La strategia iraniana su Hormuz mette sotto pressione Washington

16 Luglio 2026 07:00 La Redazione de l'AntiDiplomatico

La crisi nello Stretto di Hormuz entra in una nuova fase di escalation. L'Iran ha annunciato un'estensione delle operazioni militari contro le installazioni statunitensi nel Golfo Persico, sostenendo di agire in risposta ai ripetuti attacchi americani sul proprio territorio e alle violazioni del Memorandum d'intesa di Islamabad, l'accordo mediato dal Pakistan che avrebbe dovuto porre fine alle ostilità tra Washington e Teheran. Le Guardie della Rivoluzione (IRGC) hanno rivendicato una serie di attacchi missilistici e con droni contro infrastrutture militari statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania. Tra gli obiettivi indicati figurano il principale centro logistico americano di Mina Abdullah, in Kuwait, il quartier generale della Quinta Flotta in Bahrein, depositi di carburante, sistemi radar, batterie Patriot, lanciatori HIMARS e hangar contenenti caccia F-15, F-16 e F-35 presso la base di Al-Azraq, in Giordania.

L'offensiva arriva dopo un raid missilistico statunitense contro una base dell'esercito iraniano a Bampur, nel sud-est del Paese, che secondo Teheran ha provocato la morte di sette militari e il ferimento di numerosi altri soldati. Le autorità iraniane hanno definito l'attacco una "aggressione codarda" e promesso una risposta proporzionata. Contestualmente, la leadership militare iraniana ha ribadito che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso "fino alla cessazione delle aggressioni americane". Il portavoce delle Forze Armate, generale Abolfazl Shekarchi, ha dichiarato che Teheran non arretrerà mai sul controllo del passaggio marittimo, definendolo una "linea rossa inviolabile" e sostenendo che la presenza militare statunitense rappresenta il principale fattore di instabilità nella regione. Anche il Comando centrale Khatam al-Anbiya ha lanciato un duro avvertimento dopo le minacce del presidente Donald Trump di colpire infrastrutture civili iraniane.

Se Washington dovesse attaccare centrali elettriche, ponti o altre strutture strategiche, ha affermato Teheran, tutte le infrastrutture statunitensi ancora intatte nella regione diventeranno bersagli delle forze armate iraniane. "Non risponderemo con colpi equivalenti, ma superiori, più intensi e distruttivi", ha dichiarato il portavoce militare Ebrahim Zolfaqari. Nelle ultime ore l'IRGC ha inoltre annunciato un nuovo attacco contro la base americana di Sheikh Isa, in Bahrein, sostenendo di aver distrutto il sistema radar di sorveglianza aerea e gli impianti di rifornimento destinati agli aerei da combattimento statunitensi. L'escalation non produce effetti soltanto sul piano militare. Negli Stati Uniti cresce infatti la pressione politica sull'amministrazione Trump. Diversi sondaggi registrano un forte calo del consenso presidenziale mentre l'aumento dei prezzi dell'energia e del costo della vita alimenta le preoccupazioni degli elettori. Analisti internazionali osservano che un conflitto prolungato nello Stretto di Hormuz rischia di trasformarsi da crisi geopolitica a problema di politica interna, incidendo sulle prospettive repubblicane in vista delle elezioni di metà mandato.

Con Teheran determinata a mantenere il blocco di Hormuz e Washington intenzionata a preservare la propria presenza militare nel Golfo, il confronto appare destinato a entrare in una fase ancora più pericolosa, nella quale il rischio di un allargamento del conflitto coinvolge ormai l'intero equilibrio strategico della regione.


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