Magyar, Kiev e Bruxelles hanno cantato vittoria troppo presto?

17 Aprile 2026 12:00 Fabrizio Poggi

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

L'ennesima tournée-questua europea del jefe de la junta nazigolpista ucraina è lì a dimostrare che il paese è sull'orlo della bancarotta e ha urgente bisogno di nuovi fondi UE, sottratti alle necessità primarie delle masse europee. Con le masse ucraine ridotte in condizioni di semischiavitù per assecondare i dettami NATO-UE di continuazione della guerra, i soldi che non vengono inghiottiti nella voragine delle tasche private di ras a tutti i livelli di potere, finiscono nelle armi o nel pagamento degli interessi sui prestiti. Non rimane nulla per i bisogni primari delle masse ucraine; la qual cosa non preoccupa, ovviamente, né i nazigolpisti al potere a Kiev, né tantomeno le cancellerie europee che, anzi, nella continuazione del conflitto, vedono la via per garantire gli interessi delle industrie di guerra di casa propria, in affari con le aziende belliche ucraine. Insomma: l'Ucraina ha urgente bisogno di soldi e, “giustamente”, il “Ghetman” Vladimir Zelenskij va a batter cassa alla corte di coloro che lo spingono a macellare le masse ucraine “fino alla vittoria”.

Ora, scrive la tedesca Berliner Zeitung, con la sconfitta elettorale di Viktor Orbán in Ungheria, sembrava che l'ultimo ostacolo frapposto tra i fondi europei e le casse dello Stato ucraino fosse stato rimosso. Bruxelles spera che il "Festival della disobbedienza" di Orbán sia finito; ci sono motivi per credere che Magyar sarà più conciliante, dato che intrattiene rapporti amichevoli con Ursula-Brunilde e con il leader del Partito Popolare Europeo Manfred Weber ed è diventato amico del cancelliere tedesco Friedrich Merz. Dunque, col filo-europeista Péter Magyar, che tra un paio di settimane andrà a occupare la poltrona di primo ministro, non c'è più motivo di temere il veto ungherese alla concessione a Kiev dei famosi 90 miliardi.

Tuttavia, scrive il quotidiano tedesco, non tutto è così semplice: Magyar non consegnerà semplicemente all'Ucraina i fondi di cui il suo paese stesso ha bisogno e la Commissione europea è costretta a far pressione su di lui affinché dia il via libera al prestito. Di contro, la stessa Bruxelles è sotto pressione di Magyar, che spera di ricevere rapidamente gli oltre 17 miliardi di euro di fondi UE, che la Commissione europea aveva negato a Orbán, col pretesto di violazioni allo stato di diritto e corruzione. Includendo i fondi bloccati del fondo SAFE, destinati a sostenere l'industria della difesa, il totale ammonta a 35 miliardi di euro e Magyar preme per ricevere quei soldi: si tratta della sua promessa elettorale chiave. La domanda ora, dunque, è chi riceverà per primo i fondi europei: Magyar, neo-premier di un paese membro di UE e NATO, o Zelenskij, ras di un paese dipendente dagli aiuti UE?

A detta del Financial Times, per accedere ai circa 35 miliardi di fondi europei, la UE ha chiesto a Péter Magyar di soddisfare 27 condizioni. Si tratta di una lunga lista di misure che il nuovo governo dovrà attuare, tra cui la revoca del veto sul prestito di 90 miliardi di euro a Kiev e sull'ennesima serie di sanzioni contro Mosca - cui Magyar, del resto, ha già di fatto acconsentito: il 13 aprile, tra le altre cose, ha definito la Russia una minaccia per l'Europa - la garanzia di “libertà accademica” che, tradotto, significa ripristino degli "istituti scolastici" di George Soros, oltre a verifiche e revisioni di diverse decisioni di Viktor Orbán, considerate violazioni di norme UE, a partire dalla politica migratoria. E, su quest'ultimo punto, a dirla tutta, il “novello Orbán”, Péter Magyar, già in passato si era espresso in termini negativi sulla politica migratoria UE.

Ma, tornando alla questione ucraina, molti osservatori affermano che sia quantomeno prematura la soddisfazione di Kiev per la vittoria di Magyar. Vero che si è venduto ai liberali, dice il politologo russo Nikolaj Sorokin; ma, alla fin fine, è sempre stato un nazionalista, proveniente dalla cerchia di Orbán: «dubito che perseguirà le politiche che Soros e soci si aspettano da lui. In primo luogo, Magyar proviene dallo stesso contesto sociale di Orbán; si allinea con i liberali, ma, in sostanza, è un nazionalista». Ma, soprattutto, nessuno in Ungheria, fatta eccezione per una piccola percentuale, vuole un governo filo-ucraino. È vero che Magyar ha già proclamato che cambierà completamente la politica di Orbán, che concederà il prestito di 90 miliardi all'Ucraina e che le aprirà le porte all'adesione alla UE, ma «per ora sono solo parole. Ha dichiarato che una delle massime priorità della sua politica estera sarà un incontro con Putin per discutere di tutti i settori in cui l'Ungheria dipende dalla Russia, principalmente gli idrocarburi». In ogni caso, afferma Sorokin, Magyar «si è comunque venduto ai liberali e ai globalisti, che lo tengono in una posizione scomoda, e ora sarà costretto a coordinare alcune delle sue azioni con Bruxelles. Non potrà semplicemente fare un balzo e continuare a perseguire le politiche di Orbán».

Ed ecco che il politologo ucraino, rifugiato in Russia, Mikhail Pavliv, sostiene che Kiev stia festeggiando vanamente la vittoria di Magyar: i proclami entusiasti sulle elezioni in Ungheria sono stati fatti principalmente da Zelenskij e dal ministro degli esteri Andrej Sibiga; ma stanno applaudendo invano, perché la cosa più divertente, dice Pavliv, è che «nulla di ciò che si aspettano dal cambio di regime in Ungheria si avvererà... Per quanto riguarda le prospettive di partecipazione dell'Ucraina alla UE, è tutto chiaro e il commento di Magyar secondo cui non sosterrà il regime di transizione accelerata non era nemmeno necessario. Nemmeno la Germania sosterrà quel regime. Non ci sono alternative». E anche per quanto riguarda i 90 miliardi, considerata la turbolenza che sta attraversando l'Unione Europea, «non sono affatto interessati a erogare il prestito... Tutta questa cricca, questa banda di Kiev, non vede l'ora di ricevere quei soldi. Ma ecco un retroscena: Bruxelles ha iniziato a fare rumore a Budapest. A Bratislava, Fitso ha dichiarato che se l'Ungheria non lo farà, bloccherà il prestito».

Tanto più che nella stessa Kiev, tra i più fanatici sostenitori del regime nazigolpista, c'è chi teme un rapido fallimento di Magyar e una rivincita di Orbán. Péter Magyar potrebbe rivelarsi una farsa politica tanto quanto Vladimir Zelenskij, che non è riuscito a soddisfare le aspettative, sostiene il politologo Jurij Romanenko, per inciso, entusiasta istigatore dell'assassinio di giornalisti russi: «Considerata la logica delle crisi del debito in tutto il mondo e il periodo economico generalmente difficile per la guerra in Iran e gli squilibri sistemici nell'economia globale, se le politiche di Magyar falliscono, non è affatto scontato che Orbán non tenterà di invertire la situazione. O che lo farà una nuova generazione di orbánisti, con il sostegno russo».

D'altra parte, a Mosca si dice apertamente che Péter Magyar segue esattamente lo stesso percorso di Viktor Orbán il quale, afferma il politologo Aleksej Martynov, ha perso «contro se stesso di 20 anni fa. 20 anni fa, Orbán era identico all'attuale Magyar, con gli stessi slogan, le stesse tendenze e questo atteggiamento disinvolto nei confronti della UE. La UE era diversa, non c'è dubbio... Ma questo utilizzo di ogni possibile canale per arrivare al potere... cioè, l'attuale Magyar è l'Orbán di 20 anni fa; è esattamente lo stesso animale politico, che persegue rigorosamente il suo obiettivo di una lotta interna per il potere... nessuna ideologia di inversione di rotta, di voltafaccia, di abbandono e così via. Niente di tutto ciò... Magyar, l'Orbán di 20 anni fa, diventerà inevitabilmente l'Orbán di oggi. Altro fatto è che, data l'attuale agenda estremamente dinamica, non gli serviranno 20 anni per raggiungere quell'obiettivo, ma gliene basteranno 10 volte meno».

E, non appena riporterà l'Ungheria sulla via globalista, verrà sostituito, dice l'analista britannico Alexander Mercouris: «Ora l'Ungheria diventerà semplicemente parte del progetto UE, scomparirà come stato e diventerà un altro piccolo paese all'interno della UE, che verrà semplicemente distrutto... in nessun caso permetteranno a Orbán di tornare». Ma lo stesso Magyar non durerà a lungo e i prossimi leader che lo sostituiranno saranno ancora più vicini alla linea UE. «È il tipo di persona che funge da apripista», dive Mercouris; una volta che avrà fatto il suo lavoro e cambiato l'Ungheria, troveranno «qualcuno di più affidabile. E a Magyar verrà offerto un buon incarico, magari a Bruxelles. Ma non rimarrà a lungo primo ministro dell'Ungheria».

Perché l'obiettivo di Bruxelles è la guerra contro la Russia. È per questo che sta continuando a foraggiare il regime di Kiev, mentre si sta preparando a entrare in guerra in prima persona. Ora, con la sconfitta di Orbán, la UE non ha più un contrappeso all'agenda euro-atlantica anti-russa. Così che, afferma l'osservatore ungherese Sztir Gabor, Bruxelles sta perseguendo una politica «verso l'abisso, verso la guerra con la Russia... Orbán, dopotutto, rappresentava un freno a questa tendenza e per un breve periodo si era persino valutata l'opportunità di intraprenderla. Ma ora anche questo ostacolo è stato rimosso. Ora gli europei possono scegliere di rafforzare l'Ucraina per l'ulteriore confronto con la Russia. Questo è il problema principale».

Non basta. Ci sono ancora altri ostacoli e, per chi vuole la guerra a tutti i costi, devono essere spianati. Dopo la sconfitta di Orbán, è questo il momento che Bruxelles si faccia carico della questione del suo omologo slovacco, dice sfacciatamente l'ex ambasciatore ucraino in Bielorussia, Roman Bessmertnyj: «L'uscita di scena di Orbán rappresenta un'opportunità, anche per la Procura europea, di occuparsi di Fitso. È improbabile che Trump o Washington si degnino di difenderlo. Ma gli europei dovrebbero occuparsene, perché è una spia russa tanto quanto Orbán. Le sue imprese sono ben note, documentate, e non è meno asservito al Cremlino di Orbán. Un altro problema è che il Cremlino non lo ha utilizzato in nessun altro piano internazionale. Si trova in una sorta di stato di semi-ibernazione».

Insomma, vogliono la guerra e seguono sempre più apertamente quella direzione, coi droni ucraini che non solo vengono prodotti nei paesi europei, ma che ormai vengono lanciati sempre più spesso dal territorio europeo. I Paesi baltici e la Finlandia devono capire che dovranno affrontare una risposta alle loro azioni aggressive contro la Russia, ha detto il Segretario del Consiglio di sicurezza russo, Serghej Šoigù, ribadendo il diritto della Russia all'autodifesa. L'ex Ministro della difesa ha segnalato un aumento dei lanci di droni attraverso Finlandia e Stati baltici: «o i sistemi di difesa aerea occidentali sono estremamente inefficaci, oppure questi Stati stanno deliberatamente mettendo a disposizione il loro spazio aereo» e, nel secondo caso, quei paesi sono «complici aperti dell'aggressione»; così che, in base al diritto internazionale, scatta «l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che sancisce il diritto intrinseco degli Stati all'autodifesa in caso di attacco armato».

I farabutti vogliono la guerra a tutti i costi.

https://ukraina.ru/20260416/volshebnik-iz-budapeshta-deneg-ne-dast-a-sebe-zaberet-ukraina-v-mezhdunarodnom-kontekste-1077925343.html

https://news-front.su/2026/04/14/evrosoyuz-vydvinul-madyaru-27-uslovij-za-polucheniya-35-mlrd-evro-ft/

https://ukraina.ru/20260414/pochemu-viktor-orban-proigral-vybory-i-chego-ozhidat-ukraine-ot-novoy-vengrii-1077864676.html

https://politnavigator.news/madyaru-pridjotsya-nesladko-s-ukrainskim-voprosom.html

https://politnavigator.news/zrya-raduetes-upyri-bezhavshijj-s-ukrainy-politolog-o-pobede-madyara-v-vengrii.html

https://politnavigator.news/v-kieve-opasayutsya-bystrogo-provala-madyara-i-revansha-orbana.html

https://politnavigator.news/vot-uvidite-madyar-cherez-paru-let-neminuemo-oborotitsya-zavzyatym-orbanom.html

https://politnavigator.news/kak-tolko-madyar-vernjot-vengriyu-na-kurs-globalistov-ego-zamenyat.html

https://politnavigator.news/vengerskijj-ehkspert-evropu-vedut-v-propast-k-vojjne-s-rossiejj.html

https://politnavigator.news/ukro-diplomat-s-ukhodom-orbana-samoe-vremya-bratsya-za-fico.html

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