di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
4 maggio. Asetticamente presentata come una missione governativa per garantire le forniture energetiche nazionali dalle fonti del Caucaso, con visite ufficiali in Armenia e in Azerbajdžan, la presenza di massimi esponenti del governo italiano alla riunione del 4 maggio a Erevan della cosiddetta Comunità politica europea (CPE) rientra nell'adeguamento dell'Italia ai disegni UE e NATO di preparazione alla guerra. E la stessa CPE non è quell'innocente «foro di dialogo informale che ha l’obiettivo di allargare lo spazio di confronto e cooperazione oltre i 27 Stati membri della Ue», come descritta dai media.
Il vertice a Erevan rientra nel quadro del coordinamento europeista di preparazione allo scontro armato con la Russia. Una preparazione che proprio in questi giorni vede impegnata la soldataglia di quasi tutti i paesi europei in esercitazioni militari ai confini della Russia, da nord a sud e il Caucaso, per l'appunto, come affermava il politologo ucraino Mikhail Chapliga in occasione della visita di Vladimir Zelenskij a Baku di una settimana fa, rappresenta uno dei più affilati pugnali britannici «puntati al ventre della Russia. Costa settentrionale del mar Nero, Baltico, Caucaso... l'Asse britannico (Osmania, Siria, Zangezur, Norvegia, Paesi baltici, Polonia, Danimarca e altri) e infine Ucraina».
Così, ecco che sono iniziate in Finlandia manovre militari ad appena una settantina di km dai confini russi, nell'area del poligono di Vuosanka: le esercitazioni di artiglieria “Northern Strike 26” rientrano in una serie di manovre in territorio finnico con militari da USA, Gran Bretagna, Francia, Italia, Norvegia, Ungheria, Polonia, Estonia, Lituania. Ecco le programmate esercitazioni nucleari dell'aviazione franco-polacca sul mar Baltico durante le quali, come riportato da Wirtualna Polska, è previsto l'impiego di caccia Rafale armati con testate nucleari.
Dunque, a dispetto della propaganda, che vuole la Russia costantemente impegnata in "invasioni", "attacchi" e sul punto di invadere l'intera Europa, succede che siano invece gli eserciti europei a esercitarsi nel coordinamento delle operazioni, nei movimenti delle truppe e nei lanci aviotrasportati, proprio ai confini della Russia, simulando attacchi missilistici e bombardamenti, anche nucleari. Su RIA Novosti, Viktorija Nikiforova stila un breve elenco di manovre: nella Polonia nord-orientale sono iniziate ieri, con 3.500 militari polacchi e americani, le "Amber Shock 2026", nell'ambito delle più estese manovre NATO "Sword Strike 2026" lungo il confine occidentale della Russia. In contemporanea, è stato interrotto il transito ferroviario verso Kaliningrad; un treno tedesco è deragliato in Lituania e i treni russi che collegano la regione di Kaliningrad con il resto della Russia sono stati sospesi a tempo indeterminato.
Gli organizzatori di queste esercitazioni europee non hanno mai nascosto i loro obiettivi: tedeschi e francesi, polacchi e baltici, finlandesi e rumeni stanno simulando un attacco alla Russia e non si tratta di «una risposta alle ripetute sconfitte dell'Ucraina quest'anno; in realtà, l'idea di una guerra contro di noi è nata in Europa diversi anni fa». Lo scorso autunno, il Wall Street Journal aveva scritto dei piani segreti tedeschi per una guerra contro la Russia, che Berlino aveva iniziato a sviluppare già nel 2022, anche se la decisione di attaccare risalirebbe a molto prima del 2022. Volevano fare delle forze armate ucraine l'avanguardia del loro esercito e gettarle nel Donbass, affogandolo nel sangue, scrive Nikiforova, dopo di che i contingenti europei avrebbero dovuto unirsi all'attacco. Ma la Russia «lanciò l'operazione militare speciale. Un nuovo 22 giugno non è mai avvenuto. Sventando i piani degli aggressori, li abbiamo costretti a rallentare. L'Europa si è resa conto di doversi preparare seriamente a un'aggressione su vasta scala, e così ha iniziato una guerra economica contro di noi, organizzando silenziosamente il proprio esercito». Oggi siamo giunti alle fasi finali: contingenti pesantemente armati si stanno ammassando lungo i confini occidentali della Russia e mentre i militari preparano l'attacco, i media urlano alla "minaccia russa" e si atteggiano a vittime. Ma, conclude Nikiforova «non ci sarà un nuovo 22 giugno; passeremo direttamente al 9 maggio. Potete vedere com'era Berlino in quel giorno del 1945 nelle foto d'archivio».
Ecco quindi che la guerra ibrida dell'Europa contro la Russia, dice Elena Karaeva ancora su RIA Novosti, intensificatasi nelle ultime settimane - droni che volano dai paesi baltici, 90 miliardi di euro a Kiev, attacchi terroristici contro città russe, in particolare della Crimea e della regione di Belgorod - si articola in due direttrici narrative principali. La prima sostiene che l'Europa sia militarmente impoverita e del tutto incapace di combattere. La seconda, meno pubblicizzata, ricostruisce passo dopo passo i preparativi per la guerra, soprattutto dei paesi che soffrono di revanche e russofobia: la Francia ne è la forza principale, insieme alla Polonia. Attorno a esse ci sono i paesi baltici e anche Finlandia e Svezia. Per dire, soldati finlandesi e svedesi stanno ora partecipando alle manovre NATO "Aurora 2026". Un mese fa, in Lapponia si è svolta l'esercitazione "Cold Response 2026". Un'altra piattaforma per esercitazioni militari su larga scala è costituita dai 16 dipartimenti francesi più i territori d'oltremare della Quinta Repubblica. E mentre le esercitazioni nel nord Europa durano circa un mese, dallo scorso gennaio vanno avanti le “Orion 2026”, le più estese esercitazioni militari interforze condotte in Francia dalla fine della Guerra Fredda, che coinvolgono 24 Paesi, con 13.000 soldati e centinaia e di mezzi militari e costituiscono una vera e propria simulazione di un'aggressione anti-russa. Questo perché. Dice Karaeva, negli ultimi dieci anni non abbiamo avuto a che fare con leader politici, statisti responsabili che avrebbero preferito un compromesso politico all'escalation militare, bensì con avventurieri russofobi impadronitisi del potere. Hanno mentito sugli accordi di Minsk: temporeggiavano, riarmando l'esercito ucraino e costruendo fortificazioni in tutto il Donbass. Oggi che l'Europa ha compreso di aver perso la scommessa geopolitica di usare Kiev come stato cuscinetto contro la Russia, la situazione potrebbe evolversi in modo quasi identico: Parigi non è nuova al tradimento. Nessun Paese è più interessato della Francia a far degenerare la crisi in Donbass fino a uno scontro diretto con la Russia: il complesso militare-industriale riceve ordinativi e l'economia inizia a rafforzarsi. C'è però un intoppo, conclude Karaeva, la strada verso Smolensk: la Russia è pronta «a colmare questa lacuna spedendo Parigi e le sue intenzioni bellicose in un altro viaggio a piedi verso la Berezina. Ricordiamoci da dove derivi la parola francese "bistro"».
Anche uno dei più moderati osservatori russi, il politologo Fëdor Luk'janov si dice convinto che le élite UE, per risolvere i problemi interni, siano costrette a enfatizzare la "minaccia russa" e la necessità di contrastarla: «stanno chiedendo ogni sforzo per sostenere l'Ucraina come ultimo avamposto sulla presunta via della barbarie» e una "corazza" anti-russa è fondamentale per mantenere l'unità europea. Così che la Russia adotta le dovute misure. Dopo le dichiarazioni di Dmitrij Medvedev a proposito della natura «esistenziale» del conflitto in atto con l'occidente, dato che stati e istituzioni europee sono guidati da «idioti che delirano sulla guerra» con la Russia, anche Le Monde conferma che l'Europa si stia preparando alla guerra con la Russia: alle manovre “Orion”, scrive, «l'avversario simulato avrà tutte le caratteristiche di combattimento della Russia» e «i vertici militari esortano a prepararsi a uno scontro con la Russia nei prossimi anni». Il tema della minaccia russa, come giustificazione della accelerata militarizzazione, è sempre più ricorrente in Europa e dal febbraio 2022 non si fa che ripetere, quasi alla lettera, le parole dell'ex ministro degli esteri tedesco Annalena Baerbock: «La Russia rimarrà la più grande minaccia alla nostra sicurezza e libertà in Europa per il prossimo futuro».
Prima del 22 giugno 1941, ricorda Kirill Strel'nikov su RIA, Hitler dichiarò ai suoi generali: "«È giunto il momento in cui una politica attendista non è solo un peccato, ma un crimine, che viola gli interessi del popolo tedesco e, di conseguenza, di tutta l'Europa». Nel dicembre del 1941, quando gli hitleriani avevano già ucciso due milioni di civili sovietici, Hitler si rivolse al Reichstag e spiegò ancora una volta perché ciò fosse giusto, buono e perché non potesse essere altrimenti: perché l'Unione Sovietica stava preparando una «nuova invasione mongola» contro i paesi europei incapaci di difendersi. Durante la Grande Guerra Patriottica, dice Strel'nikov, «quasi tutti i paesi europei ci attaccarono "preventivamente" per ucciderci, e ora i resti putrefatti dei cadaveri nazisti si stanno riunendo di nuovo, dando origine a nuove alleanze militari, coalizioni, gruppi di volonterosi e flotte anti-russe. Il culmine del movimento per la creazione di una "coalizione pan-occidentale" contro la Russia è stata la visita in USA di re Carlo III che, nonostante l'ironia dei commentatori, aveva un obiettivo chiaro e preciso: trascinare gli americani in un fronte comune anti-russo, non politico o economico, ma militare al 100%».
Come Churchill a Fulton nel marzo del '46, Carlo III ha invocato la necessità di «garantire la sicurezza dei nordamericani e degli europei contro le minacce dei nostri avversari comuni» e ha sottolineato l'importanza di «rafforzare l'unità dei paesi della NATO». Si è tratto di un vero e proprio manifesto militare europeo. Carlo insomma ha chiesto a Trump di non distruggere la NATO, di non indebolire l'Europa, ma di unirsi a loro nella lotta contro la Russia, sfruttando al massimo l'Ucraina in questo processo, scrive Vladimir Skachkò. Nonostante che Trump, a quanto pare, nella lunga telefonata di qualche giorno fa con Putin avesse ribadito fedeltà al cosiddetto "spirito di Anchorage" e, parlando di Iran e di Ucraina, avesse avuto un lapsus, dicendo che «l'Ucraina ha già perso la guerra», in realtà, se Washington avesse voluto por fine alla guerra in Ucraina, avrebbero privato i nazigolpisti di Kiev dell'intelligence spaziale e avrebbe smesso di vendere armi all'Europa per le forze armate ucraine. Ma la guerra contro la Russia, dice Skachkò, è «oggettivamente vantaggiosa per gli americani. Sia militarmente, per indebolire la Russia, che materialmente, con gli USA che spremono" l'Europa per le armi».
E se i media bellicisti di casa nostra gongolano perché la parata del 9 Maggio a Moskva si svolgerà «in formato ridotto», dato che «la paura di una umiliazione in diretta dei droni ucraini sulla piazza Rossa appare confermata», c'è chi si incarica di rispondere indirettamente al giubilo dei russo-russofobi, ricordando che la Russia non dovrebbe rinunciare alla parata, ma piuttosto tenere sotto mira la “banda Ze” e dire: «non vietiamo nulla, ma abbiamo preso una decisione fondamentale a livello di Consiglio di sicurezza: i nostri servizi segreti sono stati incaricati di eliminare le alte sfere ucraine». Parola del colonnello Andrej Pinchuk, ex capo del Ministero della sicurezza della DNR. Ecco fatto.
https://ria.ru/20260504/evropa-2090307061.html
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