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CENTRO MONDIALE COMMERCIALE. NUOVI, DIROMPENTI DOCUMENTI CIA CONFERMANO I LEGAMI TRA CMC E ISRAELE

 
 

 di Michele Metta 

 

L’inchiesta sul CMC che sto curando per L’Antidiplomatico s’arricchisce, oggi, di nuovissimi documenti della Central Intelligence Agency, i quali, una volta di più, confermano il legame tra CMC-Permindex ed Israele più volte da me evidenziato e, anzi, rendono inequivocabile il suo essere di portata molto più ampia rispetto a quanto fin qui emerso.


Prima d’arrivare a tale nuovo materiale, sarà bene iniziare, però, brevemente, da altri documenti: già emersi. Infatti, avevo già avuto modo d’accennare a come le carte del Centro Mondiale Commerciale finalmente da me reperite, registrino la presenza, nel CMC, tanto del banchiere Hans Seligman che dell’istituto bancario da lui posseduto, e la cui denominazione completa è Hans Seligman-Schurch & Co., con sede a Basilea. Ebbene, occorre aggiungere che tale banca, durante la II Guerra Mondiale, è segnalata all’interno di due elenchi ben particolari, e di assoluta importanza: la British Statutory List e l’American Proclaimed List. Di che cosa si tratta? Lascio che parli per me un’eccellente autorità in merito: l’Archivio Nazionale degli Stati Uniti. Ecco cosa quest’ultimo spiega:

 

La British Statutory List era molto simile all’American Proclaimed List, in quanto pubblicava i nomi di individui e Società posti in aree fuori dal controllo del nemico ma che avessero fornito in qualche modo significativo aiuto alla macchina bellica del nemico; a tali elencati era poi proibito di concludere affari con l’Impero britannico.

 

In altre parole, la Hans Seligman-Schurch & Co. s’è macchiata di collaborazionismo con i nazisti.





Nel 1957, innanzi a questo dato, entra in allarme, appunto, il Consolato USA di Basilea, emettendo dispacci fortemente preoccupati, tra i quali sono certamente da segnalare uno del gennaio e uno del febbraio di tale anno. Il secondo, informa del fervere in territorio elvetico dei preparativi della Per
mindex: la Casa madre, cioè, come ben sappiamo, del CMC. L’agitazione del corpo consolare non è, però, solo dovuta all’accorgersi della connessione tra la Permindex e questa banca così poco raccomandabile, ma pure al rendersi conto che uno dei personaggi al centro di tale Società aveva, sempre durante la II Guerra Mondiale, creato una vera e propria tratta d’Ebrei, da lui sottratti alla persecuzione nazista solo se disposti a versargli denaro. Chi è tale personaggio? Proprio il già incrociato George Mandel, alias Giorgio Mantello, alla guida, come spiegato in miei precedenti articoli, della speculazione edilizia condotta dal CMC riguardante la località laziale di Capocotta. Il documento che, invece, il Consolato di Basilea emette a gennaio del 1957 è, viceversa, allegato ad un dispaccio avente per titolo MEMORANDUM CONCERNING THE PERMINDEX PROJECT, e a partorirlo è direttamente la penna del Console John A. Lehrs: un diplomatico di lunghissimo corso, avendo iniziato a rappresentare gli Stati Uniti fin dal 1918, servendo via via il proprio Paese anche a Mosca, Copenaghen, Riga. Dopo aver parlato, qui pure, della presenza occulta di fondi pro Permindex provenienti dalla Banca Seligman, Lehrs sottolinea:

 

Il Consolato è stato informato in via strettamente confidenziale da una fonte affidabile che il “Gruppo statunitense finanziario” di Mr. Nagy ritenuto fornitore dei fondi necessari al progetto è capeggiato da quella che è stata riferita come “Schroder Bank di New York”, indubbiamente intendendo o la J. HENRY SCHRODER BANKING CORPORATION o la SCHRODER TRUST COMPANY, entrambe lungo la 57 Broadway, New York.

 

Eppure, malgrado i dati oggettivi, a Washington, il Dipartimento di Stato, il 4 giugno 1958, emana una Direttiva. Definirla sconcertante, rende soltanto superficialmente l’idea del suo contenuto. Data la sua rilevanza, è qui di sèguito tradotto per intero:

 

DIRETTIVA DEL DIPARTIMENTO DI STATO

 

Nº CA- 10596 4 giugno 1958

 

OGGETTO: Permanent International Industrial Exhibit (Permindex)

 

PER: Ambasciata americana ROMA

Consolato americano BASILEA

 

DA COMMERCIO

 

Il Dr. Ferenc Nagy, l’ex primo ministro dell’ultimo governo non comunista d’Ungheria, s’è rivolto al direttore dell’Ufficio [governativo] per la Promozione del commercio, Dipartimento commercio estero, in data 19 maggio 1958, per riferire circa gli ultimi sviluppi riguardanti la Permindex, la quale ora progetta di aprire a Roma, invece che a Basilea come inizialmente pianificato.

 

Precedentemente, il Dr. Nagy ha incontrato vari addetti del Dipartimento del Commercio in più occasioni in cerca di supporto per la Permindex. È stato all’epoca informato che il Dipartimento è interessato a tutte le attività imprenditoriali simili alla Permindex che cerca di promuovere il commercio mondiale, e che assistenza adeguata in forma di pubblicità sul Foreign Commerce Weekly sarebbe stata fornita al complesso commerciale se e quando divenisse una realtà compiuta.

 

È probabile il Dr. Nagy si rivolga all’Ambasciata a Roma per informarla circa la Permindex e presumibilmente richiedere assistenza per incoraggiare i propositi dell’Impresa. L’offerta precedentemente fatta al dr. Nagy è ancora valida e all’Ambasciata è richiesto di mantenere il [Dipartimento del] Commercio informato circa i progressi di questo tentativo. Qualora la Permindex divenisse un’Impresa avviata, dovrebbe essere sottoposto un rapporto circa la sua proprietà e le condizioni sotto le quali le ditte americane potrebbero partecipare.

 

Una copia del dispaccio confidenziale Nº. 55 del 9 aprile 1958 proveniente dal Consolato di Basilea che riporta la storia della Permindex in Svizzera viene allegato a beneficio dell’Ambasciata.

 

DULLES

 

Allegato: Confidenziale D-55, 9/4/58 (Per Roma soltanto)

 

Chi è il Dulles che, alla fine del documento, firma? John Foster Dulles. Di chi si tratta? È l’allora Segretario di Stato di Eisenhower. Soprattutto, è il fratello di Allen Dulles, il direttore – fin dal 1953 e fino al suo pensionamento nel 1961– della CIA. Quel che i solerti funzionari diplomatici di Basilea ignoravano, era che la Banca Seligman, oltre a legami con i nazisti, ne aveva anche con uno Studio d’avvocati: Sullivan & Cromwell. Ha qualche sua caratteristica peculiare, tale ultimo? Certamente. E quale? È lo stesso Studio legale di cui erano soci proprio e Allen Dulles e lo stesso John Foster. Lapalissiano.


Notizia, questa, da saldare ad un altro contundente dato: Allen Dulles, durante l’epoca in cui è a capo della CIA, dispone, presso l’altra Banca finanziatrice del CMC, e cioè la Schroder di New York, d’un fondo spese direttamente da lui gestito. Si tratta d’un deposito smisurato, colossale, considerando che contiene la cifra di cinquanta milioni di dollari dell’epoca. La banca è più che propensa a tenergli questi soldi in caldo; senza sollevare la pur minima difficoltà, visti i vantaggi cospicui che l’Istituto ha appunto tratto proprio da golpe organizzati dalla CIA. Ad esempio, quello del 1953 in Iran: la J. Henry Schroder Banking Corporation era, infatti, la finanziatrice dell’Anglo-Iranian Oil Company, la Compagnia petrolifera che sfruttava i giacimenti di greggio iraniani. Particolarmente didascalico, in tal quadro, Frank Tiarks, che è sia dirigente della predetta AIOC, che figura essenziale della J. Henry Schroder. Già.


Sommata ogni cosa, diventa ben chiara la ragione per la quale Foster Dulles manda a Basilea la Direttiva di pocanzi, il cui senso, in sostanza, fuori dalla maschera protocollare, suona come segue: Il CMC ha il mio personale appoggio, fatevi i fatti vostri e lasciateli fare.

Passiamo, ora, al primo dei nuovi
documenti da me scoperti: è un Memorandum del 1959, ed è totalmente dedicato a Georges Mandel.

Dopo essere tornato più volte su testimonianze che descrivono il soggetto come fortemente losco e totalmente disonesto, tale
Memorandum, al punto 5, fa una rivelazione tanto circostanziata quanto formidabile: Georges Mandel, alias Giorgio Mantello, appartiene, come narrato da testimoni, allo spionaggio israeliano. Quale prova a puntello di tale affermazione, il documento sottolinea come il Mandel, nel 1951, facesse parte della Banque pour le Commerce Suisse-Amérique Centrale di Ginevra, «la quale forniva un impiego di copertura per gli Agenti dell’Intelligence d’Israele». Punto 5 la cui chiosa ha il suono di un knock-out di quelli dove l’arbitro conta fino a 10 giusto come puro pro forma: Mandel, in tale banca, era oltretutto sempre gomito a gomito con un personaggio la cui attività per i Servizi israeliani era significativa e risaputa dall’Intelligence USA. Questo, significa che il Centro Mondiale Commerciale è intriso d’Intelligence israeliana fin dal suo – per dirla con una bella espressione inglese – day one; fin dal suo momento zero. Intelligence israeliana che non ha problemi, come reso evidente dagli altri soci del CMC, a fare causa comune con fascismo e neofascismo. Data la dimostrata impronta lasciata dal CMC su tutto l’arco della Strategia della Tensione, occorre obbligatoriamente, a questo punto, ripensare alla chiave interpretativa delle stragi neofasciste italiane, vedendo in queste una matrice, anche, connessa ad Israele. Quella matrice che, come ho già dimostrato sempre in altri miei articoli, accompagna pure quegli omicidi che hanno continuamente messo fuori gioco le menti libere del Mondo: da Kennedy, passando per Pasolini, a Moro.


Veniamo, adesso, al secondo nuovo documento da me trovato: è un altro Memorandum, sempre del 1959, ed emesso dalla IOD, sigla che sta per International Organizations Division, branca della CIA dedita alla Guerra psicologica sia in Patria che all’estero, ed alla penetrazione all’interno dei Paesi del Blocco sovietico. Anche questo è suddiviso per punti; ecco i primi due:

 

  1. Il Dr. Ferenc Nagy, ex Primo Ministro d’Ungheria, attualmente residente negli Stati Uniti, e covert associate della IOD è Presidente della Permindex, corporation svizzera con sede principale a Roma e rappresentanti in varie parti del mondo. Il Centro Mondiale Commerciale, cui Nagy è pure collegato, fa parte della Permindex. Sono allegate delle brochure che descrivono tali organizzazioni

 

  1. Nagy ha chiesto ad un membro della IOD se la CIA sarebbe interessata a:

 

  1. Collocare un uomo d’affari USA nel C.d.A. della Permindex.

  2. Collocare un Agente CIA nello staff della Permindex.

  3. Acquisire quote azionarie della Permindex attraverso il suddetto rappresentante nel C.d.A. in modo da avere voce in capitolo circa la sua gestione. (Nagy ha enfatizzato che la Società gode di ottimi finanziamenti e che non si tratta di una richiesta di fondi).

 

Vale davvero la pena fermarci, e decrittare fino in fondo cosa tutto questo significhi. C’è già, in realtà, un uomo d’affari USA, all’interno del C.d.A. del CMC-Permindex: è Clay Shaw, che è stato nominato tale il 24 luglio del 1958. Alla luce di questo dato, si può dunque leggere la proposta di Nagy come l’invito a fare proprio di Shaw il punto di riferimento e controllo della CIA all’interno del CMC-Permindex. Proprio dello Shaw, cioè, poi incriminato da Garrison per l’assassinio di John Kennedy. Siamo dunque tornati alla già evidenziata, in altri miei articoli, felice intuizione di James DiEugenio, tra i massimi esperti sull’assassinio di JFK: il Centro Mondiale Commerciale come livello a sé stante, legato alla CIA ma alla CIA superiore. Un livello, stiamo vedendo, già impregnato di neonazismo e Mossad. Un livello che – aggiungo ancora – è possibile individuare nella massoneria, dato che – non dimentichiamolo – all’interno di quest’ultima: Mantello era un 33° grado, il più alto; Virgilio Gaito e Roberto Ascarelli, loro pure parte del CMC, figure fondamentali per l’ascesa di Licio Gelli nella P2; Frank Gigliotti, legato al membro del CMC Pièche. Vale, infatti, quanto rilevato più volte dalla Commissione Anselmi sulla P2: è l’ambito massonico a far sì che altissimi esponenti di ogni istituzione, dalla politica ai Servizi, s’inchinino tutti indifferentemente, indipendentemente dalla propria posizione gerarchica posseduta nel proprio mestiere, al padrone Gelli. Commissione Anselmi la quale non manca pure di rilevare, circa il predetto Gigliotti, due assai importanti, complementari cose: come questi fosse stato un esponente massonico di grande peculiarità, dato il suo essere, al contempo, pure uomo della CIA, è la prima; la seconda, è che, proprio in sua tale doppia funzione, il Gigliotti fosse stato cardine del patto tra massoneria statunitense e massoneria italiana per fermare ad ogni costo John Kennedy. Patto un corollario del quale era il sorgere, presso le principali sedi NATO del nostro Paese, di logge a forte presenza CIA: tutto torna.


Detto tutto questo, parimenti indispensabile è capire cosa s’intenda per covert associate: si tratta d’individuo che svolga attività a favore della CIA, venendo utilizzato in specifiche operazioni, anche di grandissimo rilievo, della Central Intelligence Agency, ricevendo, sempre dalla CIA, un apposito Nullaosta Sicurezza, un contratto, e relativo stipendio, così come previsto dalla Clandestine Services Instruction No. 10-5 e dalla Clandestine Services Instruction - Field No. 10-5. Come è immediatamente possibile notare, è figura a tal punto organica, contigua, funzionale, limitrofa a quella di un Agente CIA, che quest’ultima, proprio nelle autorizzazioni relative ad un covert associate, è costretta a sempre dover specificare che questi non può né qualificare sé stesso, né essere da altri qualificato come impiegato della Central Intelligence Agency. Dalla CIA, dunque, il covert associate può senza dubbio essere visto come un soggetto estremamente confacente ed atto a raggiungere scopi particolarmente segreti e delicati, dove però la CIA possa in qualunque momento negare la propria partecipazione, proprio perché non è il covert associate un Agente CIA. C’è una potente strizzata d’occhio a questo anche in quel che Nagy sottolinea circa le fonti finanziarie del CMC: noi – è il succo del suo discorso – non chiederemo fondi CIA, i quali, se dovessero mai emergere, connetterebbero inequivocabilmente alla CIA quanto svolto dal CMC. No: noi – fa intendere sempre Nagy – ci serviremo di canali come la Banca Nazionale del Lavoro, la Seligman e la Schroder. Di tre banche, cioè, per dirla in altri termini, la prima delle quali sarà, ad un certo punto, scoperta come talmente legata a Gelli da essere definita Banca della P2, mentre le rimanenti due, come già detto, sono da sempre canali di comodo di Allen Dulles al fine di occultare operazioni, come quella in Iran, negate poi per decenni dall’Agenzia.





Ma se andiamo oltre, ed esaminiamo la firma in calce a questo
Memorandum della International Organizations Division, c’è non di meno da rimanere colpiti: è quella, infatti, di Cord Mayer. Mayer, che dimostra d’attivarsi per condurre in porto la proposta di Nagy, era il capo in persona della IOD. Ma non è tanto questo il punto. Il punto è che moglie di Mayer è Mary Pinchot, una ragazza a lui unitasi per via degli altissimi ideali democratici all’inizio condivisi dalla coppia, e poi miseramente traditi da Cord Mayer durante la propria attività per la CIA, in una rivoluzione di 180° che lo aveva condotto ad essere amico personale di James Angleton e tra i maggiori propulsori delle peggiori operazioni clandestine. Lo testimoniano perfettamente sia prese di posizione molto dure, da parte della Pinchot, nei confronti della CIA, sia un estratto dalla richiesta di divorzio, formulata dalla Pinchot nel 1958, e dove la donna dichiara d’essere stata vittima, da parte di Cord Mayer, di «crudeltà estrema, di tipo mentale, che aveva seriamente leso la propria salute, distrutto la propria felicità, al punto da rendere impossibile la coabitazione e necessaria la separazione».



Forti indizi esistono che la Pinchot possa essere venuta a conoscenza di dettagli segreti legati alla morte di JFK, visto, anche, quanto segue: JFK e la moglie Jacqueline erano stati per un lungo periodo, iniziato nel 1954, vicini di casa dei Mayer e, quando JFK era ormai Presidente, lui e la Pinchot erano divenuti amanti per tutto l’arco degli ultimi due anni di vita di John Kennedy; la Pinchot era morta all’improvviso, nel 1964, in quella che ha tutta l’aria d’una esecuzione condotta da professionisti e dissimulata come altro; sempre la Pinchot aveva affidato ad alcuni amici molto intimi la richiesta che, se fosse morta per cause innaturali, occorresse di corsa andare a casa sua a recuperare un diario da lei tenuto; all’esaudire la richiesta, gli amici trovarono nell’abitazione della defunta, inspiegabilmente, James Angleton; il diario fu recuperato ma, altrettanto inspiegabilmente, consegnato ad Angleton, e da lui distrutto; poco
prima della propria morte, Cord Mayer, di fronte a domanda su chi fossero stati i responsabili dell’assassinio della moglie, ebbe a rispondere, uscendo, finalmente, dall’ostinato avallo, fino a quel punto da lui dato, alla ridicola versione ufficiale, con un sibilato “Gli stessi figli di puttana che hanno ucciso John F. Kennedy”.


C’è, infine, un ultimo documento CIA da me reperito: parla del sospetto che il CMC-Permindex svolgesse contrabbando d’armi verso Asia ed Africa, e che, in più, avesse acquistato surplus di residuati bellici USA, per poi rivenderli in Africa. Cosa, quest’ultima, che fa correre più di un brivido lungo la schiena, visto che il Carcano con il quale Lee Oswald, il capro espiatorio dell’assassinio, fu accusato d’avere sparato a Dallas, era proprio proveniente da un surplus di residuati bellici italiani rivenduti agli USA, e che è stato dimostrato che tale vendita del Carcano agli Stati Uniti conduce ad intimi di Licio Gelli, capo di quella loggia P2 per tanti versi indistinguibile dal Centro Mondiale Commerciale. Licio Gelli reclutato nello spionaggio USA proprio da Angleton, come confidatomi da Sergio Flamigni, tra i massimi esperti di P2, il quale, ancora una volta, ringrazio.


 

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