di Clara Statello per l'AntiDiplomatico
La guerra in Iran potrebbe arrivare ad una conclusione. O almeno questi sono stati i segnali giunti il mattino seguente l’annuncio dell’apertura dello stretto di Hormuz. Nel primo pomeriggio di venerdì, il ministro degli Esteri dell’Iran, Sayyed Abbas Araghchi, ha scritto su X:
“In linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio di tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il restante periodo di cessate il fuoco, lungo la rotta coordinata già annunciata dall'Organizzazione portuale e marittima della Repubblica islamica dell'Iran”. L’annuncio è arrivato cinque giorni dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad (e a poche ore dalla chiusura dei mercati). Evidentemente le parti hanno continuato a discutere dietro le quinte. Al tweet è seguita una raffica nevrotica di post del presidente Donald Trump sul suo social personale, Truth:
I mercati hanno subito reagito positivamente all’annuncio del ripristino della navigabilità nel golfo Persico. Il petrolio WTI è sceso sotto gli 84 dollari al barile, mentre il prezzo del Brent si è assestato a poco più di 90 dollari, perdendo rispettivamente 11 e 9 punti. L’indice S&P500, che misura il livello degli investimenti nell’economia americana, ha chiuso la settimana al suo livello più alto di sempre, guadagnando oltre 7,3 trilioni di dollari dal suo minimo del 30 marzo. Secondo quanto riporta la pagina di analisi dei mercati The Kobeissi Letter, si tratta della ripresa più rapida dal 1982. Anche il dollaro ha confermato l’improvvisa tendenza rialzista dei mercati, con i traders speculativi che hanno acquistato posizioni lunghe sul dollaro USA nel mercato per 18 miliardi di dollari, il valore più alto negli ultimi 12 mesi, scommettendo sul suo rafforzamento rispetto alle altre valute (yen, euro, etc.).
La sorprendente performance dei mercati potrebbe essere il risultato di insider trading. Gli investitori hanno scommesso sul crollo del prezzo del petrolio circa 20 minuti prima che il ministro degli esteri iraniano annunciasse venerdì la riapertura di Hormuz. Secondo quanto scrive Reuters citando i dati LSEG, tra le 12:24 e le 12:25 GMT, gli investitori avrebbero venduto complessivamente 7.990 contratti futures sul petrolio Brent, per un valore di circa 760 milioni di dollari. L’annuncio di Araghchi sulla completa riapertura di Hormuz è arrivato alle 12.45 GMT, facendo crollare il prezzo del petrolio fino all'11% nei minuti successivi. Dall’inizio della guerra in Iran, sono diversi i casi di sospetti illeciti su cui le autorità di regolamentazione dei derivati stanno indagando.
I messaggi che Trump ha pubblicato in maniera compulsiva dalle 13.04 alle 14.58 GMT su Truth potrebbero aver manipolato i mercati, creando l’aspettativa di una rapida fine della guerra e di una sostanziale vittoria degli Stati Uniti, con la riapertura irreversibile dello stretto, il ripristino della navigabilità e la consegna dell’uranio arricchito iraniano.
Subito dopo la chiusura delle borse, però, è arrivato il chiarimento su X dello speaker del parlamento iraniano, Mohamed Bagher Ghalibaf, che ha smentito le dichiarazioni di Trump. “Il Presidente degli Stati Uniti ha fatto sette affermazioni in un'ora, tutte e sette false. Non hanno vinto la guerra con queste bugie e certamente non otterranno nulla nemmeno nei negoziati. Con il proseguimento del blocco, lo Stretto di Hormuz non rimarrà aperto. Il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz avverrà secondo la "rotta designata" e con "l'autorizzazione iraniana". L'apertura o la chiusura dello Stretto e le relative normative saranno determinate sul campo, non dai social media”, ha messo in chiaro Ghalibaf.
Poi ha aggiunto che la nazione iraniana non si lascia guidare dalla guerra mediatica e dalla manipolazione dell'opinione pubblica, riferendosi ai proclami di Trump. Tuttavia, la tardiva rettifica del portavoce del parlamento iraniano, nonché capo della delegazione a Islamabad, non ha impedito agli speculatori di realizzare i propri profitti sull’annuncio della riapertura unilaterale dello stretto di Hormuz. La partita finanziaria è rimandata a lunedì.
Sabato mattina, lontano dalle speculazioni finanziarie, lo stretto di Hormuz è stato nuovamente chiuso. La misura è una risposta al blocco statunitense delle navi cisterna iraniane che Washington non ha sollevato, nel tentativo di mostrare la concessione di Teheran come una vittoria di Trump. Il consiglio di sicurezza iraniano ha reso noto che l'Iran manterrà il controllo e il monitoraggio dello Stretto fino alla fine completa della guerra. Per il passaggio le navi dovranno fornire informazioni complete e ricevere l'autorizzazione in base alle regolamentazioni iraniane.Il passaggio sarà soggetto a requisiti e costi di sicurezza, protezione ambientale e protezione della navigazione. Qualsiasi interruzione o tentativo di blocco sarà considerato una violazione del cessate il fuoco. Infine, l’Iran bloccherà totalmente il passaggio delle navi se le azioni ostili marittime statunitensi non smetteranno.
Axios scrive che almeno tre navi commerciali, tra cui due petroliere indiane, sono state attaccate nello stretto di Hormuz da quando i pasdaran hanno revocato l’apertura. E’ evidente che la politica iraniana, che presiede le negoziazioni, deve fare i conti con la linea dura dei pasdaran, che hanno rafforzato la propria posizione nel Paese e che continuano la loro offensiva mediatica umiliando Trump e Hegset con i loro video divenuti virali sui social.
Dall’altro lato, il nervosismo della Casa Bianca rivela le frizioni interne e con gli alleati. Il consenso di Trump è a pezzi, solo il 38% degli americani sostiene gli attacchi e appena il 15% ritiene che l’America abbia raggiunto i suoi obiettivi in Iran, secondo un sondaggio pubblicato da Politico. Intanto il sostegno degli americani nei confronti di Israele è in caduta libera anche al congresso, mentre sulla NATO pende un’incognita. Persino Giorgia Meloni ha dovuto “rinnegare” l’amico Donald, dopo la catastrofe elettorale di Orban in Ungheria.
Trump cerca evidentemente una via d’uscita, per presentare un ritiro dall’Iran come una vittoria. Occorre ricordare che la riapertura di Hormuz e una eventuale consegna dell’uranio arricchito non è il trionfo in guerra dell’America, ma semplicemente lo status quo al 27 febbraio, a conclusione dei colloqui mediati dall’Oman.
Lo scenario resta dunque altamente incerto. Il passo indietro di Teheran su Hormuz è senz’altro una mossa per passare la palla nel campo statunitense. Trump dovrà sollevare il blocco sull’Iran prima di lunedì, per assicurarsi un secondo round di colloqui. Il rischio è una riapertura disastrosa delle borse, con il tasso decennale sul debito pubblico statunitense pericolosamente vicino al 5%. I post e le fughe di informazione potranno manipolare il mercato azionario, ma non quello obbligazionario.
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