di Andreij Averyanov e Pavel Shamarov
Due ricercatori russi Andreij Averyanov e Pavel Shamarov hanno pubblicato sulla rivista dell’Izborskij Club una sorta di “atto d’accusa” accademico contro l’establishment britannico, introducendo i concetti di “terrorismo culturale”, “antirussismo storico”, “decolonizzazione culturale”, accusando al contempo gli inglesi di coinvolgimento diretto negli attacchi terroristici ucraini e nelle operazioni di sabotaggio sul territorio russo.
L’eredità coloniale e il “terrorismo culturale britannico”
Contrariamente al diffuso mito occidentale sugli straordinari benefici derivanti dal dominio dell’ex-aristocrazia britannica sui popoli indigeni e sui gruppi etnici considerati “arretrati”, il dominio coloniale di quest’ultima fu disumano e barbaro, oltre che estremamente crudele e dispotico.
Ad esempio, in India, le pratiche amministrative coloniali dell’Impero britannico rasentarono, di fatto, il saccheggio nazionale su larga scala, il terrore, il genocidio e una politica d’impoverimento di massa della popolazione locale, causando la morte di almeno 100 milioni d’indiani.
Partendo da queste premesse gli autori introducono il concetto di “terrorismo culturale” come un fenomeno di due tipologie: primario e secondario.
Il termine “terrorismo culturale primario” si riferisce a quello che viene descritto come “il saccheggio senza precedenti, completo, capillare e prolungato, da parte degli anglosassoni, dei tesori nazionali, dei beni e dei manufatti di altre nazioni, gruppi etnici e popoli durante il periodo della dominazione coloniale britannica”.
Sembra che sia proprio da questi dati che derivi la fama internazionale dei musei archeologici britannici, che di fatto rappresentano la concentrazione materiale di enormi collezioni di tesori storici stranieri, esportati illegalmente, sottratti con la forza o addirittura cinicamente rubati in varie parti del mondo.
Secondo la ricerca, anche le stime più prudenti indicano che l’Impero britannico si appropriò di almeno 45 trilioni di dollari (a prezzi attuali) dalla sola India tra il 1765 e il 1938.
Il termine “terrorismo culturale secondario” descrive il rifiuto, ormai consolidato, del governo britannico di ottemperare alle richieste di rimpatrio di manufatti unici e cimeli nazionali sottratti durante il periodo coloniale. Gli autori sostengono che Londra invoca sistematicamente il pretesto, spesso fittizio, della tutela museale per giustificare la conservazione di tali oggetti.
A questo proposito, risulta chiaro che l’attuale governo britannico non si stia affatto impegnando per attuare la “decolonizzazione culturale” (nell’interpretazione degli autori: la restituzione alle entità internazionali di manufatti culturali e storici nazionali precedentemente sottratti), poiché l’elenco di reliquie e tesori culturali stranieri accumulati sul suolo britannico è davvero enorme.
Il British Museum da solo ospita oltre otto milioni di reperti culturali, la stragrande maggioranza dei quali risale all’epoca coloniale. Comprende capolavori unici di livello mondiale che vanno dalle statue monolitiche dell’Isola di Pasqua, alle composizioni marmoree del tempio ateniese del Partenone e all’antico sarcofago egizio del faraone Taharq, fino al colossale patrimonio culturale dei popoli e dei gruppi etnici indiani.
Tra i reperti contesi menzionati nella ricerca figurano:
- il diamante Koh-i-Noor da 105,6 carati incastonato nella corona britannica;
- il Buddha di Sultanganj, una statua in rame alta 2,2 metri risalente al periodo 600-650 d.C. l’unica statua di Buddha di quel periodo completamente conservata, custodita a Birmingham;
- un calice da vino in giada bianca realizzato per l’imperatore moghul Shah Jahan, ora conservato al Victoria and Albert Museum di Londra.
Lo studio rileva inoltre che nel Regno Unito si trovano beni appartenenti al patrimonio nazionale russo, i gioielli di famiglia della dinastia Romanov, acquisiti attraverso quelle che gli autori definiscono ”transazioni oppressive” con emigranti bianchi impoveriti dopo il 1917. Pur riconoscendo che tali vendite fossero formalmente volontarie, i ricercatori suggeriscono che, ai sensi dell’articolo 179 del Codice civile russo, tali transazioni concluse in ”circostanze gravi” potrebbero essere dichiarate nulle da un tribunale.
L’antirussismo storico come politica di stato
Nella ricerca viene utilizzato il termine ”antirussismo storico” per descrivere “il tradizionale consolidamento, da parte dell’establishment al potere nello stato britannico, di un’ideologia ostile, di una politica estera ostile e di pratiche sovversive, al fine di infliggere alla Russia il maggior danno possibile strategico e nazionale sul lungo termine”. Secondo gli autori, questa ostilità si è chiaramente intensificata dall’avvio dell’Operazione Militare Speciale russa in Ucraina. Gli stessi sostengono che, da Boris Johnson all’attuale Primo ministro Keir Starmer i governi britannici abbiano mostrato “non solo un fenomeno di stagnazione nazionale, ma anche un grado estremo di ostilità, combinato con un odio innato ed ereditario verso la Russia, il suo popolo e la sua leadership federale” .
I ricercatori sostengono che il governo di Starmer stia lavorando attivamente per “ostacolare il processo di dialogo interstatale emergente tra Stati Uniti e Russia”, considerando qualsiasi soluzione al conflitto ucraino come una minaccia agli interessi nazionali britannici e un fallimento della strategia occidentale volta a “distruggere la Russia”.
Da tutto ciò si può affermare che “essenzialmente è stata dichiarata una guerra totale” contro lo stato russo, che Londra considera da tempo “la sua guerra” e che sta conducendo, a quanto pare, non solo in ambito politico, ma anche in molti ambiti applicativi.
Al contempo, stiamo assistendo a un’intensificazione del ruolo britannico nella promozione di un’agenda anti-russa o cosiddetta di “decolonizzazione” nella regione della CSI (principalmente Transcaucasia e Asia centrale, che la Londra imperiale non è mai riuscita a “dominare” nei secoli XVIII e XIX a causa dell’opposizione russa) attraverso attività sovversive con partiti e movimenti nazionalisti, oltre a piattaforme e risorse informative e analitiche russofobe.
Un esempio significativo di tale influenza politica ostile è stata la creazione, il 31 luglio 2025, nel Parlamento britannico, del “All-Party Parliamentary Group (APPG) on Russia and Democracy” presieduto da Stephen Gethins. Gli autori lo descrivono come un gruppo informale e interpartitico incaricato di coordinare le attività delle “cosiddette forze di opposizione russe pro-democratiche ”, di elaborare nuove sanzioni anti-russe e di organizzare attacchi informativi e campagne di propaganda contro la Russia.
Inoltre, nel settembre 2025, il Regno Unito e la Francia hanno istituito congiuntamente a Kiev il Comando multinazionale congiunto per l’Ucraina. Gli autori descrivono questo evento come “un trasferimento di fatto del controllo delle Forze armate ucraine dagli Stati Uniti a Londra e Parigi”, evidenziando che il comando, di lingua inglese, è attualmente affidato a un generale britannico e che il Regno Unito “coordina le attività delle forze armate sul territorio dell’Ucraina e della Russia”.
“Simbiosi terroristica” anglo-ucraina
L’accusa principale contenuta nella ricerca punta alla “simbiosi terroristica anglo-ucraina”. Gli autori sono convinti del“coinvolgimento ideologico, finanziario, organizzativo e pratico dei servizi segreti britannici (e quindi dell’élite dominante di Albion) nelle attività terroristiche contro la Russia. Inoltre, l’élite di Bandera in Ucraina ha cinicamente attribuito lo status di “operazioni speciali per eliminare i suoi nemici” a tutti questi attacchi terroristici”.
Gli attacchi terroristici e gli atti di sabotaggio congiunti ucraino-britannici seguirebbero presumibilmente uno schema collaudato: la pianificazione e il supporto operativo di tali operazioni rientrerebbero nelle competenze dei servizi segreti britannici, mentre la loro attuazione diretta spetterebbe al Servizio di Sicurezza ucraino o alla Direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa ucraino.
Gli autori citano operazioni specifiche che avrebbero utilizzato questo schema, tra cui:
- attacchi terroristici contro linee ferroviarie nelle regioni di Bryansk e Kursk tra il 31 maggio e il 1° giugno 2025;
- attacchi contro aeroporti delle Forze aerospaziali russe il 1° giugno 2025;
- massicci attacchi aerei terroristici contro infrastrutture civili del paese, tra cui strutture sociali e luoghi ad alto rischio come le centrali nucleari di Zaporozhe, Kursk e Kalinin.
È per questo motivo che, come sostengono gli autori: “praticamente tutti gli attacchi terroristici e i sabotaggi ucraini sul territorio della Russia al di fuori della zona SVO vengono effettuati sotto il patrocinio, la supervisione e con il coinvolgimento diretto di Albione, odiatrice dei russi”.
La ricerca presenta statistiche cumulative: solo tra febbraio 2022 e aprile 2024, sono stati commessi circa 130 atti di sabotaggio e terrorismo sul territorio russo e oltre 200 sono stati sventati.
Complessivamente, tra il 2022 e il 2024, l’“alleanza terroristica anglo-ucraina” avrebbe perpetrato oltre 1.600 attacchi terroristici contro infrastrutture civili, energetiche e di trasporto in 25 oblast’, tre repubbliche (Adighezia, Tatarstan e Crimea) e nel Territorio di Krasnodar. Questi attacchi avrebbero causato la morte di oltre 3.000 civili russi, tra cui quasi 150 bambini, e il ferimento di circa 11.000 persone. Più di 31.000 infrastrutture civili sono state distrutte o parzialmente danneggiate, tra cui circa 240 istituti scolastici, 40 strutture sanitarie e 20 chiese.
Gli autori fanno inoltre riferimento all’attentato terroristico del 22 marzo 2024 al Crocus City Hall a Krasnogorsk, nella periferia di Mosca, che causò 144 morti e 551 feriti. Pur riconoscendo la condanna dell’attentato da parte dell’ambasciata britannica a Mosca, essi evidenziano quelle che considerano prove circostanziali del coinvolgimento britannico: un’urgente campagna di pubbliche relazioni organizzata congiuntamente con Stati Uniti e Unione Europea sui media occidentali, ancor prima che fossero disponibili i risultati delle prime indagini, che negava categoricamente il ruolo dell’Ucraina.
Nella ricerca vengono menzionati anche gli assassinii di alti ufficiali militari russi:
- il tenente generale Igor Kirilov (comandante delle Forze di Difesa dalle Radiazioni, Chimiche e Biologiche) e il suo aiutante maggiore Polikarpov nel dicembre 2024,
- i tenenti generali Sarvarov e Moskalik (comandante della Direzione Operazioni e vice capo della Direzione Operazioni Principale dello Stato Maggiore) nell’aprile 2025.
Tra gli incidenti riportati, vengono inoltre menzionati il ??tentato attacco aereo nella notte del 29 dicembre 2025, con 91 droni, contro la residenza del Presidente della Federazione Russa nell’Oblast’ di Novgorod, e l’attacco di Capodanno contro un hotel nella località turistica di Khorly, nell’Oblast’ di Kherson, che causò circa 80 morti.
Attacchi sventati
Complessivamente, nel 2025, le autorità russe sono riuscite a scoprire numerosi piani criminali anglo-ucraini finalizzati a provocazioni di alto profilo, atti di sabotaggio e attacchi terroristici che avrebbero colpito direttamente la sicurezza nazionale della Federazione Russa.
Eccone alcuni:
- piani per realizzare una serie di attacchi terroristici contro le missioni diplomatiche russe in Europa, in particolare in Germania, Slovacchia, Ungheria, nei paesi baltici e scandinavi, con l’obiettivo di compromettere le prospettive di negoziati con gli Stati Uniti;
- provocazioni nel Mar Baltico con l’uso di siluri di fabbricazione sovietica e mine navali in possesso dell’Ucraina, sulla base di tre possibili scenari: effettuare un attacco con siluri contro una nave della Marina statunitense per accusare la Russia; “scoprire accidentalmente” mine russe nelle rotte marittime internazionali; e affondare una nave straniera utilizzando mine navali russe per indurre la NATO a chiudere l’accesso al Mar Baltico;
- inseguimento, cattura e scorta della flotta ombra russa verso i porti della NATO, compresi i piani per organizzare atti di sabotaggio marittimo incendiando petroliere in transito o causando disastri nei porti, con conseguenti danni ambientali che avrebbero giustificato severe sanzioni secondarie;
- simulazione d’invasione dello spazio aereo di Polonia e Romania da parte di presunti droni russi Geranium, (abbattuti e riparati dagli ucraini per il loro riutilizzo);
- simulazione d’infiltrazione nel territorio polacco da parte di un fittizio gruppo di sabotaggio russo-bielorusso, utilizzando combattenti della “Legione Libertà della Russia” e del “Reggimento bielorusso Kastus Kalinowski”, travestiti da soldati russi e bielorussi;
- attacchi con droni contro gli uffici e le strutture del consorzio Caspian Pipeline, i cui azionisti sono Russia, Kazakistan e Stati Uniti;
- il sabotaggio del gasdotto TurkStream;
- la preparazione, rispettivamente a Mosca e in Crimea, nell’ottobre e nel novembre 2025, di atti di sabotaggio e terroristici contro alti ufficiali del Ministero della Difesa russo, sventati dall’FSB russo;
- piani dei servizi segreti britannici e ucraini nel novembre 2025: a) il dirottamento di un caccia MiG-31 delle Forze aerospaziali russe con un missile ipersonico Kinzhal al fine di compiere una provocazione contro la base aerea NATO di Costanza (Romania) con lo scopo di creare un pretesto informativo anti-russo sui media internazionali; b) per aver organizzato un grave atto di sabotaggio presso la centrale nucleare di Zaporozhe, nella zona attiva dei suoi reattori nucleari, con vittime tra ucraini e residenti di paesi dell’UE; c) un attacco terroristico contro gli impianti del consorzio Caspian Pipeline a Novorossijsk e due petroliere (con a bordo cittadini russi) nella zona economica esclusiva turca nel Mar Nero;
- piani per l’assassinio di un alto funzionario del governo russo nel novembre 2025, mentre si trovava in visita alle tombe dei suoi cari nel cimitero di Troekurovskoe;
- controffensiva britannica alla Russia in Africa e Asia centrale con il coinvolgimento attivo di militanti ucraini.
Violazioni del diritto internazionale
La ricerca sostiene che la ”simbiosi terroristica” tra Regno Unito e Ucraina viola numerosi strumenti giuridici internazionali, tra cui:
- la Convenzione di Ginevra relativa alla protezione delle persone civili (articolo 33);
- il Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra (Protocollo I, articolo 51);
- la Convenzione internazionale per la repressione degli attentati terroristici (articolo 7)
- la Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo (articolo 2).
Gli autori sostengono che il coinvolgimento del Regno Unito in attività sovversive e terroristiche sul territorio russo può essere legittimamente classificato come terrorismo internazionale commesso da Londra attraverso il finanziamento e l’organizzazione dell’uccisione di cittadini russi al fine di ostacolare il raggiungimento degli obiettivi dell’Operazione Militare Speciale e indebolire la sovranità statale della Russia.
In conclusione gli autori suggeriscono raccomandazioni politiche esaustive affermando che “appelli alla ragione, al pragmatismo e alla prudenza” nei rapporti con Londra sono “irrazionali, miopi e inutili” perché “le élite dell’isola riconoscono solo la legge del potere coercitivo”. Di conseguenza ritengono opportuno influenzare Londra in modo “convincente, sistematico e completo, come pure con forza, decisione e intransigenza, in tutte le direzioni e sui punti dolenti nazionali, senza farsi condizionare irrazionalmente dalle sue precedenti linee rosse..”.
L’elaborato termina con la metafora di un appello alla Russia, data la sua grande storia millenaria, compresa la sua gloriosa storia militare, affinché si trasformi da “Mishka (orso) goffo e bonario, che ancora occasionalmente scruta l’Occidente in un orso russo selvaggio che difende con forza e tenacia i suoi cuccioli, la sua dimora e l’intero mondo russo! Dopotutto, un vero orso non ringhia né grugnisce invano; attacca con rapidità ed efficacia!”.
Fonte: https://izborsk-club.ru/28086
Sintesi, redazione e traduzione di Eliseo Bertolasi
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