La crisi tra Iran e Stati Uniti continua ad aggravarsi, mentre il linguaggio dei rispettivi vertici politici e militari lascia intravedere una fase di confronto sempre più aperta. I Guardiani della Rivoluzione (IRGC) hanno dichiarato che infliggeranno a Washington una "lezione indimenticabile", destinata a scoraggiare qualsiasi futura aggressione contro la Repubblica Islamica. In un comunicato diffuso dopo il nuovo bombardamento statunitense contro il territorio iraniano, il comando delle IRGC ha ribadito la propria fedeltà alla Guida della Rivoluzione, l'Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, sostenendo che gli ultimi attacchi dimostrano ancora una volta l'inaffidabilità degli impegni assunti dagli Stati Uniti. Secondo Teheran, le ripetute violazioni del memorandum d'intesa firmato a giugno hanno reso evidente che la parola di Washington non offre alcuna garanzia.
Anche il presidente Masoud Pezeshkian ha descritto la situazione come una "guerra totale" contro gli Stati Uniti, precisando che il confronto non si limita al piano militare ma coinvolge economia, pressione politica e condizioni di vita della popolazione. Il capo dello Stato ha evidenziato che i raid statunitensi non sono riusciti a piegare la resistenza iraniana e ha ribadito che il Paese continuerà a difendere i propri interessi "fino all'ultimo respiro". Pezeshkian ha inoltre richiamato la necessità di rafforzare l'unità nazionale per affrontare contemporaneamente le minacce esterne e le difficoltà interne, respingendo l'idea che l'Iran abbia ceduto su principi, diritti sovrani o interessi strategici nell'accordo che aveva posto fine all'ultima fase del conflitto. Sul fronte statunitense, Donald Trump ha ulteriormente alzato i toni annunciando di aver impartito una direttiva a tutto il vertice militare degli Stati Uniti: ogni soldato USA ucciso dall'Iran sarà vendicato con una risposta "molte volte superiore".
Parallelamente, il presidente statunitense continua a non escludere un'operazione terrestre contro l'isola di Kharg, principale terminal petrolifero iraniano, considerato un obiettivo strategico. Da Teheran è arrivata una risposta altrettanto netta. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha affermato che gli abitanti dell'isola sarebbero pronti ad affrontare eventuali truppe statunitensi. Nel frattempo proseguono gli scambi di attacchi, mentre il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato la ripresa del blocco navale dei porti iraniani.
L'Iran considera tali operazioni una violazione diretta del memorandum d'intesa mediato dal Pakistan e avverte che, finché continueranno le azioni militari statunitensi, nessuna quantità di petrolio o gas potrà lasciare la regione. Una minaccia che, se attuata, può trasformare lo scontro militare in una crisi energetica di portata globale.
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