Due mesi dopo l’attacco, Khamenei cambia le regole del Golfo

30 Aprile 2026 14:53 La Redazione de l'AntiDiplomatico

Un “nuovo capitolo” si apre sullo Stretto di Hormuz. A dirlo è l’ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, guida suprema della Rivoluzione Islamica, che in un messaggio in occasione della Giornata nazionale del Golfo Persico ha annunciato nuove regole per la gestione di quella che ha definito una “benedizione insostituibile” per le nazioni musulmane della regione.

L’annuncio arriva a due mesi esatti dall’aggressione militare contro Teheran scatenata da Stati Uniti e Israele (coalizione Epstein), iniziata il 28 febbraio scorso. Un attacco “non provocato” che ha spinto il Paese a una reazione dura e a una riconsiderazione strategica del proprio ruolo nel controllo delle acque del Golfo.

“Questa via d’acqua ha plasmato parte della nostra identità e civiltà”, ha scritto Khamenei. “Oltre a essere un punto di connessione tra i popoli, rappresenta una rotta vitale e unica per l’economia globale.” Ed è proprio questa centralità, ha aggiunto, ad aver storicamente “provocato l’avidità di molti diavoli”. La storia delle aggressioni ripetute da parte di europei e statunitensi, le insicurezze e le minacce ai Paesi della regione non sono che “una frazione dei piani funesti delle potenze arroganti del mondo”. L’ultimo esempio, ha sottolineato, è “la recente teppaglia del Grande Satana”, in riferimento all’attacco congiunto Usa-Israele.

L’Iran, che possiede il tratto di costa più lungo dell’intero Golfo Persico, rivendica un primato storico nella difesa delle proprie acque: dall’espulsione dei portoghesi e la liberazione dello Stretto di Hormuz nel 1622 - evento che il Paese celebra ogni 30 aprile - fino alla lotta contro il colonialismo olandese e britannico. La Rivoluzione Islamica, ha ricordato Khamenei, ha rappresentato una “svolta” nel recidere le mani degli stranieri dalla regione.

Ma il passaggio più atteso del messaggio è quello relativo al presente e al futuro. “Oggi, due mesi dopo la più grande spedizione militare e aggressione dei prepotenti del mondo nella regione, e dopo l’umiliante sconfitta degli Stati Uniti nel loro complotto, si sta aprendo un nuovo capitolo per il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz.”

Secondo Khamenei, le nazioni della regione hanno avuto modo di vedere con i propri occhi, negli ultimi sessanta giorni, “la vigilanza” delle forze navali iraniane. Un’osservazione diretta ai governi vicini, abituati al silenzio e alla sottomissione di fronte ai prepotenti. “La presenza degli USA e il loro annidarsi nelle terre del Golfo Persico è il più importante fattore di insicurezza della regione”, ha affermato, aggiungendo una frase emblematica: “Le vuote basi statunitensi non hanno nemmeno la capacità di proteggere sé stesse, figuriamoci di garantire la sicurezza dei loro dipendenti regionali.”

Il riferimento è agli attacchi missilistici e con droni che l’Iran ha lanciato durante quella che ha definito una “guerra di quaranta giorni”, colpi che hanno devastato le installazioni statunitensi nell’area.

Il futuro del Golfo, secondo la visione di Teheran, sarà “un futuro senza Stati Uniti”. Un futuro al servizio del progresso, del benessere e della prosperità delle nazioni della regione, con cui l’Iran condivide un “destino comune”. La chiusura, per gli stranieri, è netta: “Coloro che da migliaia di chilometri di distanza commettono atrocità all’interno, non hanno posto qui se non in fondo alle sue acque.”

E proprio sullo Stretto di Hormuz, Khamenei ha annunciato l’introduzione di una “nuova gestione” basata su regole legali rinnovate. “L’Iran islamico, attraverso la gratitudine pratica per la benedizione di esercitare il controllo sullo Stretto di Hormuz, metterà al sicuro la regione e smantellerà gli abusi del nemico”, ha scritto. La conseguenza pratica di questa linea, già anticipata nelle scorse settimane, è la chiusura dello Stretto alle navi legate ai Paesi aggressori e ai loro sostenitori.

Il leader iraniano ha parlato infine di un “risveglio miracoloso” della nazione, citando gli oltre trenta milioni di iraniani che hanno aderito a una campagna per il sacrificio volontario in difesa della patria. “Novanta milioni di iraniani zelanti e nobili, dentro e fuori il Paese, considerano tutte le loro capacità - dal nano e bio al nucleare e missilistico - come un patrimonio nazionale, e lo difenderanno come difendono i loro confini marittimi, terrestri e aerei.”

L’annuncio di Khamenei arriva in un momento di altissima tensione, con le principali rotte marittime del Medio Oriente trasformate in un campo di scontro indiretto tra Iran e alleati da una parte, Stati Uniti e Israele dall’altra. E mentre i governi della sponda araba del Golfo osservano con attenzione, Teheran sembra decisa a scrivere le regole del prossimo capitolo, un capitolo che vuole sia concluso con la chiusura del sipario su decenni di presenza militare statunitense nella regione.

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