Il vero "dividendo dell'euro"

Non è stato l’abbassamento dei tassi di interesse sul debito.
L’Italietta della liretta – come la chiamano gli auto-razzisti nostrani – pagava addirittura interessi reali negativi.
Nel dettaglio -0,3% nel 1965; -1,7% nel 1970; -1,6% nel 1971; -1,3% nel 1972, -7,2% nel 1973; -11,2% nel 1974; -8,1% nel 1975; -8,9% nel 1976; -8,7% nel 1977; -4,3% nel 1978; -5,7% nel 1979; -8,6% nel 1980; -6,6% nel 1981¹.
Gli interessi sul debito sono iniziati a salire per l’Italia con l’ingresso nello SME (1979) e il conseguente divorzio Bankitalia/Tesoro (1981).
E quando sono tornati a scendere, i tassi di interesse, dopo gli aumenti degli anni 80 e 90, si è trattato di un fenomeno che ha coinvolto tutto il mondo. Non imputabile (fatta salva la malafede) all’euro.
Quindi no, il dividendo dell’euro, quello vero, è un altro.
E ha a che fare con la disoccupazione e la deflazione salariale.
Come spiegò l’economista inglese Frank Hahn durante un’intervista del giugno 1992 «i cambi fissi sostituiscono le fluttuazioni del cambio con quelle dell'occupazione. Il vero motivo per sostenere i cambi fissi è, in effetti, il controllo della classe lavoratrice»².
Il dividendo dell’euro è quello che vedete nel grafico.
[¹ Dati da “Farsi male da soli - Disciplina esterna, domanda aggregata e il declino economico italiano” di Gennaro Zezza e Sergio Cesaratto
http://dipeg-wpe.unicas.it/files/wp_201805.pdf
² “Con la moneta unica avremo più disoccupati” intervista a Frank Hahn
https://ricerca.repubblica.it/.../con-la-moneta-unica...]

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