Il giudice Ben Sagi e la degenerazione del neoliberismo


di Paolo Desogus*

In Israele il giudice Ben Sagi è morto investito con la sua moto. La polizia ha dichiarato che si è trattato di un incidente. I sospetti sono però tanti per via del suo ruolo chiave nel processo a Benjamin Netanyahu, già artefice di uno scontro istituzionale con il potere giudiziario. Vedremo, si tratterebbe di un omicidio gravissimo, anche se va anche detto che non abbiamo certo bisogno di questo ulteriore assassinio per conoscere l’elevatissimo grado di criminalità del personaggio.

Rispetto a quanto abbiamo già visto il fatto sarebbe però un’ulteriore prova della degenerazione mafiosa del potere che plasma il nuovo ordine negli stati occidentali. Lo si vede molto bene anche nel paese “fratello” di Israele, cioè negli Stati Uniti, dove un balordo schifoso a capo a un’élite miliardaria sta portando l’intera nazione verso il baratro di un regime di polizia, dove la violenza è gratuita e dove la forza del diritto è stata sostituita dal diritto della forza, anzi del più forte. L’orribile omicidio di Minneapolis di ieri ne è una prova.

Questa regressione si manifesterà presto anche in Europa. Ce ne sono già le tracce anche in Italia. Si tratta infatti della torsione autoritaria del neoliberismo che sta favorendo le estreme destre al potere, non a caso simpatizzanti di Israele e dei suoi metodi.

Ricordiamoci del resto che il neoliberismo si differenzia dal liberismo classino per il ruolo che assegna allo stato. Per i neoliberisti il mercato non è autosufficiente e necessita dell’uso degli apparati statali per essere sostenuto nella competizione internazionale. Fino a pochi anni fa questo significava che esercito, diplomazia e moneta dovevano essere messi al servizio del grande capitale. Ora a questo si è aggiunta l’integrazione degli apparati di polizia per reprimere le contestazioni e per coprire i delitti dei vertici al potere (come anche nel caso Epstein). Presto si aggiungerà anche il potere giudiziario. A questo proposito in Italia non è più necessario uccidere i giudici, basta una riforma, su cui presto saremo chiamati a esprimerci.

Nel così detto “Occidente” occorre disciplinare le popolazioni. Diffondere paura e sedare le contestazioni con la complicità di polizia e giudici. La costruzione del nuovo ordine non si fa solo con la politica estera. Inizia con la politica interna.



*Post Facebook del 8 gennaio 2026

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