9 maggio: "Il giorno della Vittoria" non solo una festa, un monito a tutto l’Occidente

9 maggio: "Il giorno della Vittoria" non solo una festa, un monito a tutto l’Occidente

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di Eliseo Bertolasi

 

Finalmente è arrivato il 9 maggio, in tutta la Russia come ancora in parte dello spazio ex-sovietico si celebra il “Den’ Pobedy”, (la Giornata della Vittoria), la Vittoria sul nazi-fascismo nella Grande Guerra Patriottica.

Era la notte del 9 maggio 1945, quando 79 anni fa, vicino a Berlino, veniva firmato l’Atto di resa incondizionata della Germania nazista. La guerra era finita!

La sera del 9 maggio le salve dei fuochi d’artificio illuminarono e riecheggiarono su Mosca per festeggiare la vittoria. Le strade della capitale si riempirono di gente esultante: cantarono, si abbracciarono, piansero di felicità ma anche di dolore per coloro che non vissero abbastanza per vedere quell’evento tanto atteso.

Una Vittoria, quella sul nazi-fascismo, che costò la vita a oltre venti milioni di sovietici. Non si saprà mai con certezza quanti militari e civili morirono in quella guerra. Non c’è famiglia che in quegli anni drammatici non perse qualcuno dei propri cari. Dimenticare non si può e non si deve! Questa data è e sarà sempre una pietra miliare nell’identità dei russi e di gran parte dei popoli dell’ex-URSS.

Tuttavia, l’Occidente cerca di ignorare se non addirittura mortificare questo dato storico nella speranza di riscrivere la storia adombrando il ruolo decisivo che l’URSS ebbe nella Vittoria sul nazi-fascismo.

In Occidente i fautori di queste politiche semplicemente non capiscono che in Russia è impossibile cancellare il ricordo di una tale impresa: un sacrificio enorme, un’impresa ciclopica.

 

L’ennesima provocazione

Settantanove anni dopo l’inizio della battaglia dell’Armata Rossa per Berlino, la Germania ha definito “indesiderabile” la partecipazione della Russia agli eventi che celebrano il 79° anniversario della liberazione dei prigionieri dei campi di concentramento.

Commentando la decisione della Germania Maria Zakharova ha sottolineato:

“Valutiamo e consideriamo questo attacco provocatorio come un altro passo da parte tedesca, volto a politicizzare ulteriormente in chiave anti-russa la memoria storica sul corso e sui risultati della Seconda Guerra Mondiale. Crediamo che questa sia la distruzione della memoria storica e della verità sulla Seconda Guerra Mondiale da parte della Berlino ‘ufficiale’, che è chiaramente dietro questo atteggiamento e che allo stesso tempo stimola questo atteggiamento”[1].

Oggi, in Occidente, “l’indesiderabilità” della partecipazione dei russi non è solo alle cerimonie in ricordo dei caduti nei campi di concentramento, ma anche alle competizioni sportive, come pure il divieto di esporre la bandiera russa.. Atteggiamenti di ottusità, discriminazione e russofobia.

Solo se consideriamo il quadro politico e geopolitico complessivo che vede l’Occidente in conflitto con la Russia possiamo capire questa “indesiderabilità” rivolta ai russi. Nel giorno della memoria di coloro che i nazisti torturarono, fucilarono, impiccarono pubblicamente o usarono per “esperimenti medici” la presenza dei liberatori russi diventa indesiderabile.

Va detto che una differenza tra i russi e gli europei era, allora, e rimane, nel fatto che la crudeltà vendicativa non è reciprocamente la stessa.

La moralità russa ha sempre rifiutato la vendetta disumana. Nonostante i milioni di vittime militari e civili causate dalle forze del Terzo Reich sul territorio dell’URSS, i sovietici arrivati a Berlino non rasero al suolo la Germania, ma organizzarono pasti caldi per i civili, consegnarono latte alle madri per i loro bimbi..

Esattamente il contrario di tutto ciò che i tedeschi, con gli altri europei che parteciparono all’invasione dell’Unione Sovietica fecero in URSS: bruciarono, bombardarono, massacrarono... Allora i civili, compresi i bambini, venivano impiccati e fucilati pubblicamente.

 

Nel giugno del 1941 iniziò l’Operazione Barbarossa, sferrata contro l’URSS da Hitler senza nessuna dichiarazione di guerra.

Il livello di eccidi e di barbarie che i nazisti misero in atto nell’URSS, non fu eguagliato nei paesi invasi dell’Europa del Nord e dell’Ovest. Alla base c’era una prospettiva di tipo ideologica.

Ad esempio la Francia, sebbene sconfitta, rimaneva nell’immaginario nazista una nazione con cui confrontarsi, la sede di grandi tradizioni culturali. I francesi erano un popolo su cui esercitare l’egemonia, da tenere sottomesso con un regime autoritario e collaborazionista, ma non da eliminare o sottomettere completamente come le popolazioni dei territori slavi.

In effetti, gran parte della tremenda repressione messa in atto dalla Germania nei confronti delle popolazioni ucraine bielorusse e russe, e certamente anche delle comunità ebraiche, nella Seconda Guerra Mondiale, fu legata all’idea della loro presunta inferiorità.

Dal punto di vista ideologico è noto che il nazismo considerava tutti i popoli slavi, a partire dai russi, dei sub-uomini (untermenschen), sostanzialmente inferiori alla razza “ariana”, questo dato giustificava di per sé l’idea di un allargamento ad Est a scapito delle popolazioni slave.

Ecco come Hitler in una lettera indirizzata a Mussolini descriveva i soldati russi all’inizio dell’Operazione Barbarossa:  “Il russo combatte con un fanatismo stolto; nei primi giorni non si aveva quasi prigionieri … I contrattacchi russi non si sono effettuati per un qualsiasi elevato pensiero ma con la brutalità primitiva di un animale che si veda rinchiuso e si slancia con feroce rabbia contro le pareti della sua gabbia”[2].

 

Contro l’Unione Sovietica entrava poi in gioco il motivo dell’anticomunismo che si fondava con quello della lotta al giudeo-bolscevismo, visto, dai nazisti, come parte di una congiura più ampia manovrata dal popolo ebraico. Il motivo ideologico e il motivo razziale (antisemita e antislavo), sui quali si basava il nazismo, entravano quindi in forte sintonia nella guerra contro le popolazioni slave e l’URSS.

Furono i nonni e bisnonni dei russi di oggi, - gli stessi che in Europa vengono discriminati in tutte le occasioni, - a dare la vita per liberare l’Europa dal nazi-fascismo. In seguito a questa liberazione, grazie alla pace con l’URSS – prima – e con la Russia – poi – l’Europea è rinata, è cresciuta e ha prosperato fino ad oggi.

Si nota un parallelismo di circostanza tra l’antisovietismo del passato e la russofobia attuale. Se la Guerra Fredda antisovietica iniziò quando l’URSS dopo la fine della “Grande Guerra Patriottica” cominciò a mostrare la sua capacità militare, industriale e tecnologica, similmente l’antagonismo antirusso di oggi è iniziato nel momento in cui la Russia con l’arrivo di Vladimir Putin è rinata ed ha cominciato a recuperare tutta la sua forza e la sua secolare dimensione storica. La Russia, erede dell’URSS, è ritornata ad occupare la posizione di superpotenza mondiale come l’URSS in passato.

 

Riscrivere la storia

Ora assistiamo ad una nova fase delle relazioni occidentali con la Russia: “cancellare completamente la memoria (e quindi la gratitudine)” nella società europea. Lo schema è piuttosto elementare: impossibile odiare qualcuno, a cui siamo legati da gratitudine. In altre parole è impossibile sviluppare e diffondere la russofobia se prima non cancelliamo il sentimento di ringraziamento che dobbiamo alla Russia.

Pertanto diventa essenziale riscrivere i manuali di storia:

dove il comunismo diventa uguale al nazismo;

dove a liberare i prigionieri nei lager non furono i soldati dell’Armata Rossa, pertanto  a questa ricorrenza la Russia non è invitata;

dove a liberare l’Europa e a sconfiggere Hitler furono solo anglosassoni coraggiosi e aitanti come divi hollywoodiani, non i soldati dell’Armata Rossa con i loro tratti mongoli.

Questa riscrittura, paradossalmente, se da una parte tende a omettere la profonda essenza antifascista e antinazista della Russia, arrivando addirittura ad accusare la Russia stessa di fascismo - “c’è un fascismo di oggi, che in Europa ha il volto del regime di Putin”[3] si legge sui media occidentali -, dall’altra parte, finge di non scorgere all’interno dell’Europa e nell’Ucraina attuale, la rinascita del fascismo e del nazismo in funzione precisamente antirussa e russofoba.

L’Ucraina è solo il mezzo, non il fine, per il piano finale dell’Occidente. L’obiettivo del conflitto ucraino, iniziato nel 2014, come esito del colpo di stato di matrice occidentale - partorito dalla rivolta di “Euromaidan” - era di  creare un’“anti-russia” ai confini della Russia.

L’idea e i presupposti di questa manovra, erano quelli di impedire, o almeno danneggiare la Russia che dal crollo dell’URSS, dopo la tragica “era Eltsin”, stava rinascendo come superpotenza mondiale.

In un recente incontro con i vincitori del concorso per giovani “Leader della Russia” Valdimir Putin ha osservato che “L’arma più potente della Russia è il consolidamento della società e la lealtà alla Patria”, ma i paesi occidentali non ne tengono conto[4].

I Padroni del discorso occidentale ci vogliono trascinare direttamente nella terza guerra mondiale, e questi signori hanno il potere di farlo davvero, in effetti, sono riusciti a mettere a tacere ogni media, ogni partito politico che auspichi la fine della guerra, negoziati e un percorso verso la pace.

Da poco il presidente statunitense Biden ha firmato il pacchetto di difesa estera, recentemente approvato, che comprende 60 miliardi di dollari per l’Ucraina. Promettendo di “muoversi velocemente”, Biden ha detto che gli Stati Uniti inizieranno a spedire armi ed equipaggiamenti all’Ucraina nel giro di poche ore[5]. 

Il primo ministro britannico, Rishi Sunak, ha annunciato, il 23 aprile, che il Paese fornirà 620 milioni di dollari in nuove forniture militari per l’Ucraina, tra cui missili a lungo raggio e 4 milioni di proiettili[6].

Il presidente francese Macron torna a parlare di possibile invio di truppe francesi in Ucraina[7].

I nemici della Russia, tuttavia, non sono mai riusciti a comprendere una semplice verità: in Russia quanto più alto è il livello di pericolo per la Patria, tanto più il Paese fa quadrato intorno a se stesso e tanti più volontari si arruolano nell’esercito. 

Il 3 aprile di quest’anno il dipartimento della Difesa russo, ha affermato: “Dall’inizio di quest’anno, più di 100mila persone sono già entrate nel servizio militare con un contratto nelle Forze Armate della Federazione Russa”.

Ogni giorno fino a 1,7mila volontari arrivano ai punti di selezione in tutto il Paese e negli ultimi dieci giorni circa 16mila cittadini hanno firmato contratti per partecipare all’Operazione Militare Speciale.

Il ministero ha aggiunto che la maggior parte dei combattenti afferma che il motivo principale del loro arruolamento nell’esercito è il desiderio di “vendicare le vittime dell’attacco terroristico al Crocus City Hall”[8].

Sembra davvero che oggi sia iniziato il processo di ritorno del popolo russo alle origini storiche delle sue vittorie. 

Chi comanda in Occidente evidentemente non conosce “l’animo russo” e non conosce il significato della Grande Guerra Patriottica, inoltre finge di non sapere che una guerra diretta con la Russia porterebbe l’Europa a delle conseguenze terrificanti, non escludendo l’eventualità di una possibile rapida escalation verso l’arma atomica. 

 

Note:

 

[1] https://ria.ru/20240418/mid-1940769945.html?in=t

[2] Cfr., V. Zucconi (a cura di), Hitler e Mussolini. Lettere e documenti, Rizzoli, Milano, 1946, in Danniella Iannotta (a cura di), Pensare la differenza, Torino, Effatà, 2004, p. 298.

[3]https://www.repubblica.it/commenti/2024/01/11/news/i_volti_del_fascismo_di_oggi-421858275/; https://www.linkiesta.it/2022/05/russia-fascista/ 

[4] https://tass.ru/obschestvo/20213347

[5] https://it.euronews.com/2024/04/24/ucraina-biden-firma-il-pacchetto-di-aiuti-allestero-da-95-miliardi-armi-gia-nelle-prossime

[6] https://www.sicurezzainternazionale.com/europa/regno-unito-annuncia-620-milioni-di-nuove-forniture-militari-per-lucraina/

[7] https://www.agi.it/estero/news/2024-05-02/ucraina-macron-invio-truppe-russi-sfondano-26245639/

[8] https://ria.ru/20240403/bezopasnost-1937485221.html

 

 

 

 

 

Eliseo Bertolasi

Eliseo Bertolasi

Eliseo Bertolasi, PhD in antropologia culturale, russista, corrispondente per media russi e reporter dal Donbass

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