Le compagnie aeree iraniane potrebbero trovarsi di fatto nell'impossibilità di operare voli internazionali. La misura scatta a seguito delle dichiarazioni del segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, che ha annunciato l'intenzione di Washington di applicare severe sanzioni secondarie a qualsiasi realtà straniera che continui a fornire servizi ai vettori di Teheran.
«Tutte le compagnie aeree iraniane nel mondo rischiano lo stop», ha dichiarato Bessent durante un'intervista alla CNBC, precisando che il monito non si rivolge soltanto ai vettori, ma all'intero indotto d'appoggio all'estero: dagli aeroporti ai fornitori di carburante, fino ai servizi di biglietteria e manutenzione. «Chiunque fornisca carburante, servizi di atterraggio o venda biglietti alle compagnie iraniane verrà tagliato fuori dal sistema finanziario globale in dollari», ha avvertito il segretario.
L'iniziativa rappresenta un ulteriore inasprimento della campagna di massima pressione economica promossa dall'amministrazione Trump contro l'Iran, in concomitanza con le crescenti tensioni militari e geopolitiche tra i due Paesi. Già all'inizio del mese, il Dipartimento del Tesoro aveva colpito con nuove sanzioni le compagnie aeree iraniane non ancora sanzionate e varie società estere accusate di supportare il settore dell'aviazione di Teheran.
Il settore aeronautico iraniano, già fortemente compromesso da anni di restrizioni che ostacolano l'acquisto di velivoli moderni e pezzi di ricambio, rischia così l'isolamento totale. Le sanzioni secondarie americane continuano infatti a scoraggiare i mercati internazionali dall'intrattenere rapporti commerciali con Teheran in comparti chiave quali energia, trasporti, tecnologia e asset digitali.
Sullo sfondo resta centrale il ruolo della Cina, principale partner economico dell'Iran. A margine dei colloqui con il vice primo ministro cinese He Lifeng e in vista del vertice tra Donald Trump e il presidente Xi Jinping, Bessent ha definito i confronti con le autorità finanziarie di Pechino «estremamente costruttivi», segnalando una potenziale cooperazione della Cina nel rispetto delle restrizioni statunitensi volte a isolare finanziariamente la Repubblica Islamica.
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