Mentre Il Memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti naufraga, forse definitivamente, in nuove ondate di bombardamenti sulle coste dell’Iran, la NATO nelle settimane scorse ha fatto il suo vertice di guerra ad Ankara approvando nuovi contratti da centinaia di milioni di dollari che andranno a riempire la pancia del complesso militare-industriale in preparazione della guerra alla Russia entro il 2030. I Bilanci pubblici, definiti dagli impegni di spesa dell’Unione Europea, hanno già messo in campo “investimenti” multimilionari nel settore militare, marginalizzando ogni prospettiva economica civile come inutile, improduttiva e comunque semplicemente non prioritaria.
La macchina contabile europeista è già totalmente immersa nel lavoro di finanziamento al complesso militare-industriale in vista della deadline Agenda di guerra 2030. Giusto per fare un po’ il verso alla carta dell’Onu approvata ormai 11 anni fa e che avrebbe dovuto focalizzarci, tutti, sulle persone. Viceversa la vera missione che le nostre progressive istituzioni sovranazionali di “pace” che ci dominano stanno preparando è la creazione di profitto a mezzo di guerra, espropriazione e colonizzazione. Quanto uscito dal vertice di Ankara è questo: sostegno da parte della NATO e dell’UE ai due principali fronti dell’Impero nella sua fase decadente. Contro la Russia con la preparazione di una fitta rete di business per l’implementazione della macchina bellica, con il coinvolgimento diretto del bacino finanziario dei Paesi dell’Unione Europea e dell’expertise NATO nella produzione di droni e armamenti, ma anche contro l’Iran che si è permesso di chiudere lo Stretto di Hormuz dopo essere stato barbaricamente aggredito, facendo esplodere le contraddizioni all’interno dell’Alleanza.
Le ragioni che spingono l’Occidente imperialista alla ripresa degli scontri e ai preparativi di guerre sempre più sanguinose seguono tutte la via dei soldi e del potere, nulla di nuovo.
Il debito costringe l’Impero decadente americano a inseguire con la lingua lunga di spese militari sempre più ingenti le risorse energetiche, scalzando quanto più possibile la concorrenza sempre più insidiosa dei BRICS. È molto significativo che negli stessi giorni in cui l’Occidente si avvitava in nuovi piani di guerra, Lavrov in Africa lanciasse nuovi piani di cooperazione finanziaria con gli Stati del Sahel ed estendesse la cooperazione economica con l’Etiopia e il Mozambico, dichiarando perentoriamente che “la fiducia nell’Occidente è finita” proprio per la doppiezza dei suoi atti che “se da un lato simulano un’apertura al dialogo, dall’altro passano a formulare aperti ultimatum”. Il Ministro degli Esteri russo con un simile commento alla conduzione delle trattative da parte dell’Occidente evidentemente ha avvertito anche l’alleato iraniano, impegnato sull’altro fronte mediorientale in un processo molto simile al Minsk I e II, in cui si segnano linee rosse sistematicamente infrante.
L’altra ragione che spinge la Coalizione Epstein e il carrozzone di vassalli europei e NATO a imbarcarsi in nuovi folli piani di guerra è proprio il potere, poiché con l’aurora del Soggetto Radicale multipolare sentono il terreno franare sotto i loro piedi e agiscono a tutto spettro per arginare un movimento che faticano ad afferrare. Già perché proprio mentre Trump rilancia gli attacchi, evocando addirittura una controtariffa del +20% per ogni carico in transito da Hormuz al fine di coprire i costi dell’operazione di sicurezza, l’OPEC pubblica i dati sulla domanda di petrolio che rivelano un affanno globale che non si vedeva dai tempi del lockdown.
Per il terzo mese consecutivo infatti l’OPEC ha ridotto le previsioni di crescita della domanda globale di petrolio, con un taglio di circa 190 mila barili al giorno. Un indice che è premonizione di una crisi che avanza inesorabilmente. Gli economisti liberisti ci insegnano che ogni offerta ha la sua domanda, ma qui pare proprio che a forza di incrementare i prezzi la domanda stia drasticamente frenando e soprattutto che anche l’offerta fatichi parecchio, dato il perenne stato di guerra dell’intero Golfo persico (e non solo) che impedisce agli attori di mercato di stabilizzare la situazione produttiva. La strategia terroristica dell’Occidente di fare dell’intero bacino energetico russo un target di guerra peggiora infinitamente il quadro, azzerando la fiducia della controparte in qualsiasi trattativa seria. Gli stessi iraniani nelle ultime ore hanno di fatto sospeso indefinitamente ogni impegno reciproco, regolandosi unicamente sul principio di autodifesa.
L’Occidente è fatto di enti ormai totalmente degradati, screditati e senza alcuna credibilità politica, morale ed etica che parlano all’unico fine di manipolare ed ingannare e agiscono in preda ad una coazione a ripetere mossa dall’impulso violento di distruggere, uccidere e decapitare nella speranza vana di poter controllare per trarvi profitto. Sono il nichilismo personificato. Non si riesce con l’Iran, non importa, ci provano con Hormuz. Non ci riescono? Non importa ci provano su una piccola tratta. È un impegno che costa troppo per l’Impero straccione? Non importa, chiedono “il pizzo” (come lo ha apostrofato Lula) del +20% a nave. D’altra parte lo schema dell’Impero del caos è ben collaudato ed è sempre lo stesso: incrementare l’entropizzazione per poter trarre profitto dal caos generato e drenare valore verso il centro. «Il flusso entropico ha trascinato tutto nel non-Essere»[1]. Dove prima c’era vita, produzione, mercato, commercio libero ora è arrivato il caos all’unico fine di alimentare la rendita verso l’Impero decadente. Gli Stati Uniti land of freedom dopo aver delocalizzato per estrarre maggior plusvalore non riescono più a produrre? Non importa ci sono i dazi.
I Guardiani del Nulla sono arrivati.
La vita morta diventa l’emblema del capitalismo putrefatto occidentale in cerca di qualsiasi elemento vitale da predare, per trarre linfa che gli permetta di arrivare al giorno seguente sono pronti a tutto. E così «è la morte a includere la vita, integrandola al punto che non si sa più se essa esista o no»[2]. Gli Stati Uniti dei valori si credono immortali, ma senza portafoglio sono solo dei predoni privi d’anima. E lo Stretto di Hormuz sotto il controllo iraniano è lì a dimostrarlo.
[1] A. Dugin, Teoria e fenomenologia del Soggetto Radicale, AGA Editrice, 2019, Milano, p.68
[2] Ivi, p. 225
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