di Marinella Mondaini
Il presidente russo Vladimir Putin ha partecipato alla seduta plenaria dell’ottavo vertice dei capi di Stato e di governo dei paesi membri del Forum dei paesi esportatori di gas.
Al termine dell’incontro è stata adottata la Dichiarazione di Mosca dell’ottavo vertice.
Dal discorso di Putin, riporto i passi salienti:
"Prima di tutto vorrei salutarvi tutti e ringraziarvi per aver ritenuto possibile trovare il tempo di venire a Mosca. Sono lieto di darvi il benvenuto all’ottavo vertice del Forum dei Paesi esportatori di gas, un’organizzazione che riunisce i principali produttori e fornitori di gas naturale sul mercato mondiale.
Vorrei sottolineare che, inizialmente, 25 anni fa, il Forum dei Paesi esportatori di gas era stato concepito come una piattaforma di esperti e di analisi per lo scambio di esperienze, per la valutazione e la previsione del mercato del gas. È proprio così che si sta sviluppando il nostro dialogo. E senza alcun intrigo dietro le quinte né tentativi di manipolare il mercato. Tale apertura, chiarezza e obiettività delle valutazioni sono molto importanti sia per i produttori che per i consumatori di gas – in generale per il settore energetico globale. Tanto più che, complessivamente, ai partecipanti al Forum spetta il 70 per cento delle riserve mondiali di gas naturale e circa il 40 per cento delle sue esportazioni globali.
In questo modo, i nostri paesi danno un contributo significativo alla sicurezza energetica mondiale e allo sviluppo equilibrato degli Stati e delle macroregioni. Si tratta innanzitutto dei nuovi centri di crescita economica, dei paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina, dove il consumo di risorse energetiche è in aumento, le città crescono rapidamente, si costruiscono impianti industriali e si fa sempre maggiore uso dell’elettricità nell’industria, nei trasporti e nell’economia digitale, compresi i centri di archiviazione e elaborazione dati.
Tuttavia, oggi un quarto del bilancio energetico del pianeta è rappresentato proprio dal gas. Lo scorso anno il suo consumo è cresciuto dell’1,2% e ha raggiunto i 4,2 trilioni di metri cubi. Si prevede che tali tendenze proseguiranno e che, a metà del secolo in corso, la domanda mondiale di gas aumenterà fino a 5,5 trilioni di metri cubi all’anno. Le forniture internazionali aumenteranno di circa una volta e mezzo, raggiungendo 1,7 trilioni di metri cubi.
In altre parole, il ruolo del gas naturale come pilastro dell’energia globale, dell’industria, ma anche del settore agricolo e del sistema del commercio internazionale non potrà che rafforzarsi. Si tratta di una sfida importante per il settore del gas, soprattutto alla luce delle turbolenze che sta attualmente attraversando.
Il capo dello Stato ha elencato senza mezzi termini i problemi del settore: l’aggravarsi della situazione in Medio Oriente, le catene logistiche interrotte, gli ostacoli all’acquisto di attrezzature e tecnologie. E, a parte tutto ciò, gli attentati ai «Nord Stream», che Putin ha definito «atti terroristici veri e propri»: «Sono stati compiuti atti terroristici veri e propri contro i gasdotti russi diretti in Europa: sono stati fatti saltare in aria».
Il settore mondiale del gas si trova in una situazione di incertezza. I consueti rapporti commerciali sono stati compromessi, i prezzi sono aumentati drasticamente, ma sappiamo bene che potrebbero scendere altrettanto bruscamente, tornando ai livelli precedenti. Molti piani di investimento sono stati messi in pausa, rinviati a una data successiva o addirittura cancellati. Tutto ciò, ovviamente, accresce i rischi di uno squilibrio di lungo periodo del mercato.
In queste condizioni difficili, tenendo conto della crescente domanda di gas, i produttori mondiali dovranno garantire la stabilità e l’affidabilità delle forniture, assicurando agli acquirenti il riscaldamento nelle abitazioni, il combustibile per le imprese e le centrali elettriche, nonché le materie prime per la produzione chimica, la produzione di fertilizzanti e di nuovi materiali.
La Russia è uno degli attori chiave del mercato globale del gas. Occupiamo il primo posto al mondo per riserve di gas naturale e il secondo per produzione. Abbiamo creato un complesso produttivo unico nel suo genere, che ci consente di diversificare le forniture di gas e di sviluppare la sua lavorazione e la chimica del gas. Utilizziamo questa potente base di risorse, scientifica e industriale per la crescita dell’economia nazionale e, al contempo, ci proponiamo come fornitore responsabile di gas all’estero, partner affidabile e prevedibile.
È vero, negli ultimi anni le società russe del settore del gas hanno dovuto affrontare alcune difficoltà, tra cui le restrizioni imposte da alcuni paesi. A questo proposito, ribadisco: qualsiasi tentativo di escludere la Russia dal mercato mondiale del gas o di frenare lo sviluppo di questo settore nel nostro Paese comporta gravi conseguenze, in primo luogo costi crescenti ed esorbitanti per i consumatori finali stranieri di gas – aziende, imprese e famiglie. È proprio ciò che stiamo vedendo ora in Europa, che sta infliggendo un duro colpo alla propria industria e al proprio settore sociale, rinunciando alle fonti energetiche russe e rescindendo contratti a lungo termine.
Il rifiuto dell’Europa di acquistare il gas russo rappresenta un duro colpo per la propria industria e per il settore sociale, mentre la rescissione dei contratti a lungo termine è una decisione che ha già avuto ripercussioni negative.
Sapete, in Russia c’è un detto: «Non scavare una fossa per un altro, altrimenti ci finirai dentro tu stesso». È proprio questo, a mio avviso, ciò che è accaduto oggi nei paesi dell’Unione Europea.
Per affrontare le sfide che si presentano al settore mondiale del gas, non occorre erigere barriere, ma, al contrario, è necessario rafforzare la cooperazione, soprattutto tra i paesi esportatori di gas, facendo leva sulle proprie capacità e sulle proprie tecnologie sovrane e sviluppando una collaborazione aperta e basata sulla fiducia, fondata sui principi del reciproco vantaggio e del rispetto degli interessi reciproci.
Poi Vladimir Putin ha detto che "le sanzioni sono fatte per la concorrenza disonesta. E come regola, si rivoltano contro chi le fa, facendo più male a lui che non a chi le subisce"
Putin ha sottolineato che qualsiasi tentativo di escludere la Russia dal mercato mondiale del gas comporta «gravi conseguenze, in primo luogo costi crescenti ed esorbitanti per i consumatori finali stranieri». In altre parole, non sarà Mosca a pagare.
Giustissime le parole di Putin, un chiaro messaggio agli ottusi dirigenti dell' Ue, indifferenti alla cruda realtà odierna e alle sofferenze che hanno procurato ai popoli europei.
E diciamo forte, l’Europa è al margine della Storia. Nel fosso.
Putin continua ad offrire la mano per aiutarla a rialzarsi.
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