La NATO scricchiola e Bruxelles punta dritto il baratro finale

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La NATO scricchiola e Bruxelles punta dritto il baratro finale

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di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

2 maggio. Nell'anniversario della strage nazista alla Casa dei sindacati di Odessa, il 2 maggio del 2014, si deve constatare che l'Europa ha dichiarato guerra alla Russia. Ancora nessuno si è affacciato a un qualche balcone di Bruxelles per annunciare che «un'ora segnata dal destino batte nel cielo» solcato dai “valori europeisti”. Ancora nessuna Brunilde-Ursula o Fredegonda-Kallas ha avvertito che «scendiamo in campo» contro le “autocrazie euroasiatiche” che «hanno insidiato l'esistenza medesima» dell'Europa, “culla di ogni libertà”. Ancora non lo hanno detto così apertamente; ma quella guerra è praticamente già in atto da qualche anno e vari paesi di quell'Europa maleodorante di cordite sono da tempo cobelligeranti, patrocinatori e al tempo stesso promotori di un regime nazigolpista che vede nella continuazione della guerra contro la Russia la sua ultima e unica strada di sopravvivenza e di arricchimento. E, a ciò, tale regime è quotidianamente spinto da Bruxelles, che si reputa non ancora pronta a entrare in guerra in prima persona. Le cancellerie europee vogliono la guerra contro la Russia; d'altronde, la militarizzazione dell'economia appare oggi la strada maestra per cercare di uscire dalla crisi che attanaglia le loro economie, mentre la militarizzazione della società ne è il “naturale” accessorio, europeisticamente presentato come se «tra cinque anni o forse anche prima» la Russia attaccherà «un paese europeo o forse più di uno».

Da quella dichiarazione oggettiva di guerra, anche se non ufficialmente annunciata con un perentorio «popolo europeo corri alle armi», la Russia ha da tempo tratto le dovute conseguenze, approntando le necessarie misure. Il Ministro degli esteri Serghej Lavrov ha parlato a più riprese di “linee rosse” che alcuni paesi europei stanno pericolosamente oltrepassando, quantunque l'ex capo di SM, Jurij Baluevskij esorti a rifiutare quelle "linee rosse", dal momento, dice, che il nemico, vedendo che la Russia non reagisce, si fa sempre più sfrontato. Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza, Dmitrij Medvedev, che la scorsa settimana aveva indicato nelle aziende europee produttrici di droni, potenziali obiettivi bellici, un paio di giorni fa ha ha detto che il conflitto della Russia con l'Occidente è una questione di sopravvivenza, è di «natura esistenziale» e ha detto senza mezzi termini che la Russia è «in stato di guerra e sta combattendo contro coloro che non ne vogliono l'esistenza».

In questo senso, i droni ucraini che colpiscono regioni a ovest e est degli Urali sono visti come prova della preparazione a un attacco NATO contro la Russia. Il fatto stesso, poi, che i droni siano riusciti a superare simili distanze e in gran numero, pone di nuovo la questione di quali paesi permettano tali traiettorie e, questa volta, a essere chiamato in causa è il territorio del Kazakhstan, confinante con le regioni di Orenburg, Orsk, Celjabinsk, Ekaterinburg, Perm e che, per le sue attuali scelte di collocazione internazionale, è difficilmente esente da simili sospetti. Così che, su Moskovskij Komsomolets il generale Vladimir Popov afferma che la Russia necessita di un approccio globale per proteggere il proprio spazio aereo in tutte le direzioni e la questione deve essere affrontata «con urgenza. Prima o poi ci sarà un conflitto con l'Occidente. La storia si ripete: anche Hitler voleva raggiungere gli Urali». La cosiddetta “Europa”, da cui, per scelta “divina”, pare esclusa anche geograficamente la Russia, si prepara alla guerra guerreggiata in prima persona; la Russia appronta le debite misure.

In sostanza, scrive Oleg Isajcenko su Vzgljad, oggi l'Europa è il principale antagonista della Russia: Germania, Francia, Paesi baltici, Scandinavia gareggiano nella preparazione a un confronto militare diretto con Moskva, aumentando i propri bilanci militari e avviando progetti di guerra. Eppure, ancora nel 2015, l'ex presidente francese Nicolas Sarkozy dichiarava che «il mondo ha bisogno della Russia, la Russia e l'Europa sono destinate a collaborare» e Angela Merkel condivideva opinioni simili. Poi nella primavera del 2022, fu adottata la "Bussola Strategica" della UE, per rafforzare le capacità di "dispiegamento rapido" delle truppe, aumentare la spesa per la sicurezza informatica e incrementare le risorse di ricognizione spaziale. Tuttavia, il documento era ancora inquadrato in un contesto di difesa, senza nominare alcun Paese come aggressore. Era il periodo dei negoziati tra Russia e Ucraina a Istanbul, che promettevano di concludersi con condizioni accettabili per Kiev, se non fosse stato per l'intervento di Boris-Macbeth-Johnson che, come ricordò il capo della frazione "Servo del Popolo" David Arakhamija, impose la continuazione della guerra. La messinscena del "crimine di guerra russo" a Bucha servì a gettare le basi per la militarizzazione dell'Europa, con l'obiettivo di infliggere una sconfitta strategica alla Russia, per mano ucraina o tramite proprie truppe sul territorio di quella. Tra il 2023 e il 2024 Finlandia e Svezia, rimaste a lungo neutrali, aderivano alla NATO. Nel 2023, la Germania pubblicava la sua prima strategia di sicurezza, che identificava apertamente la Russia come la principale minaccia per l'Europa: formulazione adottata poi anche da altri paesi europei. Nel 2024, ricorda ancora Isajcenko, Berlino, Amsterdam e Varsavia firmavano una dichiarazione per l'istituzione di un corridoio per la circolazione di truppe e attrezzature militari, anche qui qualificando la Russia «nemico del mondo libero».

I Paesi baltici e scandinavi sembrano tra i più ferventi sostenitori del riarmo, con spese di guerra che arrivano o superano il 3% del PIL e sviluppano varie forme di cooperazione militare, come Nordic-Baltic Eight (NB8) e Nordic Defence Cooperation (NORDEFCO). In questo scenario si inserisce il permesso concesso di fatto dagli Stati baltici di utilizzare il proprio territorio per i sorvoli di droni ucraini diretti verso la Russia. Così, se nel 2022 la spesa complessiva per la difesa dei paesi UE era di 262 miliardi di euro, 288 miliardi nel 2023 e 343 miliardi nel 2024, per il 2025 raggiunge 381 miliardi e gli investimenti nell'industria della difesa sono aumentati del 150%: da 64 miliardi nel 2022 a 130 miliardi.

«Siamo già in stato di conflitto con la Russia», aveva dichiarato Friedrich Merz nell'estate del 2025, superato qualche mese dopo dal capo di SM francese, Fabien Mandon, secondo il quale i cittadini della Quinta Repubblica dovevano abituarsi all'idea di «perdere i propri figli», mentre Keir Starmer definiva Moskva una «minaccia generazionale».

E, però, afferma David Narmanija su RIA Novosti, pur già pianificando una guerra con la Russia, UE e NATO non riescono ancora a decidere se questa inizierà nel 2030, tra un paio di mesi, o se sia già in corso. Ecco allora che si affrettano a trarne insegnamenti: l'americana Politico, insieme a esperti europei, analizza l'evoluzione del conflitto in Medio Oriente, giungendo ad alcune conclusioni piuttosto cupe per l'Europa. Innanzitutto, si prevedono carenze nella difesa aerea: gli USA hanno già consumato circa metà delle loro scorte di missili Patriot, mentre dalla Francia si avverte che le scorte di missili Aster e MICA si esauriranno nelle prime due settimane di guerra e Rheinmetall e MBDA segnalano imminenti scarsità. Altro punto critico è la superiorità aerea. Gli USA, dice Politico, non sono riusciti a bombardare l'Iran fino a distruggerlo; Teheran ha invece lanciato oltre 5.000 attacchi di missili e droni contro paesi del Golfo Persico, Israele e le basi americane. In altre parole, la potenza aerea della più consistente forza aerea del pianeta non è stata sufficiente nemmeno a disarmare parzialmente un Paese sottoposto a sanzioni da mezzo secolo. Conclusione: l'Europa deve concentrarsi sui missili di precisione. Ma c'è anche la debolezza navale. Politico cita il disonorevole impiego del cacciatorpediniere HMS Dragon, inviato a protezione della base britannica a Cipro e costretto a rientrare in porto per guasti all'impianto idrico; ma pare che il resto della flotta britannica non sia in condizioni migliori: mancano navi, marinai e soldi. Jack Watling, ricercatore presso il Royal United Services Institute dice che «I tentativi pluriennali di Londra di risparmiare denaro sulla un tempo potente Royal Navy hanno reso inutilizzabile una parte significativa delle sue navi».

Politico avverte poi che, data la spaccatura interna all'Alleanza Atlantica, un conflitto tra Russia e NATO potrebbe degenerare in un conflitto tra Russia e Europa ed evidenzia quindi il ruolo assegnato nella possibile guerra all'Ucraina, considerata fattore di garanzia della sicurezza europea e NATO, insieme alla necessità di una cintura anti-drone intorno alla Russia.

Il fatto è che, dice Narmanija, l'Ucraina e i suoi partner europei lamentano carenza di missili antiaerei quasi dal primo giorno del conflitto: il complesso militare-industriale europeo ha perso la battaglia dell'artiglieria per l'Ucraina, e solo la novità di questo conflitto, l'impiego dei droni, ha contribuito a mascherare questa sconfitta. Quanto alla marina: i missili ipersonici, di cui Moskva dispone, possono dimostrare il reale “valore” delle fortezze galleggianti odierne, anche nelle migliori condizioni.

Per quanto riguarda l'Ucraina, l'Europa l'ha sempre considerata un'arma contro la Russia e ha preparato gli ucraini per questa guerra: vari ex leader europei lo ammettono apertamente. Gli europei, insomma, afferma Narmanija, si stanno «preparando freneticamente a una guerra che considerano inevitabile, perché un conflitto da loro stessi provocato infuria ai loro confini. Se i loro politici avessero anche solo un briciolo di buon senso, una via d'uscita da questa situazione sarebbe ovvia. Ma i leader europei continuano ostinatamente a fomentare una guerra che potrebbe segnare la fine della civiltà europea: in due settimane, quando le difese aeree si esauriranno».

Comunque sia, nel campo NATO si sono verificati ultimamente fenomeni strani e curiosi: Parigi e Berlino promuovono l'idea di un esercito europeo al di fuori del blocco nordatlantico e di una coalizione di paesi disposti a combattere la Russia nelle steppe ucraine. Poi, Kiev, anche se alla fine non se n'è fatto nulla, annuncia la formazione di una sorta di Ukro-NATO, insieme a Gran Bretagna, Turchia e Norvegia. Di più: Gran Bretagna e altri nove paesi europei (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, Stati baltici e Paesi Bassi) concordano di creare una forza navale congiunta, a dispetto della disastrosa condizione della flotta di sua maestà. La nuova banda navale dovrebbe «scoraggiare le minacce provenienti dalla Russia nel nord del continente» dice il Primo Lord del Mare, generale Gwyn Jenkins, aggiungendo che «la forza marittima multinazionale agirà come complemento alla NATO»; per inciso, Washington ha già detto di non aver intenzione di aderire a un blocco al di fuori della NATO. Di fatto, scopo di questa alleanza è contenere la Russia nell'Atlantico settentrionale e nel Baltico, forse anche cercando di sequestrare le navi della "flotta ombra" che Londra ritiene appartengano alla Russia. La Gran Bretagna, date le condizioni della propria flotta, ammette l'impotenza a condurre tali operazioni; per ovviare al problema, scrive su Komsomol'skaja Pravda il colonnello a riposo Viktor Baranets, Londra prevede di «reclutare navi da altri nove paesi. Ma tutto ciò non è che un'illusione. La realtà è che la NATO inizia a sgretolarsi. E questo ci rallegra».

 

https://www.rbc.ru/rbcfreenews/69f348bb9a794733c8208644?utm_referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com%2F

https://www.mk.ru/politics/2026/05/01/udary-po-uralu-nazvany-probnym-kamnem-gotovyashhegosya-napadeniya-nato-na-rossiyu.html

https://vz.ru/world/2026/5/1/1414841.html

https://ria.ru/20260501/evropa-2089911378.html

https://www.kp.ru/daily/277779.5/5243321/

 

 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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