L'Iran risponde al raid di Trump e attacca le basi americane

31 Agosto 2026 09:30 La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'Iran ha dichiarato di aver lanciato un attacco missilistico contro due basi statunitensi in Giordania, in risposta al raid americano condotto domenica contro l'isola di Larak, nel sud del Paese.

In una nota diffusa dalle agenzie di stampa statali, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha confermato che l'operazione congiunta di missili e droni, denominata "Punizione dell'Aggressore", ha colpito le basi di King Hussein e Al Azraq. Questo scambio di colpi segna la più grave escalation militare tra Washington e Teheran dalla fine di luglio.

L'IRGC ha sostenuto che i raid hanno "distrutto le infrastrutture tecniche e di riparazione, oltre alle postazioni di schieramento dei combattenti nemici", provocando danni ingenti. Da parte sua, l'esercito giordano ha riferito di aver intercettato otto vettori: "I sistemi di difesa aerea hanno abbattuto otto missili che avevano violato lo spazio aereo del Regno all'alba di lunedì", si legge nel comunicato ufficiale. Non si registrano feriti in nessuna delle due strutture.

Ad aggravare il quadro, le Guardie della Rivoluzione hanno annunciato l'abbattimento di un drone statunitense MQ-9 Reaper sopra lo Stretto di Hormuz. Le agenzie Fars e Mehr, citando fonti dell'IRGC, hanno riferito che la difesa aerea ha intercettato il velivolo a lungo raggio, poi precipitato nel Golfo Persico.

Commentando il raid americano a Larak, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che Teheran "non cerca la guerra", ma "non resterà mai inerte di fronte a un'aggressione". Pezeshkian ha rilasciato queste dichiarazioni durante il viaggio verso Bishkek, in Kirghizistan, dove partecipa al vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO).

Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato su Truth Social un video generato dall'intelligenza artificiale che mostra il presunto bombardamento dell'isola iraniana di Kharg. Nel filmato si vedono un serbatoio di petrolio e una petroliera esplodere, ripresi dall'alto. "L'isola di Kharg verrà fatta saltare in aria!!! Presidente DJT", recita il post. Al momento non ci sono conferme indipendenti di attacchi in corso contro lo snodo energetico, storicamente fondamentale per l'export petrolifero iraniano e già al centro di ripetute minacce di distruzione o sequestro da parte di Trump.

La nuova ondata di attacchi rischia di riaccendere il conflitto diretto, proprio mentre Washington affianca alla campagna di bombardamenti una più dura strategia di pressione finanziaria, nel settimo mese di guerra tra l'asse USA-Israele e l'Iran.

L'esercito americano ha respinto le accuse di aggressione per i fatti di domenica. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha comunicato su X di aver condotto "azioni limitate e precise" per impedire alle forze iraniane di posare mine nello Stretto di Hormuz, attribuendo a Teheran la responsabilità dell'escalation. Secondo l'agenzia Fars, tuttavia, l'attacco dell'intesa "americano-sionista" avrebbe causato morti e feriti tra le truppe iraniane, senza precisarne il numero.

Nelle ultime settimane Washington ha rivendicato il controllo dello Stretto di Hormuz, sostenendo che milioni di barili di petrolio sono transitati in sicurezza sotto la protezione militare statunitense nonostante il blocco navale. Ciononostante, si continuano a registrare attacchi quasi quotidiani e l'Iran ribadisce che la rotta commerciale resta chiusa.

Gli eventi dimostrano come gli Stati Uniti siano determinati a ricorrere alla forza militare per spingere l'Iran a fare concessioni sul programma nucleare e sul controllo di Hormuz. Di contro, Teheran dimostra di voler mantenere la propria linea di ritorsione, colpendo direttamente le infrastrutture che ospitano truppe americane nella regione.

Mentre l'amministrazione Trump annuncia nuove sanzioni secondarie per isolare economicamente il Paese, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito che gli USA sono pronti a continuare l'uso della forza. La Casa Bianca sostiene che Teheran sia ormai vicina al collasso economico e abbia perso il controllo dello Stretto, ma la leadership iraniana smentisce categoricamente e si dichiara pronta a un conflitto di lunga durata.

A questo proposito, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato Washington di disinformazione: "I nostri servizi mostrano sforzi considerevoli per manipolare i mercati energetici", ha scritto su X. "I media americani vengono usati per influenzare i prezzi e tenere Trump impantanato in una guerra persa. Anche gli alleati di Israele spingono per l'escalation con valutazioni troppo ottimistiche, ma a pagare il conto sono i consumatori statunitensi".

Nonostante le rassicurazioni USA sulla riapertura dello stretto, l'incertezza sulle forniture mantiene elevati i prezzi del greggio. Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina resta al di sopra dei 4 dollari al gallone, contro i meno di 3 dollari registrati prima dell'inizio delle ostilità a fine febbraio. Un'impennata inflazionistica che rischia di pesare in modo determinante sulle prospettive del Partito Repubblicano in vista delle elezioni di midterm di novembre.

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