No alla guerra alla Russia. Appello dell'intellettualità libera


Riceviamo e pubblichiamo

In Europa e in Italia, stiamo assistendo a una degenerazione della lotta politica, divenuta trasposizione della guerra sotto altre forme. Sebbene nel mondo siano attivi una sessantina di conflitti militari, tre sono le “aree di crisi” che più destano inquietudine: l’aggressione all’Iran, da parte di USA e Israele; lo sterminio del popolo palestinese da parte dello Stato israeliano e la guerra in Ucraina, che oggi desta in noi la preoccupazione maggiore: un conflitto nel quale l’Italia è direttamente coinvolta con invio di armi e fondi, con l’apertura indiscriminata agli ucraini che fuggono del loro paese, e una sorta di “ucrainizzazione” della nostra politica estera, e dello stesso dibattito pubblico. Il governo Meloni, dopo l’ennesima questua di Volodimir Zelensky, non solo ha concesso un nuovo finanziamento a fondo perduto, ma ha firmato con Kiev accordi volti a fabbricare droni. In seguito a questi ultimi fatti, la Federazione Russa ha inviato un avvertimento: considerare obiettivi legittimi i luoghi nei quali si fabbricano armi che verranno utilizzate per colpire il proprio territorio, ossia, l’Europa e l’Italia. Tutto fa comprendere che, pur senza dichiararlo, i nostri governanti ci stanno portando allo scontro con la Russia. Una guerra impossibile, data la disparità di forze a vantaggio della Russia, e soprattutto una guerra insensata. E, infine, una guerra che, dato l’armamento nucleare posseduto dal “Nemico”, il più grande sulla terra, aprirebbe la porta a un’apocalissi nucleare.

Anche se possiamo non concordare con gli orientamenti politici interni di quel Paese ed esprimere critiche su questo o quell’aspetto, noi respingiamo come errato, pericoloso e antistorico qualsivoglia tentativo di esportare i nostri modelli. Soprattutto siamo uniti nel respingere la follia russofobica e il clima da caccia alle streghe che si sta imponendo in Italia come in Europa, generato da politici e giornalisti irresponsabili, i quali, dopo aver raccontato in modo distorto la genesi del conflitto, diffondendo informazioni false, arrivano a esaltare le azioni terroristiche dell’Ucraina, a cominciare dalla distruzione dei gasdotti North Stream 1 e 2, o che, sulla scia della frase di Mario Draghi (“preferite la libertà o i condizionatori?”), vogliono persuaderci che il significato di questa guerra vada al di là degli interessi materiali, che l’Occidente combatte “per i suoi valori”, e che la Russia è un regime autocratico, che il suo presidente è “il nuovo Hitler” (e “il nuovo Stalin” e “il nuovo zar”!), fingendo di non accorgersi di come e quanto venga, giorno dopo giorno, limitata la possibilità per chi non sia allineato con la narrativa dominante, di esprimersi e, in particolare, di rifiutare la damnatio della Russia, presentata semplicemente come “Stato che viola il diritto internazionale”, dimenticando ben altre violazioni compiute quotidianamente da Stati dei quali siamo alleati-servi, a cominciare dagli USA.

La Russia non ha mai compiuto gesti ostili verso le nazioni europee e men che meno verso l’Italia, alla quale, anzi, ha sempre mostrato amicizia e persino affetto: non dimentichiamo i consistenti aiuti medici e sanitari portati nella Penisola durante la prima fase della pandemia, nel 2020, com’era accaduto un secolo prima, nel 1908, quando la Russia era stato il primo Paese al mondo a recare aiuto ai terremotati di Messina e Reggio Calabria. Noi siamo sicuri che il popolo italiano, pressoché nella sua totalità, vorrebbe che ritornassimo a commerciare con la Russia, comprando il suo gas e il suo petrolio (a prezzi cinque volte inferiori a quelli ai quali compriamo ora dagli USA) e vendendo le merci del nostro straordinario comparto manifatturiero, in crisi a causa di assurde sanzioni della UE. Il popolo italiano, ne siamo certi, vuole offrire al popolo russo la stessa amicizia che dal popolo russo ha sempre ricevuto.

Contro la costruzione di un senso comune russofobico e bellicistico, ci corre l’obbligo, per onestà intellettuale, e per competenza storica, di rilevare che la Federazione Russa, lo Stato più grande del mondo, non ha alcun interesse o disposizione a invadere l’Europa. La sua guerra in Ucraina (l’Operazione Militare Speciale) è volta semplicemente alla liberazione del Donbass, e, quindi, a favorire l’autodeterminazione delle sue popolazioni che si sono già espresse, come peraltro la Crimea, per il “ritorno” alla Madrepatria Russia, dopo il golpe a Kiev del 2014, organizzato dalla CIA, sostenuto da USA e UE. Tutto ciò è documentato e va sottratto alla logica dell’opinionismo, che si traduce in mero schieramento. Noi non vogliamo abdicare alla facoltà di pensare, a quel comandamento di Immanuel Kant che, nel lontano 1784, invitava gli umani a rivendicare il diritto di “usare la propria ragione”. Noi non abbiamo alcun sentimento ostile verso la Russia.

In quanto “intellettuali”, ossia persone che intendono “abbracciare la propria epoca” (come scrive Jean-Paul Sartre), noi rivendichiamo il diritto di dire la nostra sui fatti della politica e riteniamo che questo faccia parte dei nostri doveri, perché siamo parte integrante, e importante, di una comunità. In quanto persone professionalmente addette alla scienza, alla formazione, all’arte, alla comunicazione, alla letteratura, respingiamo con sdegno ogni politica volta a sanzionare musicisti, scrittori, danzatrici, direttori d’orchestra, uomini e donne di cinema e di teatro (per non parlare degli atleti!), e deploriamo che a uno dei più importanti direttori d’orchestra del mondo, Valerij Gergiev, sia stato per ben due volte, a Milano e a Caserta, impedito di esibirsi, e che lo stesso sia accaduto alla danzatrice Svetlana Zacharova, autentica stella nel firmamento della danza classica.

L’ultimo caso è quello della Biennale d’Arte di Venezia, il cui direttore, Pietrangelo Buttafuoco, intellettuale notoriamente schierato a destra, ha deciso, intelligentemente, la riapertura del Padiglione Russo, in nome della libertà della cultura, suscitando le ire della sua stessa area politica, ma anche di gran parte di una sedicente opposizione parlamentare, per non parlare dell’ignobile ricatto della UE che recita: “o cacciate i russi o non vi diamo il contributo”.

Ebbene, è ora di por fine a questa situazione umiliante (per noi!) e dannosa (per noi!), ma soprattutto preoccupante (per tutti!). È ora che le nostre popolazioni prendano in mano i propri destini, è ora che si cessino parole e gesti ostili (dal primo cittadino della Repubblica fino all’ultimo) verso la Russia, e si cessi di piegare la testa ai comandi di leader e opinionisti affetti da visibili sindromi psicopatologiche. È ora di dire: NOI NON VOGLIAMO LA GUERRA ALLA RUSSIA! Il popolo italiano ha conosciuto direttamente, dolorosamente, due conflitti mondiali e ne ha tratto come conclusione l’articolo 11 della Carta Costituzionale, che “ripudia la guerra”.

Noi per primi, nelle università, nelle scuole, nei giornali, nelle case editrici, nelle reti tv, nei libri che scriviamo, nelle conferenze che teniamo, dobbiamo batterci per aiutare i cittadini distratti, ovvero inebetiti dalla propaganda, ad aprire gli occhi e a opporsi insieme a noi a questa follia. Il nostro primo dovere è suscitare il dubbio, respingere la logica del pensiero binario e coltivare il pensiero critico. Dobbiamo rivendicare il diritto di ascoltare tutte le voci e di respingere con il disprezzo che meritano gli appelli alla censura, i quali non di rado stanno diventando incitamento all’aggressione, come già accaduto a qualcuno di noi. Noi vogliamo ascoltare le lezioni su Dostoevskij e vedere i film di Russia Today, o sintonizzarci sui canali radiotelevisivi russi, proprio come fanno i cittadini di quel Paese. Noi vogliamo assistere a concerti, balletti, spettacoli teatrali, film russi, così come siamo liberi di fare la stessa cosa rispetto ai prodotti artistici di altre nazioni. Vogliamo essere liberi di andare in Russia come in qualsiasi altro Paese del mondo, senza chiedere permessi o senza fornire spiegazioni a chicchessia. Non accettiamo di essere ostracizzati o silenziati o addirittura additati come “nemico interno” o persino quali “traditori” della patria!

Leggere, ascoltare, incontrare “l’altro”, è la via maestra per evitare di vedere in lui il “nemico”. Solo la libertà – di pensiero, riunione, organizzazione… – può consentirci di uscire dalla logica della contrapposizione, che ci viene presentata come inevitabile o persino necessaria. Noi non intendiamo “fare una scelta di campo” (Occidente contro Oriente!), ma una “scelta di vita”, soprattutto in nome di coloro che non hanno voce e che sono destinati a essere le prime vittime della guerra, oggi come ieri.

Perciò sollecitiamo tutte le voci libere, a prescindere dagli orientamenti politici dei singoli, a fare giungere la più alta protesta contro un folle progetto bellicistico, e schierarsi dalla parte della libertà e della pace, ribadendo che, sempre, “una cattiva pace è migliore di una buona guerra”.

25 aprile 2026

Angelo d’Orsi, storico, Università di Torino, scrittore e giornalista, Torino

Alessandro Di Battista, giornalista e scrittore, Roma;

Elena Basile, ambasciatrice;

Vauro Senesi, giornalista e vignettista;

Fiammetta Cucurnia, giornalista;

Carmen Betti, Emerita di Pedagogia, Università di Firenze;

Mark Innaro, giornalista;

Vincenzo Lorusso, giornalista RT (Russia Today);

Iain Chambers, già professore di Studi Culturali, Università di Napoli, L'Orientale;

Laura Salmon, Università di Genova

Ugo Mattei, Ordinario Diritto Civile, Università di Torino;

Aldo Giannuli, già professore di storia contemporanea Università statale di Milano;

Demostenes Floros, Responsabile Energia CER-Centro Europa Ricerche;

Ruggero Giacomini, storico Ancona;

William Gambetta, ricercatore Centro studi movimenti, Parma;

Lara Ballurio, giornalista, Torino;

Paolo Desogus, docente universitario, Parigi;

Franca Balsamo, professoressa emerita Sociologia della famiglia Università di Torino;

Diana Carminati, già docente Storia del l'Europa contemporanea, Università Torino;

Pier Giorgio Ardeni, professore ordinario di economia politica, università di Bologna;

Giulio Di Donato, La Fionda;

Piero Bevilacqua, già ordinario Storia contemporanea, Università La Sapienza, Roma;

Glauco Della Sciucca, Filmaker, Direttore di Retrospective;

Federico Greco, Filmaker;

Gianni Fresu, Professore di Filosofia politica all’Università degli studi di Cagliari;

Andrea Catone, direttore MarxVentuno edizioni;

Sandro Teti, Editore;

Franco Coppoli, docente, COBAS scuola;

Roberto Passini, avvocato in Firenze. Rivista Il Ponte;

Marina Rota, scrittrice e giornalista, Torino;

Giulio Chinappi, analista geopolitico presso World Politics Blog e CeSEM;

Cristina Alziati, scrittrice, Arco (Tn);

Giorgio Bianchi, fotoreporter;

Francesco Toscano, direttore VisioneTV;

Pino Cabras, scrittore e ex deputato;

Amedeo Feniello, docente di storia medievale, università dell' Aquila;

Paolo Becchi, già professore ordinario di Filosofia del Diritto, Università di Genova;

Loris Caruso, Università di Bergamo;

Vito Petrocelli, ex Presidente Commissione Affari Esteri del Senato, presidente dell’Istituto Italia BRICS – Matera;

Alexander Höbel, professore di Storia contemporanea, Università di Sassari

Presidente di Futura umanità. Direttore di Marxismo Oggi online;

Leonardo Fredduzzi, Vice direttore, Istituto di Cultura e Lingua Russa;

Massimo Zucchetti, Ordinario Politecnico di Torino;

Francesca Chiarotto, Storica del pensiero politico, Ricercatrice Univ Piem Orientale;

Claudio Grassi, Coordinatore nazionale Disarma;

Roberto Passini, avvocato in Firenze. Rivista Il Ponte;

Clara Statello, curatrice Polivox, redazione Casa del Sole TV;

Andrea Lucidi, giornalista;

Sara Reginella, autrice e documentarista;

Stefano Orsi, analista militare, scrittore, articolista, youtuber;

Giuseppe Salamone, video blogger e referente Nord Schierarsi;

Alberto Fazolo, giornalista e saggista, Roma;

Guido Liguori, già prof di Storia del pensiero politico, Univ della Calabria

Fabrizio Marchi, giornalista “L’Interferenza”;

Carmelo Buscema, ricercatore e docente, Università della Calabria

Tania Di Malta, Poetessa;

Antonino Salerno, musicista;

Emanuela Ligarò, musicista, Pisa;

Margherita Furlan, giornalista, Direttore Casa Del Sole TV, Roma;

Angelo Caputo, docente, presidente ass. La Città Futura;

Gennaro Imbriano, professore associato di Storia moderna UniBo;

Jeanne Toschi Marazzini, giornalista;

Aldo Gaccione, responsabile del blog Odissea;

Alessandro Guerriero, designer e fondatore di Atelier Alchimia;
Franca Ruggieri, Emerita Università di Roma Tre

Danila Ghigliano, artista

30 aprile 2026

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