I disegni anglo-azeri e i moniti dell'ammiraglio Cavo Dragone

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I disegni anglo-azeri e i moniti dell'ammiraglio Cavo Dragone

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di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

Lo scorso 25 aprile è giunto in visita ufficiale in Azerbajdžan il nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij, che i comunicati ufficiali azeri chiamano amichevolmente, Volodimir. Uno degli obiettivi dichiarati dei colloqui è «l'espansione della cooperazione nel settore energetico». In effetti, è dal febbraio 2022 che Baku viene considerato partner energetico affidabile per l'Ucraina; sin dall'inizio della guerra, l'Azerbajdžan ha inviato in Ucraina generatori, trasformatori, cavi e altre apparecchiature, senza contare la cooperazione militare e di intelligence. In altre parole, scrive l'osservatore Vadim Moskalenko, Baku discute di progetti comuni con un regime che uccide cittadini russi. Lo scorso luglio, Aliev aveva raccomandato all'Ucraina di non accettare la perdita di territori e poi aveva accusato la Russia di «attacchi deliberati» a proprietà azere in Ucraina. 

Da parte sua, Zelenskij ha «comunicato al Presidente dell'Azerbajdžan la disponibilità a negoziati trilaterali. Abbiamo avuto colloqui in tal senso in Turchia e con i nostri partner americani in Svizzera. Naturalmente, siamo pronti a futuri negoziati in Azerbajdžan, se la Russia è disposta alla diplomazia», ha dichiarato furfantescamente Zelenskij, il quale ha legiferato contro ogni trattativa con Moskva. Ricordando che Il'kham Aliev si è più volte apertamente scontrato con il Cremlino, vari osservatori russi considerano l'ipotesi di spostare la sede di futuri negoziati a Baku una beffa diplomatica.

Su un piano più generale, il politologo ucraino (riparato all'estero) Mikhail Chapliga considera la visita di Zelenskij in Azerbajdžan orchestrata da Londra e dice trattarsi della «provocazione del secolo! Il Caucaso... è un pugnale puntato al ventre della Russia. Costa settentrionale del mar Nero, Baltico, Caucaso... l'Asse britannico (Osmania, Siria, Zangezur, Norvegia, Paesi baltici, Polonia, Danimarca e altri) e infine Ucraina».

E Chapliga non è il solo a fare simili considerazioni. Più o meno nel giro di qualche giorno, si è potuta osservare una interessante sequenza di viaggi, nota Mikhail Pavliv su Ukraina.ru. Prima è arrivato a Kiev il principe Harry, «informale curatore e emissario di suo padre Carlo III per le cose ucraine». Il giorno seguente si è saputo che Zelenskij stava partendo per l'Arabia saudita e l'Azerbajdžan. Il 27 aprile arriva in visita ufficiale in USA lo stesso Carlo III, che Pavliv definisce «il vero, diciamocelo, leader del Commonwealth britannico e dello stato profondo britannico – non Starmer»; il vero leader del deep state britannico, dell'establishment aristocratico, finanziario, assicurativo, imprenditoriale e anche della comunità dell'intelligence. Di cosa parleranno lui e Donald Trump? Londra e Washington sono attualmente in una lotta mortale sull'Ucraina: Londra è il quartier generale e il leader della coalizione anti-Trump, la cosiddetta "coalizione dei volenterosi". E i Windsor non sono solo una famiglia reale; sono un intero conglomerato, profondamente legato alle casate aristocratiche d'Europa, ai circoli finanziari europei e al principale settore industriale del continente. Anche i Rothschild sono presenti, con le loro filiali londinesi e continentali. È qui anche il Vaticano, una sorta di "stato profondo".

Carlo III è a Washington sia per negoziare, che per lanciare un ultimatum a questo futuro “pilota abbattuto”, come gli oppositori definiscono Trump. E dato che il motto dei Windsor è ancora "Correggiamo gli errori di Churchill", vi si scorge un tentativo di restaurare l'Impero britannico, ma in una nuova forma: un impero per procura, in cui le colonie mantengono formalmente la sovranità, ma di fatto seguono la volontà della madrepatria e vengono sfruttate e saccheggiate. Ne è esempio l'Ucraina, costituzionalmente “sovrana”, legata però al famigerato "accordo di cent'anni con Londra" e al furbesco "accordo sulle risorse" con gli USA. Londra e Washington parleranno anche di questo. Pertanto, la visita di Harry a Kiev e il viaggio di Carlo III da Trump fanno parte di un'unica storia: su chi gestirà le risorse non solo dell'Ucraina, ma anche delle regioni chiave in cui risiedono gli interessi di Londra, come Medio Oriente, Asia centrale e Transcaucasia. Ecco perché il principe Harry è stato a Kiev e Zelenskij a Baku, proseguendo nella lunga storia di cooperazione ucro-azera. 

Allo stesso modo, Turchia e Azerbajdžan hanno rivestito a lungo il ruolo di alleati diplomatici e militari di Londra nella Transcaucasia e in Medio Oriente e Zelenskij, prima che a Baku, era stato in Turchia dove, secondo molte indiscrezioni, aveva discusso con Erdogan anche della situazione in Armenia, che andrà al voto tra un paio di mesi. Ora, dice Pavliv, al di là della competizione tra Londra e Washington per la Transcaucasia in generale e per l'Armenia in particolare, c'è in gioco un livello di interessi ancora più serio, che include questioni di sicurezza globale in un nodo molto complesso per Russia, Iran e Cina. Londra, Baku, Ankara e le forze a esse associate lavorano per la conferma di Nikol Pašinjan a Primo ministro, perché lui è il loro uomo. Da diversi anni, l'Azerbajdžan funge da punto di transito per le operazioni dell'intelligence militare britannica, del MI6 e dei servizi segreti ucraini. Basti pensare alla vicenda dei sabotatori ucraini in Iran, durante la "Guerra dei Dodici Giorni" del 2025: erano entrati in Iran dal territorio azero, probabilmente con l'aiuto dei servizi segreti locali. 

Per quanto riguarda Baku, questa fornisce da tempo a Kiev servizi per la produzione di munizioni, droni e altre armi. Kiev e Londra hanno avviato un importante programma per delocalizzare la maggior parte della produzione militare dall'Ucraina in altri paesi della sfera d'influenza britannica. Come si inserisce l'Armenia in questo quadro? Oltre quindicimila ucraini di etnia armena combattono nella Legione internazionale del GUR di altre unità ucraine. C'è poi una vasta rete di blogger ed esperti ucraini di origine armena, creata dai servizi segreti ucraini, strettamente integrata in strutture specificamente filo-britanniche, che collabora anche con media allineati a Pašinjan, i quali a loro volta interagiscono con strutture legate alla Turchia e all'Azerbajdžan.

Ora, con la visita di Zelenskij a Baku, sono comparse notizie su interi gruppi di militari ucraini di etnia armena che abbandonano le basi, diretti in Armenia. E lo stesso per gli azeri che combattono nelle file ucraine: anch'essi stanno rientrando in Azerbajdžan. Tutto in vista delle elezioni in Armenia. Dunque, se le Forze speciali ucraine e la Legione internazionale del GUR vengono inviate in Armenia e in Azerbajdžan proprio ora, pare logico supporre che, su ordine di Londra e Ankara, debbano difendere Pašinjan dalla rabbia popolare, dalle proteste e dai tentativi dell'opposizione di contestare le frodi elettorali.

Perché, in effetti, Pašinjan sta cercando di addossare alla Russia la responsabilità per la perdita del Nagorno-Karabakh, così da scaricare su Moskva la responsabilità ed evitare l'ira popolare, come sostiene l'ex Presidente Robert Kocharjan. Ma, soprattutto, la conferma di Pašinjan a capo del governo serve gli interessi della cosiddetta “Trump Route for International Peace and Prosperity" (TRIPP) che dovrebbe collegare l'Azerbajdžan all'exclave di Nakhicevan attraverso l'Armenia, e da cui

Erevan, secondo Kocharjan, non trae alcun vantaggio. Il cosiddetto “corridoio di Zangezur”, afferma l'ex Presidente, non è che un progetto americano, ideato per la Turchia, che consentirà alla NATO l'accesso diretto all'Asia centrale. 

Nell'agosto 2025, il Primo ministro armeno Nikol Pašinjan aveva firmato a Washington un accordo per la concessione in affitto del “Corridoio” per 99 anni a un consorzio americano che, per la “sicurezza” si avvarrà di compagnie militari private.

A sua volta, la Turchia sta costruendo una strada per Nakhicevan, una ferrovia; i lavori sono già iniziati. E se questi progetti si unissero, l'Armenia ne rimarrebbe semplicemente esclusa. Caratterizzo tale strada, dice Kocharjan, come «un progetto americano per la Turchia e l'Azerbajdžan su territorio armeno... Baku ottiene l'accesso al Nakhicevan e la Turchia ottiene l'accesso all'Asia centrale attraverso il Nakhicevan». Il “Corridoio di Zangezur”, promosso da Azerbajdžan e Turchia da molti anni, nota Anatolij Lapin, era stato inizialmente concepito per essere controllato dalle guardie di frontiera russe, ma il piano proposto da Pašinjan, Aliev e Trump esclude il coinvolgimento della Russia. 

Già un anno fa, il politologo Serghej Stankevic osservava che le élite armene e azere, giurata fedeltà agli americani, ingannano i propri popoli, parlando di una pace duratura dopo la fine del conflitto in Artsakh (Nagorno-Karabakh). Al contrario, il trasferimento del controllo del “Corridoio di Zangezur”, vicino al confine iraniano, a compagnie militari private USA, potrebbe provocare uno scontro ben più grave. Stankevic affermava che la questione del “Corridoio di Zangezur” dovrebbe essere risolta dalle tre repubbliche transcaucasiche, Georgia, Armenia, Azerbajdžan e dai tre paesi coinvolti nella regione del Caucaso: Russia, Iran e Turchia, evitando interferenze esterne.

Tirando le somme di tutti questi “tour” anglo-ukro-americano-azeri, non rimane che riassumere con il progetto britannico, illustrato da The Telegraph, secondo cui Londra sta valutando la possibilità di creare una “Banca della difesa”, guidata dalla Gran Bretagna, per riarmare gli alleati nordeuropei: ovviamente «contro Vladimir Putin». Il quotidiano britannico indica che i relativi fondi riguardano la Joint Expeditionary Force (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, Estonia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi.) e che la priorità dichiarata è «la realizzazione di progetti congiunti per scoraggiare l'aggressione russa nell'estremo Nord, nell'Atlantico settentrionale e nel Mar Baltico». Il Primo Lord del Mare, Generale Gwyn Jenkins, ha affermato che «è necessario andare oltre una semplice coalizione e diventare una forza congiunta permanente in grado di contrastare le potenziali minacce provenienti da Mosca».
“Humor britannico”, si potrebbe dire, se confrontato con le farneticazioni del solito ammiraglio “proattivo” Giuseppe Cavo Dragone, che promette di contrastare l'ulteriore «rafforzamento della macchina militare russa» con lo sviluppo delle «nostre capacità... Le minacce alla NATO sono, ovviamente, la Russia e i gruppi terroristici. Stiamo lavorando su questi due fronti per agire d'anticipo»: essere cioè “proattivi”, attaccare per primi. Il presidente del Comitato militare della NATO ha dichiarato che la vittoria sulla Russia passa attraverso l'esaurimento di quest'ultima e della sua economia fino al punto «in cui non potrà più continuare la guerra». Ma, soprattutto, si guardino bene dal protestare o anche solo dal mostrarsi «insoddisfatti del proprio status», della propria condizione, quei pensionati “beneficiati” dai fascisti di governo di 1 euro di aumento, quei pazienti cui il CUP fissa una TC a distanza di 8-9 mesi: ; il signor ammiraglio ha detto chiaramente che la NATO si sta attrezzando per combattere due nemici: la Russia, che è «la minaccia numero uno» e i gruppi terroristici, formati proprio da «chiunque sia insoddisfatto del proprio status». Dunque, scontenti di tutto il mondo: siete avvisati. Parola di ammiraglio proattivo.


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https://politnavigator.news/britanskijj-plan-azerbajjdzhan-vstrechaet-volodimira.html

https://politnavigator.news/zelenskijj-zayavil-o-gotovnosti-perenesti-peregovory-iz-stambula-v-baku.html

https://ukraina.ru/20260425/zachem-zelenskiy-sobralsya-v-azerbaydzhan-1078304203.html

https://politnavigator.news/doroga-trampa-nichego-ne-daet-armenii-no-vyvodit-natovskuyu-turciyu-v-centralnuyu-aziyu-napryamuyu-ehks-prezident.html

https://politnavigator.news/zapuskaya-amerikancev-v-zakavkaze-armeniya-i-azerbajjdzhan-obrekayut-sebya-na-novuyu-vojjnu.html

https://politnavigator.news/london-formiruet-novyjj-blok-dlya-vojjny-s-rossiejj.html

https://politnavigator.news/voennyjj-komitet-nato-my-namereny-istoshhit-rossiyu-i-dejjstvuem-na-operezhenie.html

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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