di Angela Fais*
Progetti di milioni di euro finanziati coi fondi del PNRR per portare avanti la famigerata Rigenerazione urbana: il cuore nero della Transizione ecologica. Rigenerazione con tutti i suoi annessi e connessi, dunque anche riforestazione urbana in nome della quale, oramai lo sappiamo molto bene, si procede all’abbattimento di grandi alberi sani poi sostituiti da giovanissimi alberelli. E il fine, esilarante, sarebbe creare ‘foreste urbane’.
Ma in realtà c’è molto di più. Nel mare magnum di partenariati pubblico privato (PPP), formula centrale nelle politiche neoliberiste, attraverso cui lo Stato liquida sistematicamente la ‘cosa pubblica’ e lo spazio urbano a investitori senza scrupoli, è in ballo infatti anche la questione dell’illuminazione pubblica o ‘smartlighing’, se vogliamo adoperare la neolingua adottata ormai anche nei documenti ufficiali. Le città italiane, infatti, avrebbero un sistema di illuminazione definito ‘obsoleto’ dalle Amministrazioni. Dunque: via libera a progetti e partenariati per renderle delle smartcities a stretto giro di boa. Roma l’ha già fatto.
Tra la fine del 2023 e il 2024 infatti, il Comune capitolino avrebbe stipulato tramite un PPP, una concessione della durata di 25 anni con la più grande società di infrastrutture digitali wireless del Paese: la INWIT, che realizza e gestisce le infrastrutture passive (torri, tralicci e sistemi di antenne) utilizzate da tutti i principali operatori di telecomunicazione per fornire copertura mobile e 5G ai propri utenti.
I suoi principali azionisti sono Daphne 3 SPA e OAK Holdings. Quest’ultima detiene il 37,6% del capitale di INWIT ed è controllata per il 50% da Vodafone. Il restante 50% da Global infrastructure Partners e KKR, due tra i più grossi fondi di investimento privati al mondo. Solo che il primo, nel 2024, è stato acquisito da BlackRock. Mentre il secondo anche. KKR infatti ha tra i maggiori azionisti proprio BlackRock, Vanguard e State Street: i 3 colossi che hanno in mano il mondo. E, adesso, lo sappiamo per certo, anche le nostre città.
L’obiettivo del PPP che prevede la trasformazione della Capitale in una ‘smart city’ con un finanziamento di 93 milioni di euro, è l’installazione di migliaia di micro-antenne e sensori IoT, con l’ attivazione di rete Wi-Fi, inseriti all’interno dei pali dell’illuminazione pubblica in decine di piazze e strade cittadine, i cosiddetti ‘pali intelligenti’.
Qualcosa di simile però accade anche a Milano dove il Comune promuove da tempo progetti di digitalizzazione e, tramite una partnership strategica con il gruppo A2A, ha abilitato l'installazione delle infrastrutture di INWIT per trasformarsi in una smart city grazie a micro-antenne sui pali dell’ illuminazione pubblica gestiti da A2A.
INWIT ha potuto intrecciare anche una stretta collaborazione anche con il Comune dell’Aquila, dove addirittura ha esteso l’accordo anche con -udite udite- Legambiente.
E così INWIT lo ritroviamo ovunque. Anche a Palermo, dove è in ballo con una proposta di PPP per una concessione della durata plausibilmente stimata di 20 anni, 'avente a oggetto la realizzazione, gestione, conduzione e manutenzione di infrastrutture di connettività per rendere anche Palermo una smart city’. Il Comune ha avviato un'imponente gara da circa 180 milioni di euro con la formula del PPP. E INWIT, guarda caso, è tra i partecipanti. La sua proposta è stata già ammessa dal Comune alla fase negoziale per una partnership pubblico-privato finalizzata appunto a realizzare e gestire le infrastrutture per supportare a pieno la smart city. Non sono illazioni. E’ tutto pubblicato sul sito del Comune di Palermo. E ricordiamo che - curiosamente- le zone interessate dagli abbattimenti coincidono spesso con quelle destinate alla nuova illuminazione. Abbattimenti che hanno suscitato le proteste delle associazioni civiche e della Lipu che, ricordiamolo, ha agito con una diffida. Nulla, invece -guarda un pò- da parte di Legambiente. Quest’inverno il sindaco Lagalla, durante la presentazione di un progetto di rigenerazione del verde urbano da 12 milioni di euro, annunciò entusiasta: “In tre mesi realizzeremo oltre 1.400 potature, quasi quanto si riesce a fare in un anno con le sole forze comunali. E questo è solo l’inizio! Andremo avanti per tutto il 2026 intervenendo in circa 300 strade della città”. Una promessa inquietante, che sembra sia stata mantenuta .
Duole dirlo ma forse qui “i complottisti” avevano ragione. Le fronde degli alberi, infatti, impedirebbero la funzione di video-sorveglianza e in generale l’ottimale funzionamento dei ‘pali intelligenti’. Ma adesso non siamo alle prese con le ciarle di “complottisti” da strapazzo, bensì di fronte alle proteste di cittadini che hanno a cuore il verde e la vita delle città in cui vivono.
*Angela Fais è autrice di "Pietre senza popolo" per LAD Edizioni
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