«Israele è il motore principale di questa guerra… è il protagonista principale di questa guerra. Israele ha continuamente incoraggiato la guerra ed è sempre stato favorevole all'opzione bellica. E poiché si è schierato dalla parte della guerra, altri paesi hanno pagato un prezzo estremamente alto», ha dichiarato Erdogan in un'intervista ad Al Jazeera.
Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha proseguito affermando che il suo paese non è favorevole alla guerra nella regione e si schiera dalla parte della pace, indicando Israele come il principale promotore e protagonista dell'attuale conflitto. Il leader turco ha poi sottolineato che Ankara non parla di guerra, ma di pace e del raggiungimento della pace mondiale. Tuttavia, ha avvertito che la Turchia non esiterà a difendersi se verrà attaccata e non esiterà a entrare in guerra se la situazione lo richiederà.
Erdogan ha anche fatto riferimento all'accordo di difesa congiunta firmato alla Mecca tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. Ha spiegato che il meccanismo è sostanzialmente simile all'articolo 5 della NATO, per cui un attacco contro uno qualsiasi dei tre paesi potrebbe innescare una risposta congiunta.
Tra le priorità della Turchia, il presidente ha indicato la riapertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione internazionale, avvertendo che la sua chiusura prolungata rappresenta un grave problema per il commercio mondiale e il flusso di petrolio.
L'analisi degli esperti: un meccanismo di deterrenza
Secondo la ricercatrice Burcu Ozcelik, dell'istituto britannico RUSI, l'accordo può essere interpretato come un meccanismo di deterrenza nei confronti di Israele e di contrappeso all'influenza iraniana, piuttosto che come una preparazione a uno scontro diretto. Il suo valore risiederebbe nell'aumentare il costo di qualsiasi nuova escalation regionale, combinando le capacità militari turche, le risorse finanziarie saudite e la profondità strategica del Pakistan.
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