Alberto Negri - I veri pirati sono gli inglesi

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di Alberto Negri - Tiscali

Anche i maggiori esperti di questioni politico-militari concordano. Le acque nel Golfo sono agitate, i pirati veri però non sono gli iraniani ma gli inglesi, come da secolare tradizione. E’ noto infatti il ruolo della pirateria nell’arricchimento “nazionale” britannico e francese. E allora andiamo a guardare i fatti e la sequenza degli eventi. Quelli veri, non la propaganda americana e inglese.


 

L'episodio


L’ultimo episodio racconta che navi armate iraniane avrebbero tentato di sequestrare nello Stretto di Hormuz una petroliera britannica ma sono state bloccate da una fregata della Royal Navy che la scortava. Le Guardie rivoluzionarie, i Pasdaran iraniani, hanno smentito di aver cercato di fermare la petroliera: “Se avessimo ricevuto l’ordine di sequestrarla, l’avremmo fatto”, hanno detto all’agenzia semi-ufficiale Fars.  

 

Telecamere militari Usa


Se anche questo episodio fosse confermato dalle riprese delle telecamere militari americane si tratterebbe soltanto di un atto di ritorsione rispetto a un’azione precedente e accertata degli inglesi che gli esperti definiscono un atto di pirateria. Però qui in Europa nessuno ha avuto il coraggio di condannare l’illegalità degli abbordaggi inglesi, in violazione delle leggi internazionali, dimostrando che siamo complici degli americani e dei britannici.


42° commando dei Royal Marines


Nella notte tra il 4 e il 5 luglio, una trentina di militari britannici del 42° commando dei Royal Marines, su richiesta degli Stati Uniti, hanno assaltato la petroliera iraniana “Grace 1” nelle acque internazionali a largo di Gibilterra. Secondo il capo della colonia britannica in territorio spagnolo, stava trasportando greggio alla raffineria di Banyas in Siria, “violando le sanzioni dell’Unione europea”. Ma secondo Gianandrea Gaiani, esperto militare di lungo corso e direttore di Analisi Difesa, “c’è da chiedersi se il blitz di Gibilterra volesse impedire le forniture petrolifere a Damasco o invece l’export petrolifero iraniano, colpito però dalle sanzioni degli Usa, non della Ue”.


"Un atto di pirateria inglese"


Secondo le ricostruzioni alcune unità della fanteria di marina del Naval Service hanno prima affiancato la nave a bordo di motoscafi, supportati da una motovedetta della marina britannica. Altri militari si sono poi calati sul ponte della nave da un elicottero. I marines britannici hanno così preso possesso della nave in pochi minuti bloccando i 27 dell’equipaggio a bordo.  L’incursione dei Royal Marines, secondo Gaiani, sembra un “un atto di pirateria, una provocazione tesa a conseguire risultati politici e strategici, non militari. Un atto pericoloso poiché un conto era fermare la Grace 1 in sosta in un porto europeo e un conto abbordarla in navigazione”. Ma soprattutto la nave era in acque internazionali. Fermarla per aver violato le sanzioni europee, e senza che trasportasse armamenti ma solo petrolio è piuttosto singolare. Non si possono imporre in acque internazionali le proprie sanzioni.


Escalation scatenata dagli Stati Uniti


Il grave atto di pirateria internazionale da parte della Gran Bretagna deriva dall’escalation scatenata dagli Stati Uniti che con Trump hanno stracciato l’intesa raggiunta sul programma nucleare di Teheran del 2015 senza però riuscire a dimostrarne una sola violazione da parte dell’Iran. Nel momento in cui l’Unione Europea tentava di salvare l’accordo raggiunto sul nucleare per evitare che Teheran riprendesse l’arricchimento dell’uranio, il blitz dei Royal Marines aveva l’obiettivo di scatenare una crisi anche nei rapporti Ue-Iran e innescare la reazione di Teheran. Ed è esattamente quello che è avvenuto. Chi sono qui i veri pirati?

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