di Paolo Desogus*
Le sanzioni contro Ben-Gvir sono l'espressione della grande ipocrisia dell'Europa, della sua incapacità di interpretare il presente e soprattutto della sua inconsistenza politica. Di fronte a un genocidio che ufficialmente ha fatto 75mila morti, cifra di per sé spaventosa che secondo molte stime dovrà però essere di molto corretta al rialzo, l'UE e i paesi europei partoriscono una sanzione poco più che simbolica, del tutto insufficiente per affrontare, anche solo da lontano, la gravissima regressione autoritaria e teocratica di Israele.
La verità è che l'UE è un progetto fallito. Non è riuscita a mettere a segno nessun obiettivo politico, economico e culturale. È sostanzialmente una gabbia nella quale ci siamo infilati e da cui non è più possibile uscire. Quel che è peggio è che l'UE è un'istituzione del tutto colonizzata da interessi stranieri, in primo luogo statunitensi e in secondo israeliani. L'incapacità di reagire a Israele deriva proprio dalla presenza di lobby che dettano la linea alla Commissione e che tengono in pugno il continente.
Le sanzioni a Ben-Gvir sono infatti un semplice paravento dietro il quale noi europei ci nascondiamo per non affrontare tutte le nostre insufficienze, tutti i nostri limiti, il primo dei quali è l'esaurimento delle istituzioni democratiche.
Le nostre democrazie liberali, di fatto, non funzionano più. Non c'è del resto un solo grande problema politico che l'UE o i singoli paesi europei abbiano saputo non dico risolvere ma almeno porre. In ogni capitolo dell'agenda internazionale noi siamo assenti: tecnologia, energia, cambiamento climatico, impoverimento dei salari, precarizzazione del lavoro, sanità, scuola, nessuno di questi ambiti è stato mai seriamente affrontato. Nemmeno la sicurezza militare, di cui si straparla tanto, è oggetto di riflessione reale. I finanziamenti attuali sono un mostro politico con il quale l'UE cerca di risollevarsi attraverso una sorta di keynesismo bellico: non ci sono strategia, coordinamento e soprattutto non c'è una politica estera europea, senza la quale non si va da nessuna parte.
Quando si scriverà la storia di questi anni ci sarà poco o nulla da salvare. Tra le pochissime eccezioni di questo momento autodistruttivo dell'Europa ci sarà senz'altro l'esempio della flottiglia, che del resto è solo parzialmente europea. L'esempio di chi ha attraversato il mare con lo scopo di aiutare il popolo martoriato di Gaza è tra le poche cose buone di un continente e di una larga maggioranza di cittadini europei precipitati nell'ignavia e, per la complicità con il genocidio a gaza, nella più grave infamia.
* Post Facebook del 23 maggio 2026
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