di Paolo Desogus*
Quanto accaduto alla Fgci non ha un solo significato sportivo, ma è anzi soprattutto politico. Andrea Pirlo non sarà allenatore della Nazionale. La sua colpa è quella di aver avuto rapporti con la Russia. Si poteva soprassedere sui suoi scarsi risultati con la Juventus ma non sul fatto che sia stato il testimonial di iniziative sportive nel paese diventato il nemico per eccellenza.
Sarebbe interessante chiedere perché un trattamento del genere non venga riservato a chi intrattiene rapporti con Israele o con gli Stati Uniti. Il paese di Trump ha attaccato le nostre economie con i dazi. Si è servito delle nostre basi per la guerra in Iran, trasformandoci di fatto in un potenziale bersaglio. Ci ha costretti a comprare il suo gas al doppio del prezzo che pagavamo prima. Ha attaccato le nostre istituzioni, interferendo pesantemente sulla nostra vita politica. Ha militarmente colpito un gasdotto del’UE, a cui ci ricordiamo di appartenere per le cose sbagliate. E questo è un elenco breve, relativo ai soli fatti recenti.
Qualcuno dirà che non bisogna comunque esagerare. L’allenatore della Nazionale conta poco sul piano politico. Certo, conta poco. Ma conta moltissimo il gesto, peraltro avallato persino dal presidente del Senato, seconda carica dello stato.
L’esclusione di Pirlo serve da monito, anzi da minaccia contro chi intende non allinearsi alla crociata antirussa.
Serve a militarizzare un intero paese, a definire il limite della nostra stessa cittadinanza. Varcato quel confine diventa lecito essere oggetto di una campagna di stampa meschina e violenta.
*Post Facebook del 27 luglio 2027
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