: il carattere di ferro e l’origine contadina. Franco Baresi veniva dalle campagne, da un mondo umile e povero, dove ha formato la propria morale, temprato la propria resistenza, costruito la propria voglia di riscatto.
La rappresentazione che oggi domina delle classi povere è del tutto contraffatta dall’immagine piccolo-borghese che affiora soprattutto dai social, dalle grandi masse semicolte, disperate e rancorose attraversate da pulsioni egoistiche. A causa di questa confusione i poveri vengono descritti come dei deficienti. Ma non è così. Chi fa questo li confonde con i piccoli-borghesi.
Franco Baresi non aveva alcun titolo di studio. Era però un uomo di cultura. E non perché avesse letto tanti libri. Ma perché possedeva il sapere delle proprie terre. No, non è retorica. Chi apparteneva alle classi contadine viveva un’altra tipo di cultura, una cultura reale fatta di lavoro e fatica, di umanità e rispetto verso la natura, rispetto vero, non quello contraffatto che circola oggi e che proviene da gente che ha vissuto al riparo nei grandi centri urbani.
Quella cultura contadina si vede in ogni gesto di Franco Baresi, in ogni sua giocata, in ogni suo recupero del pallone. Bastava del resto guardarlo in faccia, bastava osservare il suo volto scavato, seguire il suo sguardo, la sua mimica per ritrovare la figura dell’uomo emerso dai conflitti e dal lavoro, dalla fatica e dalla voglia di riscatto.
Se è stato un grandissimo difensore, fisicamente dotatissimo per velocità e resistenza, se è stato fra i giocatori con una così acuta visione tattica, capace di impostare l’azione da dietro, quasi come un regista: se è stato tutto questo, è perché si portava dietro questa sua grande cultura.
Allo stesso modo, se oggi non vinciamo nulla e se in nostri giocatori sono delle mammolette debosciate, è perché vengono da un mondo senza alcuna cultura reale. Hanno un carattere adolescenziale e posseggono al massimo qualche nozione imparaticcia per poter essere presentabili in tv. Per il resto zero.
E allora se oggi oggi non vinciamo nulla, è perché non ci sono capitani come Franco Baresi capaci di scacciare le meschinità del presente.
*Post Facebook del 31 luglio 2026

Le più recenti da Mondo grande e terribile

On Fire

Ma perché Donald Trump continua ad insultare l'Italia? La risposta è molto semplice

  di Alessandro Volpi*   L'ineffabile presidente della più grande democrazia del mondo, che fa allusioni sessuali persino ai figli, torna a irridere la presidente del Consiglio italiana,...

Il Lussemburgo fa (definitivamente) cadere la maschera sul riarmo della NATO

  di Laura Ruggeri*   Al vertice NATO di Ankara, il Lussemburgo si è posizionato come uno dei più accesi sostenitori dell'accelerazione del riarmo europeo. Per un paese di...

Il PD resta il nemico numero uno del paese

di Vito PetrocelliL’intervista concessa ieri da Elly Schlein al Foglio ha almeno un merito: quello della chiarezza. Elly conferma la visione piddina del mondo e conferma anche quanto sia profonda...

L'Iran agli Stati Uniti: «In questi giorni vivranno l'inferno»

  La Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell'Iran (IRGC) ha avvertito domenica che le forze statunitensi «vivranno l'inferno in questi giorni» nella regione, in...

Copyright L'Antidiplomatico 2015 all rights reserved
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa