”Freya”: i volenterosi per Kiev gettano la maschera

15 Luglio 2026 09:00 Fabrizio Poggi

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

14 luglio. Putin conosce solo la forza, dicono quelli che “se ne intendono” e, per costringerlo alla pace, non bisogna mostrare debolezza, ma convincerlo dell'impossibilità per la Russia di vincere sul campo. Un primo passo in questa direzione, a quanto afferma il Corriere della Sera, è il vertice del 13 luglio a Parigi, coi leader di una decina di paesi europei, per dar vita a uno «scudo contro i missili di Putin» che, par di capire, sono pronti a colpire l'Europa. Ecco dunque che da Parigi, alla vigilia della festa nazionale francese, parte la cosiddetta coalizione antibalistica ”Freya”: un nome che è un programma e che rende esplicite le intenzioni della fantasmagorica “Coalizione dei Volenterosi”. Copiamo da Wikipedia: Freya è una delle principali divinità norrene, dea dell'amore passionale, ma anche della guerra e della morte. Un quadro perfetto: un amore sconfinato per i nazigolpisti di Kiev e un'intesa di guerra, ovviamente definita come «puramente difensiva», contro la Russia. Di “difensivo”, c'è solo la salvaguardia dei profitti dell'industria di guerra europea e ucraina, tanto che al vertice erano presenti non solo esponenti politici, ma anche rappresentanti delle più importanti aziende europee della difesa, con in testa la tanto declamata “FirePoint” ucraina, che produce copie di armi europee spacciandole per “innovazione”, e insieme a quella Eurosam, Leonardo, Thales, Saab, Hensoldt, Diehl Defense, Safran e altre.

L'obiettivo immediato è quello di realizzare armi che, in attesa dei tanto sospirati “Patriot”, creino l'illusione di uno scudo antibalistico, dato che, secondo l'oracolo di Andrius Kubilius, la Russia «tra cinque ani, o forse anche prima, attaccherà sicuramente un paese europeo, o forse più di uno». E contro le profezie divinatorie, non resta che affidarsi alle divinità norrene: chi meglio di loro può indicare la strada per avere la meglio sulle orde iperboree delle steppe euro-asiatiche?

Questa moderna “Freya”, insomma, per dirla col Corriere della Sera, è uno «scudo destinato a entrare in funzione entro 12 mesi per proteggere i cieli dell’Ucraina, e di tutta l’Europa se ce ne fosse bisogno. I membri fondatori della «Coalizione integrata contro i missili balistici» annunciata ieri a Parigi sono Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Ucraina e Regno Unito». Secondo le parole di Emmanuel Macron, il «sostegno a Kiev è un investimento per la nostra sicurezza»: la sicurezza di fare affari nella produzione di guerra.

Si racconta che alla base del previsto sistema di intercettazione “Freya”, da contrapporre agli Iskander-M russi, ci sarebbe il missile balistico FP-7.x di produzione ucraina. Perlomeno, questo è quanto si dice sulla cosiddetta “produzione nazionale” delle armi di Kiev, senza citare il lavoro delle imprese congiunte ucro-europee sparse nei paesi di mezzo continente. D'altronde, scrive con ardore il signor Stefano Montefiori sul Corriere, sono «lontani i tempi in cui la Germania, subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina, osava inviare a Kiev 5.000 elmetti da soldato come unico materiale bellico. Berlino ha un ruolo industriale e militare di primo piano nella nuova coalizione antibalistica, e al termine della riunione di ieri il cancelliere Friedrich Merz ha sottolineato la volontà dei partner europei di «aumentare le pressioni sulla Russia perché la guerra finisca il prima possibile». In realtà, al vertice parigino Merz ha detto che la Germania intende continuare a sostenere l'Ucraina e a cercare la capitolazione della Russia: un obiettivo che UE e NATO non riescono nemmeno fingere di voler raggiungere con la fine della guerra. Chiarendo quanto interessi veramente a Bruxelles la posizione della Russia e quanto si cerchi davvero l'accordo con Moskva, Merz ha proclamato che «la forma che assumeranno le garanzie di sicurezza non sarà decisa da Moskva, ma dall'Ucraina e dai suoi partner. E la Germania e il Parlamento tedesco decideranno, quando necessario, quale sarà il contributo della Germania». In termini politici, questo si chiama diktat e non ricerca della fine della guerra. Sul tema specifico del vertice, il cancelliere tedesco ha detto che è «importante lavorare sulla difesa aerea dell'Ucraina. La Germania è il maggiore investitore in questo settore. Esorto gli altri a fare tutto il possibile per sostenere la difesa aerea dell'Ucraina».

E il sistema “Freya” è chiamato a “difendere” l'intera Europa, gli ha fatto eco il nazigolpista-capo Zelenskij. Per ora, l'Ucraina non ha modo di proteggere i suoi cieli dai missili e dai droni russi, ma presto sarà disponibile un sistema antimissile balistico "economico e prodotto in serie", ha detto l'Alvaro Vitali” di Kiev. Nell'immediato, «abbiamo bisogno di nuovi missili per i sistemi antimissile balistici praticamente ogni giorno. Attualmente, l'Europa dispone di diverse opzioni per tale difesa. Prima fra tutte, il Patriot e i suoi missili. La Francia sta sviluppando un proprio sistema. Esistono anche sistemi tedeschi, e siamo grati per il loro supporto. Ci sono difficoltà coi sistemi americani. Sono di alta qualità, ma ce ne sono pochi». Il nuovo commis voyageur delle aziende di guerra europee ha colto l'occasione per reclamizzare il progetto “Freya”, dichiarando che «sarà prodotto in serie e a basso costo e, nel tempo, fornirà protezione anche all'Europa. E lo forniremo a chiunque nel mondo ne abbia bisogno». Venghino siori, venghino: non ve lo do per tre, non ve lo do per due, ma all'incredibile prezzo...

Tra una licenza e l'altra per la produzione di missili, sull'esempio di quella promessa da Trump per i “Patriot” americani, a Parigi si è anche detto che la NATO è pronta a schierare le proprie truppe in Ucraina subito dopo l'accordo sul cessate il fuoco. L'annuncio è stato fatto dal premier britannico Keir Starmer: «Abbiamo un piano chiaro per lo schieramento di una forza multinazionale in Ucraina. Venticinque nazioni partecipano e sono pronte a intervenire entro pochi giorni dal cessate il fuoco». Da parte sua, Macron ha giurato che il contingente della "coalizione dei volenterosi" in Ucraina non sarà solo una forza di osservazione: «il primo pilastro di questa coalizione è il sostegno alle forze militari. Il secondo pilastro è il sostegno ai contingenti multilaterali che saranno schierati dopo il cessate il fuoco in Ucraina: in mare, in aria e a terra. Questa alleanza avrà uno scopo puramente difensivo, ma non servirà solo come meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco. Al contrario, servirà come dimostrazione delle garanzie per assicurare l'irreversibilità della cessazione delle ostilità». Un forza di guerra, insomma, tanto che è stato creato un quartier generale di pianificazione per preparare il dispiegamento delle forze multinazionali in Ucraina e già nel prossimo mese si svolgeranno manovre simulative in paesi confinanti.

E a dimostrazione della “compattezza” della coalizione, il 14 luglio, alla parata per la ricorrenza della presa della Bastiglia, i circa settemila militari francesi saranno preceduti da 500 soldati dei paesi "volenterosi", insieme a un reparto ucraino. Il sogno del clown si sta avverando, scrive Evghenij Umerenkov su Komsomol'skaja Pravda: Zelenskij sarà accanto a Macron e sarà praticamente lui a condurre la parata sugli Champs-Élysées. Zelenskij ha fretta: la "finestra di opportunità", come la definisce la stampa occidentale, non si è ancora chiusa; l'opportunità di presentarsi come il vincitore del conflitto con la Russia. «Kiev spera che l'incontro porti a consegne più rapide di armi, sistemi di difesa aerea e altri aiuti militari, dando nuovo slancio agli sforzi dell'Ucraina per sfruttare le vulnerabilità della Russia», scrive Politico. Ma la "vittoria di Zelenskij", chiosa Umerenkov, è come la carrozza-zucca di Cenerentola. E bisogna affrettarsi a dimostrare a tutti di avere in mano le redini della guerra e che bisogna investire al più presto nel cocchiere. A rovinare lo spettacolo, il settimanale Le Journal du Dimanche sferza Macron per aver trasformato la parata del 14 luglio in un «gesto politico a sostegno dell'Ucraina»; ciò significa che un Paese in conflitto con la Russia diventa il fulcro della festa nazionale francese: «il problema non è la solidarietà verso gli ucraini. Il problema è che la festa nazionale francese viene usata per dimostrare un'idea: la Francia è ormai legata al destino militare di Kiev, sia simbolicamente che strategicamente».

Intanto, però, con la disperata situazione al fronte e la disastrosa carenza di uomini, tra uccisi, feriti o fuggiti all'estero, la prima preoccupazione di Zelenskij è quella di chiedere ai padrini europei che spediscano in Ucraina tutti rifugiati in età di leva e, in effetti, la UE ha discusso la possibilità di vietare l'ingresso in Europa agli ucraini in età militare. Zelenskij ha anche chiesto il rimpatrio dai paesi UE di chi si è sottratto alla leva; per ora però la richiesta non è stata accolta e Kiev cercherà in ogni modo di rimpatriare tutti coloro che possono essere inviati al fronte. Mentre Bruxelles sta valutando una decisione comune, i singoli paesi prendono iniziative proprie: la Danimarca, ad esempio, secondo il Ministro dell'immigrazione Morten Bodskov, non fornirà più protezione agli ucraini di età compresa tra i 23 e i 60 anni non esentati dal servizio militare e non potranno ottenere permessi di soggiorno temporaneo.

In attesa della guerra guerreggiata, quello che al momento preoccupa la “resilienza” liberal-europeista, certifica il Corriere della Sera, sono i «massicci attacchi hacker alle infrastrutture nazionali e di pubblica amministrazione, disinformazione con fake news a ridosso delle elezioni, blocco di servizi essenziali»; il tutto, ca va sans dire, da riportarsi alla “aggressione russa”, non solo contro l'Ucraina, ma contro l'Europa intera. Perché, dice il Direttore della Polizia postale Ivano Gabrielli, il pericolo maggiore sono le “fake news”, ovviamente riconducibili al Cremlino. Il problema, dice, è che il 40% «degli italiani si informa sui social con notizie non verificate e questo può alterare la percezione della realtà nella formazione di un’opinione pubblica... Non tutto ciò che si trova in rete è vero e genuino».

Sono autentiche, invece, le parole affidate dal signor Lorenzo Guerini a quella fonte di “informazione verificata” che è il Corriere della Sera, secondo cui sono «Sbagliate le parole di Conte» sulla Russia che non è una minaccia né per l'Italia, né per l'Europa. Al contrario, proclama l'ex democristiano, «l’invasione russa all’Ucraina, le condotte di guerra ibrida, l’attività di disinformazione operata dal Cremlino, sono una minaccia alla stabilità delle nostre società e delle democrazie liberali europee... Tutti noi vogliamo la pace per l’Ucraina, ma tutti, almeno chi è in buona fede, sappiamo anche che essa è raggiungibile se si mantiene alta la pressione su Putin e il sostegno a Kiev». E la “pressione su Putin” è ovviamente quella che si esercita mandando sempre più armi alla junta nazigolpista di Kiev. E, al nocciolo della questione, quella che, in fondo, era anche la sostanza del vertice dei “volenterosi” a Parigi, ecco che la «polemica sul riarmo è strumentale. La partita in palio è l’Europa. Più forte e più unita. Che passa anche dallo sviluppo di una vera politica comune di difesa. Con gli investimenti, le cooperazioni industriali, le economie di scala, che saranno necessarie». A partire dall'industria di guerra, vera fonte delle giaculatorie sulle «democrazie liberali europee» che proclamano di volere la pace. «Il sostegno all’Ucraina non è in discussione» dice Guerini; «L’alternativa sarebbe cedere alle pretese illegittime e ingiustificate del Cremlino. La pace passa da un’Ucraina in piedi, libera, sovrana e sicura. Ed è compito dell’Europa, insieme all’eroica resistenza ucraina, fare in modo che ciò si realizzi». Ripetiamo in coro, da ferventi euro-confessionali: “Slava Ukraine”; Slava “FirePoint”, “Leonardo”, “Eurosam”...

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